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venerdì 31 ottobre 2008

Riforma e Libertà


Il Lutero prigioniero alla Wartburg:
riflessioni sulla libertà

I lunghi mesi di prigionia dopo la scomunica e l'intervento alla Dieta di Worms
L'operosissimo lavoro in un periodo di incertezza e smarrimento
La liberazione per grazia


Nel difficile periodo che Lutero trascorse nella fortezza della Wartburg, il suo pensiero ricevette, dopo una complessa evoluzione, una sistemazione definitiva: entrambe furono operate sulla base di quello che per lui era il solo criterio valido, l'armonizzazione con l'evangelo, ossia con il principio di gratuità della salvezza.
Dalla quarta di copertina:
Scomunicato dal papa e messo al bando dall'imperatore, dal maggio 1521, per dieci mesi, Lutero rimase nascosto nella fortezza della Wartburg, lontano dal tumultuoso sviluppo degli eventi messi in moto dalla sua iniziativa riformatrice, precisando sempre meglio i temi della sua teologia.
Dall'analisi delle lettere che in quei mesi di isolamento lo tennero in contatto con l'esterno, emerge preponderante il tema della libertà.
Perdonato e salvato da Dio gratuitamente, senza dover dare nulla in cambio di quel perdono, il cristiano è veramente libero. Libero dal ricatto del clero, che non può più imporgli le sue condizioni per fare da mediatore tra lui e Dio; libero dal potere politico, che non ha giurisdizione sulla sua coscienza; libero da se stesso e dal suo peccato, che non ha più dominio assoluto sul suo pensiero e le sue scelte.
È questo lo sfondo teologico dal quale irrompe un'idea di libertà che contribuisce a fondarne il significato moderno e che comincia a rappresentarla in una visione destinata a segnare la coscienza della storia europea.
"In quest'ampia monografia c'è una proposta interpretativa forte che affronta in modo vivo e originale i temi fondamentali dell'opera e del pensiero di Lutero in un momento cruciale della sua vita e della storia europea."

Adriano Prosperi


tratto dal sito: www.claudiana.it
in data: venerdì, 31 ottobre 2008, ore 01.55.

Un classico per studiare Lutero


Un esemplare studio biografico:
il Lutero giovane di Miegge

Una biografia che ha avuto consenso ed eco vastissimi
Un'opera fondamentale per la comprensione di Lutero
La crisi spirituale del monaco di Wittenberg e le motivazioni più profonde della Riforma


Riedizione dell'opera tuttora fondamentale per la ricostruzione della figura del grande Riformatore tedesco – in particolare rispetto agli anni che vanno fino alla Dieta di Worms – pubblicata nel 1947 da Claudiana e riproposta nel 1964 da Feltrinelli con il titolo Lutero giovane.
Il volume è arricchito da una nuova bibliografia aggiornata su Lutero curata da Paolo Ricca.
Dalla quarta di copertina:
Uscita presso Claudiana nel 1946 e ripubblicata da Feltrinelli nel 1964 con il titolo Lutero giovane, l'opera di Miegge qui riproposta – che ebbe consenso ed eco vastissimi – è tuttora fondamentale per la comprensione di Lutero nel periodo che va dalla crisi conventuale alla ribellione aperta e alla rivoluzione religiosa, gli anni, insomma, che vanno fino alla dieta di Worms del 1521.
Concentrando l'analisi sulla natura spirituale della crisi di Lutero, Giovanni Miegge attinge ai motivi più seri e profondi del messaggio della Riforma e fornisce una perfetta chiarificazione delle questioni poste dal suo pensiero teologico.
Con un'esposizione di grande limpidezza, Miegge illustra le complesse articolazioni delle idee e dei problemi che furono alla base del moto suscitato dal monaco di Wittenberg nonché l'evoluzione ulteriore del suo pensiero e il rapporto tra la sua azione di riformatore religioso e gli eventi politici dell’epoca.




L'autore
Giovanni Miegge, 1900-1961, massimo teologo protestante italiano del Novecento, insegnò alla Facoltà valdese di Teologia di Roma e fondò la rivista "Protestantesimo".


tratto dal sito: www.claudiana.it
in data: venerdì, 31 ottobre 2008, ore 01.50.

venerdì 24 ottobre 2008

RICORDANDO LUTERO E CORSANI


Il rapporto di Lutero con la Sacra Scrittura è il frutto di una scoperta esistenziale:
che la Bibbia
porge al credente l'annunzio dell'amore di Dio e della salvezza per sola grazia.
Questo è l''evangelo' scoperto da Lutero nella Bibbia.
Esso è diventato il fattore determinante della vita spirituale e dell'attività del Riformatore,
nel campo dell'esegesi, della predicazione, della liturgia, della volgarizzazione del testo biblico.
È il suo contenuto evangelico che conferisce alla Bibbia un'autorità spirituale senza pari
nella vita personale e nella comunità ecclesiale.

La citazione è tratta dalla quarta di copertina del volume:
Bruno Corsani, Lutero e la Bibbia,
(collana Interpretare La Bibbia Oggi 3.10),
Editrice Queriniana, Brescia, 2001.


sabato 18 ottobre 2008

LUTERO NOTTURNO

(NEV) – Non è vero che la RAI sia un feudo del Vaticano e “faccia parlare solo i cattolici più ortodossi togliendo la parola a tutti gli altri”. Lo dimostra Felice Mill Colorni su “Micromega” dello scorso 6 ottobre, riportando la coraggiosa iniziativa di RAIUNO di mandare in onda durante il week-end il film “Luther. Genio, ribelle, liberatore”, programmato al pericolosissimo orario notturno delle 00.50. Gesto incauto, a cui qualcuno ha voluto evidentemente porre rimedio facendo iniziare il film dedicato al riformatore tedesco all'1.30 circa, orario protestante per antonomasia. Questo slittamento nel cuore della notte, fa notare Mill Colorni, è infatti quel che “succede abitualmente da decenni anche alle due uniche trasmissioni religiose non cattoliche, quella dei protestanti e quella degli ebrei”. Ancor più grave, però, è che “Luther”, “film obbiettivamente alquanto critico nei confronti del cattolicesimo, ma castissimo e contenente scene di violenza incomparabilmente meno rilevanti di quel che si può ammirare in TV a ogni ora del giorno e della notte, fosse contrassegnato dal bollino rosso che distingue le trasmissioni adatte 'solo a un pubblico adulto'. Da ieri – conclude Mill Colorni – sappiamo che per la RAI e per questa 'classe dirigente' anche Martin Lutero è equiparato, più o meno, alla pornografia”.


citazione da: NEV n.42, 15 ottobre 2008.

mercoledì 25 giugno 2008

25 giugno 1530

La Confessione di Augusta viene presentata alla Dieta all'Imperatore del Sacro Romano Impero dai principi e principi-elettori luterani tedeschi

giovedì 20 marzo 2008

Benedetto Lutero


Benedetto Lutero di Daniele Garrone,
decano della Facoltà valdese di teologia di Roma

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare di Lutero su alcuni quotidiani italiani. L’occasione è stata la notizia che, nel prossimo dei consueti incontri che ha con i suoi ex-allievi, il Papa intenderebbe occuparsi del pensiero del riformatore tedesco. Dall’incontro ci sarebbe da attendersi una rivalutazione degli elementi "cattolici" nel pensiero di Lutero. Il Financial Times bollava la presunta iniziativa con toni sarcastici: una cosmesi sull’immagine di Lutero non cambierebbe il dogmatismo di Benedetto XVI e non accrediterebbe una liberalizzazione della chiesa di Roma. Il portavoce di Roma precisava infine che nessuna riabilitazione di Lutero è in vista e che il tema del prossimo incontro di papa Ratzinger con i suoi allievi non è ancora fissato.
Staremo a vedere se e che cosa dirà il Papa di Lutero. Se la questione di fondo sarà, come si esprime Giacomo Galeazzi su La Stampa, stabilire se Lutero "voleva creare una frattura o, invece, intendeva sì riformare, ma senza traumi, la storia millenaria della Chiesa", e se la risposta accoglierà la seconda ipotesi, vorrà dire che anche Roma riconosce ora, quasi 500 anni dopo, ciò che da decenni è accertato sul piano della storiografia e del dialogo ecumenico. Lutero intese sostanzialmente ripristinare su basi bibliche la cattolicità della chiesa, cioè la sua universalità in Cristo, che riteneva compromessa dalla tradizione della chiesa romana. Egli era convinto che la chiesa una, santa, cattolica e apostolica esiste in Cristo, dalla sua venuta fino al suo ritorno, e si manifesta là dove la comunità cristiana vive nella fede, è santificata dallo Spirito, ed amministra rettamente i sacramenti. Per questa sua interpretazione della cattolicità, universale e non "romana", che deriva direttamente dal Credo niceno, fu scomunicato e messo al bando. Sarà interessante vedere come si parlerà di Lutero – se lo si farà – , in questi tempi in cui sempre più la chiesa di Roma si erge a criterio e misura della cattolicità, che ritiene di detenere compiutamente.
La comparsa passeggera di Lutero sulla stampa solleva però immediatamente un altro problema, tipico del nostro paese e della nostra cultura, che non esiterei a definire "questione protestante". L’apporto che il protestantesimo, da Lutero in avanti, ha dato alla coscienza cristiana e alla società moderna, è in Italia semplicemente ignorato, strutturalmente rimosso. Si sa bene o male che c’è una minoranza protestante anche in Italia. Ma, se posso dirlo con una battuta, non si sa che cosa ci si è perso, come italiani, negli ultimi 500 anni. Non si sa che è emersa una postura cristiana che ha contribuito a forgiare la modernità, quella di chi sostiene che nella chiesa non esiste clero ma tutti sono ugualmente laici e sacerdoti, soggetti liberi e responsabili, con la schiena dritta e la testa alta davanti ad ogni pretesa di assolutezza e di obbedienza, soggetti solo alla Parola di Dio che li chiama e li giudica. Una postura che, avendo declericalizzato la chiesa, ha desacralizzato la politica, contribuendo ad aprirla al pluralismo delle convinzioni e alla negoziazione delle decisioni. L’emergere di questa postura ha segnato la storia di gran parte dell’Europa, del Regno Unito e degli Stati Uniti. Ma in Italia si può ancora ragionare come se tutto questo non ci fosse stato e, dai talk-show televisivi ai convegni sulla laicità, si può rappresentare un pluralismo variegato ma sempre rigorosamente senza confronto con le ragioni del protestantesimo. Che compare invece quando c’è qualcosa che suona come scoop. Non di scoop l’Italia ha bisogno, ma di recuperare dimensioni della storia moderna che le sono mancate, e che, tuttavia, potrebbero ancora farle un gran bene.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 12 marzo 2008