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sabato 20 dicembre 2008

Solo questo è AVVENTO!


Tempo di Avvento
di Enos Mannelli
«Oracolo contro Duma. Mi si grida da Seir: "Sentinella, a che punto è la notte?" La sentinella risponde: "Viene la mattina, e viene anche la notte."»
Isaia 21,11-12

L’Avvento, cioè la venuta del Messia atteso, può essere visto come un cammino nella notte verso una meta che si vede in lontananza. Circa 2700 anni fa qualcuno dal deserto pone una domanda al profeta (qui come altrove definito sentinella): "a che punto è la notte?".
Questa è la domanda delle popolazioni tormentate dalla guerra, dalla fame, dalla miseria in Afganistan, Iraq, striscia di Gaza, e in tante altre parti del mondo, ma anche di quelli che dormono sulle panchine, dei senza lavoro, di coloro che sono schiacciate dalla solitudine!

Come credenti in Dio siamo chiamati a far nostra tale domanda, in solidarietà con chi grida nella notte! Spetta a noi farlo, prima che la rassegnazione e la disperazione impediscano loro di porre domande vitali. Non possiamo evitare di dare voce al grido di dolore di questi nostri simili che vivono in condizioni disumane! Lo faremo, in ogni caso, da una "posizione di povertà", perché non abbiamo la risposta in tasca. Quando pensiamo a una domanda a partire da una tale condizione di assoluta impotenza, pensiamo a Gesù sulla croce che grida: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mc. 15,34). Lui ha compiuto una scelta di radicale solidarietà con gli esseri umani, che il Nuovo Testamento chiama abbassamento e comunione con i minimi e gli esclusi. Gesù pone, con coerenza, la domanda di chi soffre, di chi vuole sapere "perché?" è stato abbandonato nel buio della morte. Egli si è mosso verso Dio, nonostante le opposizioni e i contrasti. Non conosce la disperazione perché nel buio della notte intravede la luce!

L’oracolo rivolto contro Duma, oasi dell’Arabia, oltre alla domanda ("a che punto è la notte?") ci dà la risposta. Questa afferma che viene l’alba, ma verrà ancora la notte. Chi si trova nelle tenebre, come chi è assetato nel deserto, vedrà certo la luce del giorno, avrà l’acqua per dissetarsi, ma poi tornerà la notte, avrà ancora sete. Il dramma dell’esistenza continua! Sembra che al dolore ed al suo vasto seguito non venga data una risposta risolutiva, una volta per tutte… Ma, queste tremende prove sono veramente parte di quella ciclicità della natura per la quale il giorno segue la notte, all’autunno l’inverno? Se la Parola di Dio ci confermasse questa triste constatazione, ci troveremmo di fronte ad una situazione disperata e senza prospettive! Invece il profeta ci porge un invito: "Se volete interrogare, interrogate pure; tornate un’altra volta." Cogliamo l’invito a fare la stessa domanda, quella di chi non ha ancora ricevuto risposta, ma abbiamo fede che essa verrà! Questa è la fede di chi, come Abramo, "sperando contro speranza credette"(Rom. 4,18), di chi grida a Dio: "Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità." (Mc. 9,24).

Noi attendiamo quel giorno perché nella parola profetica abbiamo colto una speranza, un impegno da parte di Dio verso il popolo immerso nella notte. La speranza non nasce in noi per un ottimismo legato ai cicli della natura o del destino, bensì perché Dio ha parlato e ha deciso di intervenire nella nostra storia per darle la svolta nuova, decisiva! Il testo di Giov. 1,1-14 - che va tenuto presente - ci rende possibile confessare che quell’antica parola del profeta Isaia, che ci apre alla speranza e ci porta la salvezza, è una parola fatta carne, umanità, che diventa luce e rischiara le tenebre in cui l’umanità è immersa! Gesù Cristo è quella Parola che non tutti hanno ricevuto, non tutti compreso; anzi; molti hanno persino cercato di nasconderla, di metterla a tacere! Coloro che, invece, l’hanno ricevuta, accolta, che si sono lasciati chiamare al suo seguito, sono diventati figli della luce, di colui che ha detto: "Io sono la luce del mondo…" (Gv. 8,12). Questa "luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno sopraffatta." (Gv.1,5).

Questi, non solo possono chiedere "a che punto è la notte?", ma possono anche articolare una risposta, seppur piangendo, per se stessi e per gli altri: la notte sta per finire perché viene il nostro Signore Gesù Cristo, colui che salva il mondo! Solo questo è AVVENTO!

Tratto da Trieste evangelica, dicembre 2008

riportato sul sito: www.chiesavaldese.org 
consultato in data: 20 dicembre 2008, ore 00.15.

sabato 13 dicembre 2008

AVVENTO UN TEMPO DI SPERANZA


Avvento - tempo delle porte aperte

Se dovessi scegliere un simbolo per l’avvento, quale ti verrebbe in mente? Quale immagine riuscirebbe, secondo te, a evidenziare il significato di questo periodo particolare dell’anno?

Io, oggi, vorrei presentarti questa: una porta aperta! Perché è uno dei simboli usati dalla Bibbia stessa, quando parla di come vivere nella prospettiva della venuta di Gesù Cristo in questo mondo.

“O porte, alzate i vostri frontoni; alzatevi, o porte eterne, e il Re della gloria entrerà!” 
(Salmo 24, 7-9)

Così proclama, ad esempio, la seconda parte del Salmo 24, scelto già dalla chiesa antica per la prima domenica dell’Avvento. Questo invito ci ricorda una cosa importante: che la realtà nella quale viviamo non è qualcosa di chiuso. Che il mondo che conosciamo non è quello definitivo. Noi, in questo mondo e per questo mondo, siamo chiamati a rimanere in attesa di una realtà nuova, che sta “dietro le porte”.

Questa nuova realtà è legata a Colui che è nato, vissuto, morto e risorto in mezzo a noi. A Colui, che ci ha promesso, che un giorno ritornerà per stabilire pace e giustizia, per asciugare, una volta per tutte, le mie e le tue lacrime, quelle del mio fratello e della mia sorella, e persino quelle del mio nemico!

Questo appello ci viene rivolto all’inizio dell’avvento proprio per invitarci a riflettere sulla promessa di una nuova realtà nella nostra vita, e su quale spazio nella nostra vita ha proprio questa promessa. Questo versetto ci chiede: Ma tu vivi la tua vita come se fosse uno spazio con le porte chiuse? O la tua vita assomiglia piuttosto a una casa con le porte aperte?

Sei rassegnato/a e pensi che questo mondo, in realtà, non cambierà mai? E allora ogni tuo impegno per un “mondo migliore”, ti sembra, in fondo, vano? …o senti ancora la speranza in te che questo mondo non è abbandonato a se stesso e che un giorno, per davvero, non ci saranno più vittime e carnefici, né poveri e ricchi, né signori e schiavi; ma tutti saranno unicamente figli e figlie di Dio?

Se tu, però, fai parte di coloro che si sentono rinchiusi in un mondo senza speranza, se senti di non avere più la forza di aprire le porte, perché la vita stessa ti ha tolto ogni speranza, allora ascolta questo altro richiamo:

“Ecco, ti ho posto davanti una porta aperta, che nessuno può chiudere”! (Apocalisse 3,8)

La porta aperta, nella tua vita, c’è! Anche se tu non hai più la forza di aprirla. E’ Dio stesso che l’ha già aperta, per te! E ora è sufficiente alzare gli occhi verso la porta aperta, per intravedere la Sua luce: quella luce che vuole brillare anche nella tua notte - nella tua delusione e nella tua paura, nella tua tristezza e nella tua solitudine. Per dare anche alla tua vita una speranza e un avvenire - nonostante tutto.

Dio ci dia, in queste settimane dell’avvento, di riscoprire la porta aperta nella nostra vita; la porta dalla quale entra la luce che ci annuncia una speranza e un avvenire che vuole trasformare la nostra vita oggi, e che ci dona la forza per resistere contro la violazione dei diritti umani e contro l’ingiustizia, contro uno stile di vita cinico, sprezzante, ed egoistico, alzando la voce anche in difesa di chi non ha voce.

                                                               Dorothee Mack


tratto da: www.milanovaldese.it
(in data Sabato 13 dicembre 2008, ore 10.20)

domenica 30 novembre 2008

Il significato dell'Avvento


Il tempo dell’Avvento è tempo di attesa

Gesù sta di fronte alla porta e bussa (Ap 3,20); del tutto realmente, egli ti scongiura di essere aiutato nella forma del mendicante, del bambino vestito miseramente, ti viene incontro in ogni uomo che ti si para davanti. Cristo peregrina sulla terra finché ci sono uomini che sono il tuo prossimo, che sono lo strumento con cui Dio ti chiama, ti appella, ti rivolge richieste. Questa è la più grande serietà e la beatitudine del messaggio dell’Avvento. Cristo sta di fronte alla porta, vive nella figura dell’umanità fra di noi, gli vuoi aprire le porte o gliele vuoi chiudere?
Ci può suonare strano di vedere in un volto così vicino Cristo, ma egli ha detto che chi si sottrae alla serietà del messaggio dell’Avvento, nemmeno può parlare in cuor suo della venuta di Cristo.
[…]
Cristo bussa, non è ancora Natale, ma non è nemmeno l’ultimo grande Avvento, l’ultima venuta di Cristo, e con tutti gli avventi della nostra vita che festeggiamo, il desiderio va verso l’Avvento definitivo, dove si dice: «Ecco, faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5).
Il tempo dell’Avvento è tempo di attesa, ma la nostra intera vita è tempo di Avvento, il che significa di attesa del tempo ultimo, quello in cui saranno cielo e terra nuovi.



citazione da:
Dietrich Bonhoeffer, Voglio vivere questi giorni con voi,
a cura di Manfred Weber, traduzione di Andra Aguti e Guido Ferrari, (books),
Editrice Queriniana, Brescia, 2007 p. 378.