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sabato 2 novembre 2013



LA ZONA GRIGIA
 
reading-concerto per la Giornata della Memoria
con:
Sebastiano Guardia - chitarra acustica
Fabio Lamanna - pianoforte, cori
Francesco Logoteta - voce, letture, monologhi
 
 
VENERDI' 8 NOVEMBRE 2013, ore 21.15   
TEATRO DON MINZONI, via Don Minzoni   
BIELLA
 
serata a sfondo benefico con ingresso ad offerta libera
(per prenotazioni Francesco 349 716 02 87;francesco.logote3461@alice.it)
 
 
Testi/musiche: Primo Levi, Nedzad Maksumic, George Bernard Shaw, Mariangela Gualtieri, Etty Hillesum, Giovanni Falcone, Indro Montanelli, Edoardo Bennato, Niccolò Fabi, Cristina Donà, Carmen Consoli, Roberto Vecchioni
 

martedì 30 marzo 2010

Mamma li zingari


Dossier della Rivista Confronti

Scaricalo qui

venerdì 5 marzo 2010

Adesione alla campagna "Primavera Antirazzista"

Roma (NEV)

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) aderisce alla campagna denominata “Primavera antirazzista” iniziata lo scorso 1° marzo con lo sciopero di 24 ore dei lavoratori migranti, e che proseguirà fino al 21 marzo, quando ricorre la Giornata internazionale contro il razzismo promossa dall’ONU.

Scopo dell''iniziativa è quello di sensibilizzare il paese al dialogo interculturale, nonché ai valori e ai principi contenuti nella Costituzione. A tutti coloro che sostengono la campagna, immigrati e italiani, si propone di indossare un nastro giallo, come simbolo di riconoscimento ed assunzione di responsabilità, della dignità e dell’uguaglianza delle persone.

“Con la primavera antirazzista, intendiamo proseguire l'impegno intrapreso un anno fa con la Campagna nazionale contro il razzismo "Non aver paura. Apriti agli altri. Apri ai diritti", e che ha coinvolto moltissime chiese evangeliche -, ha dichiarato Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti della FCEI -. Il 21 marzo metteremo in campo due iniziative per sensibilizzare il mondo dello sport, spesso teatro di gravi episodi di violenza e di razzismo. Durante la maratona di Roma e negli stadi di serie A, in accordo con la Federazione italiana giuoco calcio (FIGC), verrà trasmesso lo spot della Campagna, per raggiungere migliaia di persone e trasmettere il messaggio che la dignità umana è inviolabile ed è condizione indispensabile per la pacifica convivenza nella nostra società”.

Per i promotori della “Primavera antirazzista”, tra cui figurano, oltre la FCEI, una ventina di associazioni, enti e sindacati, come le ACLI, Antigone, ARCI, Blacks Out, Sos Razzismo, CGIL, UIL, è necessario “estendere lo spazio dei diritti e di contrastare quello dello sfruttamento e delle mafie come ci ricordano i tragici fatti di Rosarno. Difendere e promuovere i diritti dei migranti significa difendere e promuovere i diritti di tutti e di tutte”. Sostegno all\'iniziativa del 1° marzo è giunto anche dalla Federazione delle donne evangeliche italiane (FDEI).

Tra le iniziative a cui ha aderito la FCEI segnaliamo quella del 7 marzo a Roma organizzata dal “Coordinamento donne contro il razzismo” a Campo de' Fiori intitolata “Voci di donne migranti e cittadine”, con un programma variopinto e festoso: non solo mostre e stand informativi, ma anche spettacoli di cinema, teatro, e musica.

martedì 12 gennaio 2010

IL PRESIDENTE FCEI MASSIMO AQUILANTE SUI FATTI DI ROSARNO

Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche Massimo Aquilante interviene sui fatti di Rosarno - Costruiamo un patto di cittadinanza nella fraternità e nella giustizia
Roma, 11 gennaio 2010 (NEV-CS01) – Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), pastore Massimo Aquilante, ha rilasciato la seguente dichiarazione dopo i fatti di Rosarno:
“Sull'immigrazione l'Italia ha imboccato una strada cieca e pericolosa. I fatti di Rosarno dimostrano ancora una volta che il rifiuto da una parte di riconoscere la realtà dell'immigrazione e dall'altra di promuovere la regolarizzazione di chi vive e lavora in Italia, alimentano razzismo, violenza e sfruttamento.
Le violenze razziste di chi spara sui lavoratori immigrati evocano scenari inquietanti e chiamano il governo, il parlamento, le forze sociali e la società civile ad assumersi le loro responsabilità, ciascuno per la propria parte e le proprie competenze.
Come chiese evangeliche ribadiamo il primato della dignità umana e dell'integrazione all'interno di una società che deve riconoscere diritti e doveri di chi vive e lavora nel nostro paese. Riteniamo inoltre che i recenti provvedimenti in materia di immigrazione sta generando frutti avvelenati. In una situazione di crisi e di sofferenza come quella che si è determinata a Rosarno – ma anche in altre situazioni – il Signore Gesù ci invita a un autentico ravvedimento, e a metterci di fronte al suo evangelo di grazia e pertanto ad adoperarci per costruire nuovi rapporti di fraternità e di giustizia.
Per questo auspichiamo che il Governo apra un tavolo di confronto con le forze sociali, l'associazionismo e le comunità di fede. E' solo con un patto di nuova cittadinanza che coinvolga, riconosca ed impegni gli immigrati che l'Italia potrà affrontare la grande sfida che le sta di fronte”.

sabato 2 gennaio 2010

DEDICATO AGLI SMEMORATI

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno e lamiere nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Questo testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti.
Ottobre 1912

Non sono passati neanche 98 anni eppure.... quanti smemorati.


martedì 17 novembre 2009

martedì 15 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009

mercoledì 26 agosto 2009

mercoledì 15 luglio 2009

giovedì 11 giugno 2009

mercoledì 10 dicembre 2008

Martin Luther King, tra le teologie della liberazione e la negritudine (terza parte)

Parliamo ora della negritudine

La negritudine

Cos’è la negritudine (la parola originale “négritude” in francese) l’ho già detto, un movimento letterario, culturale e politico sviluppatosi nel secolo scorso con lo scopo di difendere l’identità culturale africana annientata dai colonizzatori occidentali che erano portatori di nuova civiltà considerata superiore rispetto a quella degli indigeni africani. Gli esponenti di questo movimento (fra cui Léopold Sédar Senghor, Aimé Césaire – l’inventore del termine “négritude”, grande poeta delle Antille morto in aprile di quest’anno 2008 all’età di 94 anni) e Guy Tirolien) si proponevano di affrancare i propri popoli dal complesso di inferiorità imposto dai colonizzatori attraverso l'orgogliosa rivendicazione delle qualità peculiari proprie dei neri (la loro "negritudine").
Il termine “negro” è negativo e dalla connotazione dispregiativa e razzista. Purtroppo il termine è ancora oggi usato in Italia per indicare le persone africane di pelle nera. In Francia chiamare una persona “negre” è un insulto. In passato è stato usato per indicare i schiavi africani deportati nelle americhe. Il termine è composto dalla parola “negro” + il suffisso “itudine”, “itude” in francese. L’associare il termine “negro” alla dottrina per la difesa della cultura africana aveva anche come scopo di positivizzare un termine dispregiativo dandolo un significato nuovo, positivo, meno offensivo.
Lo stesso Césaire, l’inventore del termine definisce così la negritudine : "La Négritude est la simple reconnaissance du fait d’être noir, et l’acceptation de ce fait, de notre destin de Noir, de notre histoire et de notre culture. "
La negritudine rappresenta un grido dell’uomo nero. Non un grido di disperazione, ma un grido di protesta e di rivendicazione della propria identità, della propria cultura che gli è negata. La cultura è il vivere stesso della persona, negare la cultura di una persona uguale a ucciderla, cioè rifiutare la sua esistenza nel mondo. Nel suo libro intitolato “Peau noire, pasque blancs” Fanon scrive: <<>>, per cui la négritude è come una rivelazione dell’autenticità del nero che riscopre la propria storia per brandirla contro il dominatore. Al di là delle critiche fatte alla negritudine per aver mancato a portare quella rivoluzione culturale come si aspettava, bisogna dire che, nonostante il fatto che sia rimasta solo nei libri di storia, le negritudine ha segnato la storia dell’Africa nera, è stata l’alba dell’indipendenze dei paesi africani. Ha raggiunto il suo obiettivo principale quella di coscientizzazione, cioè, ha richiamato gli africani ad avere la coscienza di loro stessi, di essere sé stessi, di avere la stima della loro cultura. E’ il continuo punto di riferimento per molti africani, per gli studenti e per tutti coloro che vogliono dire qualcosa circa la cultura africana.

M.L. King, la sintesi.

Desidero partire al discorso decisivo e progammatico pronunciato da Luther King davanti all'assemblea generale dell'Associazione per il miglioramento di Montgomery (MIA: Montgomery Improvement Association), costituitasi durante il boicottaggio degli autobus dopo l'arresto di Rosa Parks :

“Sapete, amici miei, viene sempre l'ora in cui un popolo si stanca di essere calpestato dal ferreo piede dell'oppressione. Viene l'ora, amici miei, in cui un popolo si stanca di essere sprofondato nell'abisso dell'umiliazione, dove si vive nello squallore di un lamentoso scoramento. Viene l'ora in cui il popolo si stanca di essere scacciato dal sole scintillante di luglio della vita, e lasciato in piedi nel freddo pungente di un novembre alpino. ...
Noi i diseredati della terra, noi che siamo stati oppressi tanto a lungo, siamo stanchi di attraversare la lunga notte della cattività. E adesso stiamo stendendo, la mano verso l'aurora della libertà e della giustizia e dell'uguaglianza. ....”

La vicenda del boicottaggio degli autobus è soltanto l’ultima goccia che fa traboccare il vaso. Bisogna chiedersi, allora, quale era la situazione dei neri prima della desegregazione, cioè, prima dell’abolizione del regime segregazionista istituito dalla Corte suprema degli Stati Uniti con il decreto del 1896 che sanciva la dottrina della separazione nell’uguaglianza, che di uguaglianza non aveva niente ma soltanto la separazione!
Certo è che, dopo la sentenza della Corte suprema del 13 novembre 1956 che dichiarava incostituzionali le leggi segregazioniste sugli autobus – lo dice lo stesso King nella sua autobiografia - le condizioni dei neri di Montgomery erano molto migliorate rispetto al periodo precedente, ma non tutti i problemi erano risolti, permanevano ancora molti problemi sempre legati ai rapporti razziali. Come è possibile immaginare, anni e anni di odio razziale non si cancellano un semplice decreto.

Al di là della sua tradizione puritana, King si presente, a mio avviso, come la sintesi della la teologia della liberazione degli schiavi e quella che nascerà con il nome di “teologia nera della liberazione” alla fine degli anni 60 di cui l’opera di King è stata senza dubbio fonte di ispirazione e la negritudine come abbiamo visto.
King è stato difensore dei diritti civili e l’iniziatore del movimento dei diritti civili negli Stati Uniti d’America. Difensore di quei diritti fondamentali di cittadinanza che erano negati ai neri considerati cittadini di secondo livello come dimostra le leggi discriminatorie imposte dal regime segregazionista in materia di alloggi, trasporto, autobus con posti separati; istruzione, scuole e università separate; sanità e servizi pubblici. Due sono le date che segnano l’inizio della desegregazione nelle università e nelle scuole almeno quelle pubbliche:

-il 12 gennaio 1948, la Corte Suprema, in una sentenza contro l’Università dell’Oklahoma, stabilisce che una università pubblica non possa negare l’iscrizione a uno studente che abbia i requisiti per questioni di razza.
-17 maggio 1954 la Corte Suprema emana all’unanimità una sentenza che stabilisce che le scuole segregate sono necessariamente “diseguali”, smantellando così un caposaldo della teoria del "separati ma eguali" che fondava e legittimava l’intero sistema segregazionista. L’anno dopo nel 1955 la stessa Corte stabilisce le linee guida per la desegregazione del sistema scolastico.

Il diritto di voto è uno dei diritti fondamentali negati agli afroamericani. Non potevano votare, cioè esercitare il loro diritto di eleggere ed essere eletti nell’amministrazione politica. Nei paesi democratici il diritto di voto è un potere che permette ai cittadini di decidere della sua sorte. Lo stesso King dice che era fermamente convinto che se i neri avessero cominciato a esercitare il diritto di voto, molti dei loro problemi sarebbero risolti.
Nella sua lotta per i diritti civili, King non fa che richiamarsi ai principi costituzionali che sono la base della nazione americana: ” libertà personale, il diritto individuale alla libertà e il libero autogoverno stabilito su nessun altro fondamento che il principio di cittadinanza del genere umana”. Denuncia la grande contraddizione dell’America che aveva creato un fossato tra i suoi solenni principi costituzionali e un’applicazione incoerente, al punto da escludere milioni di persone dal principale dei diritti di cittadinanza, quello del voto.

In conclusione, M.L.King, è uno di quelle persone inclassificabili. Non è semplicemente un ministro di culto affermato nella tradizione puritana del suo paese, è anche un leader per la sua gente, difensore dei diritti umani, un combattente che non si arrende di fronte a quelle che sono giuste cause, ma un combattente che sa usare le più efficaci delle armi: l’amore, il perdono e la resistenza non violenta.
Il sogno di King è molto attuale e dobbiamo sperare che si realizzi per noi anche in Italia dove assistiamo alla nascita di nuove forme di razzismo che vede gli extracomunitari specialmente quelli di pelle nera relegati ai margini della società e guardati con disprezzo. Di fronte ai fenomeni di intolleranza a cui assistiamo oggi, abbiamo il sogno di una società multietnica, il sogno di una società i cui rapporti siano più fraterni in nome della nostra comune appartenenza alla razza umana, il sogno di un più giusto e più solidali con i poveri che ancora oggi nel XXI secolo muoiono di fame e, infine il sogno di una società non violenta di fronte al proliferarsi delle guerre e tutte le forme di violenza.

Quello di King è un esempio pratico di ciò che vuol dire essere un discepolo fedele all’insegnamento di Gesù che culmina nel grande comandamento dell’amore. Non si può pretendere di amare Dio senza amare il proprio simile nero, bianco o giallo. E la sua resistenza non violenta è una testimonianza alle parole di Gesù che invita suoi a non resistere contro i malvagi. Scrive King: " il vero pacifismo è una coraggiosa sfida lanciata contro il male dal potere dell’amore…"

Fine

giovedì 4 dicembre 2008

Martin Luther King, tra le teologie della liberazione e la negritudine (seconda parte)

segue..

Nel contesto nordamericano, il concetto di liberazione è stato alla base della fede degli schiavi americani e permea il canto degli spiritual.
Gli Spiritual rappresentavano il grido di sofferenza, l’invocazione di aiuto e la speranza della redenzione e quindi della liberazione. Una richiesta (Cone). Anche se dal punto di vista dei padroni era considerato un canto di fede che aiutava gli schiavi a prendere atto della loro condizione e a rinviare la loro speranza di riscatto all’aldilà.

Il mio Signore non ha forse liberato Daniele? ( Didn’t My Lord Deliver Daniel?)
II mio Signore non ha forse liberato Daniele, liberato Daniele, liberato Daniele?
Il mio Signore non ha forse liberato Daniele, liberato Daniele,
E perché non ogni altro uomo?
Il mio Signore non ha forse liberato Daniele, liberato Daniele, liberato Daniele? Il mio Signore non ha forse liberato Daniele, E perché non ogni altro uomo?
Egli ha liberato Daniele dalla fossa dei leoni, Giona dal ventre della balena, E i fanciulli ebrei dalla fornace ardente, E perché non ogni altro uomo?
La luna rotola giù in un fiume di porpora,
II sole rinuncia a brillare,
E ogni stella scompare,
II Signore Gesù sarà tutto mio.
Il vento soffia da est e il vento soffia da ovest,
II vento soffia come nel giorno del giudizio,
E ogni povera creatura che non ha mai pregato Sarà lieta di pregare quel giorno.

Il mio Signore non ha forse liberato Daniele, liberato Daniele, liberato Daniele? Il mio Signore non ha forse liberato Daniele, E perché non ogni altro uomo?
Sono salito sulla barca santa e la barca è salpata, Mi ha deposto sulla spiaggia di Canaan E non tornerò più indietro.
Il mio Signore non ha forse liberato Daniele, liberato Daniele, liberato Daniele? Il mio Signore non ha forse liberato Daniele, E perché non ogni altro uomo?

Va, Mosè (Go Down Moses)

Quando Israele era in terra d'Egitto,

(CHORUS) Lascia andare il mio popolo! A tanto dura oppressione non poteva più resistere. Lascia andare il mio popolo!

Va, Mosè,
Là in terra d'Egitto,
Dì al vecchio Faraone
Di lasciare andare il mio popolo!
«Così ha detto il Signore», l'ardito Mosè disse,
Lascia andare il mio popolo! «Altrimenti colpirò a morte i vostri primogeniti.»
Lascia andare il mio popolo!
Va, Mosè,
Là in terra d'Egitto,
Dì al vecchio Faraone
Di lasciare andare il mio popolo!
Non faticheranno più come bestie in schiavitù,
Lascia andare il mio popolo! Finiamola dunque con lo sfruttamento d'Egitto.
Lascia andare il mio popolo!

Va, Mosè,
Là in terra d’Egitto,
Dì al vecchio Faraone
Di lasciare andare il mio popolo!

Nei tempi a noi vicini, la teologia di liberazione nordamericana nota come "Black Theology" è stata lanciata e valorizzata da A. Cleage e soprattutto da James Hal. Cone con il suo libro dal titolo: “ Black Theology and Black power” , New York 1969
Metodista, è uno dei più conosciuti teorizzatori della "teologia nera" (Black theology), una forma di teologia della liberazione che si propone di ripensare la fede cristiana a partire dall'esperienza dei neri d'America. Attualmente è docente di teologia sistematica allo Union Theological Seminary di New York.

Quella di James Cone è stata definita come una teologia sistematica nera. Egli pensa che i cristiani neri nel nord America non possano seguire una "Chiesa bianca", poiché essa non li ha sostenuti nella loro lotta per l'uguaglianza nei diritti umani. Per quanto questo tema si svolga attraverso tutta l'opera di Cone, i suoi primi libri, Black Theology and Black Power e A Black Theology of Liberation, sono delineati marcatamente nella grande corrente dei teologi bianchi come Karl Barth (su cui Cone ha scritto la sua tesi di dottorato) e Paul Tillich. In risposta alle critiche di altri teologi neri . Cone iniziò a fare maggior uso delle risorse native delle comunità cristiane afroamericane nel suo lavoro teologico, compreso lo spiritual degli schiavi, il blues, e gli scritti di importanti pensatori afroamericani come David Walker, Henry McNeal Turner, e W. E. B. DuBois. La sua teologia è stata consistentemente influenzata da Malcolm X e Martin Luther King Jr.

continua...

mercoledì 3 dicembre 2008

Martin Luther King, tra le teologie della liberazione e la negritudine (prima parte)

Relazione al recente incontro

di Chivasso su M.L. King

a cura del pastore valdese Jean-Felix Kamba Nzolo

La mia è una lettura “diversa” dell’opera di M.L.King, un modo di vedere africano che collega l’impegno di King con le due correnti, una culturale e l’altra spirituale e religiosa che sono per l’appunto la “negritudine” e la “teologia africana della liberazione” che hanno attraversato la storia dell’Africa nera circa a metà del XX secolo. Non riesco ad immaginare che gli afroamericani sappiano cos’è e cosa sia stata le “negritudine”. Per questo la mia lettura dell’opera di King è fatta alla luce anche di queste correnti, ma non per questo diversa dalla valutazione che se ne può fare. I biografi di King non cessano di sorprenderci con le nuove esplorazioni sull’uomo e l’opera. M.L.King con la sua lotta contro la segregazione razziale nella società americana si colloca a mio avviso tra i due poli che sono le teologie della liberazione e la negritudine che movimento letterario per la difesa dell’identità della culturale nera o “negroafricana” come veniva chiamata all’epoca.

Cominciamo brevemente a chiarire l’impiego del plurale prima di dire che cosa sono le “teologie della liberazione.

Perché teologie della liberazione al plurale?

Spesse volte quando si parla della teologia della liberazione al singolare, il pensiero va subito alla famosa teologia della liberazione latinoamericana, cioè, al filone della teologia sudamericana. Mentre, declinare al plurale l’espressione teologia della liberazione si indotti a pensare che esistono molte teologie della liberazione caratterizzate da situazioni storiche e problemi specifici dovuti al contesto. Esiste la teologia africana della liberazione ed esiste la già citata teologia della liberazione latinoamericana, esiste la teologia nera americana ed anch'essa si richiama al concetto della liberazione.

Che cos’è la teologia della liberazione?

La teologia si definisce come un discorso su Dio, formulato da esseri umani. Non un discorso esclusivo su Dio che non abbia a che fare con l’essere umano. Una teologia esclusivamente trascendentale è una pura astrazione priva di senso. La teologia come scienza riguarda Dio nel suo relazionarsi all’essere umano. Il messaggio di liberazione è al centro della teologia del N.T.: nell’opera di Cristo, Dio ha liberato l’essere umano dalla schiavitù del peccato. Ne consegue che "una teologia che non si impegna per la liberazione totale dei popoli non può essere considerata una riflessione autentica sull’evangelo di Gesù" (John Parrat).

Quella che chiamiamo con il termine usuale di “teologia della liberazione” è quella filone della teologia che riguarda essenzialmente la liberazione dell’essere umano. Una teologia contestuale ispirata dalle esigenze del proprio contesto spesso caratterizzato da fattori di oppressione e di ingiustizia politiche e economiche. Questi fattori comuni a diversi contesti, costituiscono delle analogie tra il contesto africano, latinoamericano e quello nordamericano dei neri fortemente caratterizzato dalle condizioni di oppressione economica, politica e culturale.

Per quanto riguarda l’Africa, i teologi africani considerano che il concetto di liberazione in Africa va oltre le condizioni politiche, sociali e economiche. Riguarda a ciò che usano chiamare "povertà antropologica", cioè una povertà radicale e altrimenti più grave della povertà semplicemente materiale che consiste nello spogliare un essere umano del suo avere, ma tutto ciò che costituisce il suo essere e la sua essenza: la sua identità, la sua storia, il suo radicamento etnico, la sua lingua, la sua cultura, la fede, la sua creatività, la sua dignità, le sue ambizioni, il suo diritto alla parola .>>

< anche le nostre società con le loro istituzioni politiche, economiche, culturali. Salvare l’uomo africano vuole dire prima di tutto, tirarlo fuori dal suo annientamento culturale >>.

L’esperienza storica dentro la quale nasce il cristianesimo in Africa è segnata dalla conquista e dalla dominazione. La schiavitù, ossia la negazione dell’umanità degli esseri umani, ha segnato l’incontro dei popoli africani con il cristianesimo dei secoli dei conquistadores. La deportazione di milioni di loro nelle Americhe con la perdita di ogni riferimento linguistico e culturale diventa un luogo teologico, una «morte spirituale» che esige una «liberazione».

(continua nei prossimi giorni)

domenica 9 novembre 2008

9 novembre 1938 - 9 novembre 2008 per non dimenticare perché non si ripeta


La notte tra il 9 ed il 10 novembre 1938 (detta «Notte dei Cristalli») le milizie del partito nazista diedero il via a gravissime violenze contro gli Ebrei, un vero pogrom*.
Le SA (Sturmabteilungen) con l'appoggio di formazioni delle SS (Schutzstaffeln) e della Gioventù Hitleriana (Hitlerjugend) incendiarono sinagoghe, devastarono negozi e saccheggiarono abitazioni ebraiche, diversi Ebrei furono uccisi, e a migliaia furono deportati in campi di concentramento di Sachsenhausen presso Berlino, di Buchenwald presso Weimar e di Dachau dove molti in seguito a torture fisiche e psicologiche, e per malattia, morirono.
Vittime, ebrei e non ebrei, che diventeranno poi, com'è noto, a milioni nei campi di sterminio.

Il termine: 'Notte dei Cristalli' Reichskristallnacht è quindi un eufemismo, non si tratta di qualche vetrina rotta, ma di persone uccise, altre deportate, il tutto in un quadro di violenze e saccheggio.
Da alcuni anni per non minimizzare la gravità dell'accaduto si usa preferibilmente il termine: Reichspogromnacht per indicare l'enorme violenza dell'accaduto.

*POGROM: termine di origine russa ha il significato di 'persecuzione distruttiva' rivolta contro gli Ebrei.
Nel periodo della Russia zarista e nell'Europa orientale: il pogrom era sommossa popolare antisemita, solitamente con la connivenza delle autorità, con devastazioni e saccheggi contro gli Ebrei; per estensione è divenuto un termine per definire violente persecuzioni contro le minoranze.

L'INSEGNAMENTO DI BONHOEFFER

DIETRICH BONHOEFFER (1906 - 1945) teologo, pastore protestante, martire nella lotta contro il nazismo, scrisse riguardo a ciò che accadde quella notte le seguenti parole, sottolineando nella sua Bibbia che utilizzava per pregare e meditare, al Salmo 74 è sottolineato:
«Hanno dato fuoco a tutte le case del Signore nel paese» accanto è scritto: «9.11.38».
La continuazione è segnata con una lineetta e punti esclamativi:
«Le nostre insegne più non vediamo, non c'è più alcun profeta, né c'è fra noi chi sappia fino a quando».

(tratto da: Eberhard Bethge, Dietrich Bonhoeffer Teologo cristiano contemporaneo, traduzione di Gianni Bulgarini - Giorgio Mion - Roberto Pasini, edizione italiana a cura di Enzo Demarchi, Editrice Queriniana, Brescia, 1975, 1991 seconda edizione, p. 639)

Dietrich Bonhoeffer (citazione dall'Etica,) poi scriverà:
«La chiesa confessa d'aver assistito all'uso arbitrario della forza brutale, alle sofferenze fisiche e spirituali di innumerevoli innocenti, all'oppressione, all'odio, all'assassinio senza elevare la propria voce in loro favore, senza aver trovato vie per correre loro in aiuto. Essa si è resa colpevole della vita dei fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo»,


(la citazione è tratta da: Dietrich Bonhoeffer, Colpa, giustificazione, rinnovamento, in:
Dietrich Bonhoeffer, Etica, traduzione italiana di Carlo Danna, edizione italiana a cura di Alberto Gallas, (ODB 6), Queriniana Editrice, Brescia, 1995, p. 114).

imperante il nazismo antisemita
Dietrich Bonhoeffer insegnava invece che:

- i fratelli più deboli e indifesi di Gesù Cristo sono gli Ebrei fratelli dell'ebreo Gesù


la seguente citazione è tratta da:
Gottfried Maltusch, L'incendio delle sinagoghe,
in:
(a cura di), Wolf-Dieter Zimmermann, Ho conosciuto Dietrich Bonhoeffer,
(collana Outsiders Queriniana), traduzione di Ursula Hoede, Roberto Pasini, Giovanni Moretto, Edizione italiana a cura di Fernando Vittorino Joannes, Editrice Queriniana, Brescia, 1970, pp. 173-174:


GOTTFRIED MALTUSCH

L'incendio delle sinagoghe.

Nei giorni pieni di tensione dell'anno 1938, il seminario della Chiesa confessante era già stato trasferito da Finkenwalde a Köslin (Pomerania). Noi seminaristi abitavamo in un grande appartamento nella casa della soprintendenza. Dietrich Bonhoeffer era direttore del seminario, mentre il figlio del soprintendente, il pastore Onnasch, come ispettore degli studi dirigeva l'andamento interno del seminario. Nella famigerata Kristallnacht apparvero improvvisamente a tarda sera due membri del nostro seminario e raccontarono che la sinagoga di Köslin era in fiamme, e inoltre che uomini delle SA in uniforme impedivano ai pompieri di spegnere l'incendio. Tra noi nacque una straordinaria agitazione. Alcuni erano del parere che saremmo dovuti accorrere tutti sul posto per tentare di salvare forse ancora qualcosa. Si decise però di non andarci, poiché l'incendio era già troppo esteso e dovendo star lì senza far niente avremmo potuto dare l'impressione di un assenso. Bonhoeffer quella sera non era in casa. Il giorno seguente alcuni di noi andammo a vedere il luogo dell'incendio, che era ancora sorvegliato dagli agenti delle SA; constatammo che effettivamente tutto era bruciato fino alle fondamenta. Allora sorse fra noi una discussione sul come interpretare questo fatto. Nel frattempo era tornato anche Dietrich Bonhoeffer. Alcuni parlavano della maledizione che fin dalla morte in croce di Gesù Cristo pendeva sul popolo ebraico. A questo discorso Bonhoeffer si oppose con veemenza. Vennero discussi a lungo i passi di Matteo 27,25 e Luca 23,28, e anche Romani 9-11. Bonhoeffer respinse con forza l'interpretazione secondo cui nella distruzione delle sinagoghe da parte dei nazisti si compisse la maledizione dei giudei. Ciò che avveniva era soltanto violenza gratuita.
«Se oggi bruciano le sinagoghe, domani verranno messe a fuoco le chiese».
Con questa azione, la faccia atea del nazionalsocialismo veniva a galla ancora una volta.
Nel pomeriggio poi venimmo a sapere che probabilmente si trattava di una azione progettata nell'intero territorio del Reich. E in Pomerania questa azione non avrebbe trovato nessuna resistenza. Tra la popolazione quasi non se ne parlò nemmeno. Ognuno però aveva la sensazione che era avvenuta una grave ingiustizia, ma nessuno osava esprimerlo apertamente.


martedì 7 ottobre 2008

Solidarietà a Emmanuel Bonsu Foster

Razzismo. Le chiese evangeliche a fianco dello studente ghanese picchiato a Parma
L'impegno della locale comunità metodista

Roma (NEV), 1 ottobre 2008 - “Chiediamo alle autorità competenti che al più presto si faccia luce su quanto è accaduto allo studente lavoratore ghanese Emmanuel Bonsu Foster” ha dichiarato all'Agenzia stampa NEV Bruno Loraschi, presidente del Consiglio delle chiese metodiste di Parma e di Mezzano al cui interno è presente una significativa componente di africani. Ieri 30 settembre il giovane ghanese ha denunciato un pestaggio ad opera di sei vigili urbani che poi avrebbero anche scritto su una busta “Emmanuel negro”. Loraschi, che siede anche nel Comitato nazionale dell'Opera per le chiese metodiste in Italia, auspica inoltre che di fronte “all'ennesimo episodio di violenza contro un immigrato si apra uno spazio di incontro e di dialogo per costruire politiche non violente di inclusione sociale. Da anni, in particolare la chiesa di Mezzano, è molto impegnata in questo senso, sia perché composta in prevalenza da immigrati dal Ghana sia perché come cristiani sentiamo nostro dovere garantire accoglienza e rispetto di fondamentali diritti umani”.
Le chiese metodiste di Parma e di Mezzano hanno già aderito alla mobilitazione antirazzista convocata da sindacati ed associazioni per domani, giovedì 2 ottobre. Per il prossimo 9 novembre, in occasione della domenica che celebra la Riforma protestante, hanno organizzato un'assemblea pubblica sul tema dell'immigrazione. “Le chiese evangeliche sono unite nella denuncia di questi episodi di razzismo che si fanno sempre più frequenti, anche se vengono minimizzati o ricondotti a semplice violenza contro gli immigrati – ha dichiarato Franca di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, che parteciperà all'incontro del 9 novembre -. Proprio perché abbiamo fiducia nel ruolo delle istituzioni e delle forze di polizia municipale e nazionale, chiediamo che non solo si faccia massima chiarezza sull'accaduto ma si avviino programmi di formazione e aggiornamento per gli agenti chiamati a tutelare la sicurezza di tutti, compresi gli immigrati”.