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lunedì 22 marzo 2010

QUADERNI LAICI

L'intervento di don Franco Barbero alla presentazione della rivista
QUADERNI LAICI presso la chiesa valdese.

Amo partire da una constatazione. Vivere a Pinerolo, in questo territorio, con la città e le sue valli, è gradevole e stimolante rispetto alla riflessione e alla pratica della laicità. La presenza e l’intreccio di molte esperienze culturali e religiose rendono questo territorio un “laboratorio di laicità” attivo e fertile.

In questo “spazio” incontriamo diversi cattolicesimi (quello più egemonizzato dalla gerarchia, quello conciliare, quello di base…), la chiesa valdese, la chiesa ortodossa, il centro ecumenico di Agape, periodici e settimanali attenti alla cultura, credenti di altre religioni, atei, agnostici, il gruppo “Valore laicità”, la “scuola senza frontiere”, realtà ecumeniche come la comunità cristiana di base, realtà di rinnovamento cattolico come Noi siamo Chiesa, gruppi di volontariato…

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martedì 9 marzo 2010

Ai Candidati alle elezioni amministrative 2010

Chiesa Valdese di Genova Sampierdarena e Metodista di Genova Sestri Ponente

“Sono qui per dire che d'ora in avanti - e spero saremo milioni - misurerò i candidati e i programmi di tutte le prossime elezioni, con il metro della laicità e della passione per i diritti e le libertà e che nessuno avrà il mio voto che non si sia schierato esplicitamente, con formulazioni inequivocabili e impegnative, sui temi della laicità, dell'etica pubblica, della ricerca scientifi­ca, del riconoscimento dei diritti, dell'indipendenza della politica da ogni ideo­logia e religione. Lo penso, sempre e comunque, ma tanto più quando sono in gioco le libertà e la qualità della democrazia, cioè le sorti della Repubblica: non c'è Parigi che possa valere alcuna messa.”

(Daniele Garrone, Decano della Facoltà Valdese di Teologia, Roma)

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martedì 9 febbraio 2010

sabato 2 gennaio 2010

Laicita': problema in Piemonte?

di Jean-Jacques Peyronel

"Giorno della laicità, è rissa tra Pd e sinistra "radicale"», «Lite sulla giornata della laicità tra sinistra e maggioranza»: questi i titoli delle edizioni torinesi de La Repubblica e La Stampa, il 15 dicembre scorso. Lì per lì, veniva da chiedersi: «Che cosa avranno ancora combinato questi "laici furiosi"?». Invece, si tratta di una proposta del tutto pacifica fatta nel febbraio 2006, durante le Olimpiadi, dall’Associazione «Più dell’oro», presieduta dal pastore Giuseppe Platone, di istituire una «Giornata della libertà di coscienza, di religione e di pensiero» il XVII Febbraio. Perché il XVII Febbraio? Perché è la data in cui, nel 1600, fu arso in Piazza di Campo de' Fiori, a Roma, Giordano Bruno, reo di essersi battuto per la libertà di pensiero, ed è anche la data, come ben sappiamo, nel 1848, dell’Editto di emancipazione con cui Carlo Alberto concesse ai Valdesi (e qualche giorno dopo anche agli Ebrei), non la libertà di culto – come erroneamente scrivono i giornali – ma i diritti civili, il che permise loro di uscire dal ghetto delle «Valli Valdesi» in cui erano stati rinchiusi per oltre quattro secoli.

Così com’è stato istituito il «Giorno della memoria» per ricordare la Shoah, la proposta di «Più dell’oro» intendeva indicare il XVII Febbraio non solo per ricordare l’importanza fondamentale della libertà religiosa ma l’importanza altrettanto fondamentale della «madre di tutte le libertà», ovvero la libertà di coscienza, che comprende sia la libertà di pensiero sia la libertà di religione. Tale proposta fu fatta propria prima dall’assemblea del IV Circuito, quindi dalla Conferenza del II Distretto, infine dal Sinodo valdese 2006, il quale la trasmise al Parlamento nazionale. A livello regionale, fu subito appoggiata dal Comitato torinese per la laicità della scuola e dalla Consulta torinese per la laicità delle Istituzioni, nonché dai partiti Prc, Pdci e Uniti a Sinistra che la posero all’attenzione del Consiglio regionale piemontese. Il 6 luglio scorso, si svolse un’audizione convocata dall’ottava commissione regionale a Palazzo Lacaris a cui erano presenti rappresentanti delle chiese valdese, battista e avventista, della Comunità ebraica e della Consulta per la laicità delle Istituzioni. Incontro molto cordiale che sembrava preludere a un esito positivo della proposta. Invece, il 14 dicembre scorso, la commissione ha espresso un parere negativo per il no del Pdl e della lega Nord e per l’astensione del Pd. Di fronte alle reazioni molte critiche dei partiti della sinistra radicale, il consigliere del Pd Alessandro Bizjak si è giustificato dicendo: «Nessuna bocciatura: ci siamo riservati il voto in aula per meglio valutare l’efficacia della proposta rispetto all’obiettivo che si propone. Intendiamo verificare se su un tema importante come la libertà di coscienza sia davvero utile istituire una giornata dal puro valore simbolico». La proposta andrà dunque in aula con il parere negativo della commissione, il che vuol dire che potrà essere accolta soltanto con il voto favorevole del Pd. Sarà così oppure una proposta così opportuna di questi tempi verrà sacrificata sull’altare (è il caso di dirlo...) di equilibri politici pre-elettorali tra centro sinistra e centro? Da seguire con attenzione.

Tratto da Riforma del 25 dicembre 2009

mercoledì 16 dicembre 2009

"Presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica"

Consiglio comunale a Valle Mosso di sabato 12 dicembre 2.009 * Intervento dell’assessore Aldo Fappani sulla Mozione presentata dalla minoranza "Presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica".

Oggi siamo qui per dibattere una Mozione della minoranza di centro destra sulla salvaguardia del Crocifisso in specie nelle scuole statali in quanto da loro ritenuto simbolo che rappresenta in modo assoluto la identità e tradizione nazionale ed europea. Ciò in aperto contrasto con la inoppugnabile e limpida sentenza della “ Corte Europea dei Diritti dell’Uomo “ di Strasburgo che argomentando dettagliatamente - e appellandosi al rispetto reciproco - si è invece pronunciata contro la presenza di qualsiasi simbolo religioso in modo specifico nelle Scuole Pubbliche in quanto contrario al diritto di libera educazione religiosa. Una storica sentenza di condanna dello Stato italiano ma di assoluta laicità e di pieno rispetto delle persone e delle tradizioni religiose di tutti. E siccome è proprio da questa sentenza che nasce la mozione, essa non è eludibile dalla nostra analisi. E credo che si debba partire da questo dato prima di esprimerci, in quanto la questione se non sottovalutata o ridicolizzata non è affatto “ banale “ bensì “ fondamentale “ sia in termini culturali che di diritto e di democrazia.

* E’ risaputo che il volere appartenere a una qualsiasi fede religiosa si determina come libera scelta di coscienza. Quindi una scelta squisitamente personale che un individuo abbraccia in base a propri convincimenti e proprie sensibilità acquisiti e maturati nel tempo. Perciò non può essere imposta dall’alto da nessuno - ne inculcata subdolamente ne con la forza ricattatrice - tanto meno dal nostro Stato italiano che costituzionalmente risulta laico e non confessionale. Infatti in quanto Stato non rappresenta solamente i cattolici ma tutti i cittadini, tra cui quelli delle altre numerose confessioni, compreso gnostici, dubbiosi, atei. Per cui rispetto a ciò “ Laicità “ significa che tutte le confessioni religiose sono uguali e sullo stesso piano e che nessuna rappresenta lo Stato italiano e viceversa.

* Personalmente, la questione della logicità o meno se nelle Scuole Pubbliche deve essere esposto solo il crocifisso - primario simbolo religioso della chiesa cattolico romana - l’avevo affrontata e approfondita sin dagli anni Ottanta e - da credente - arrivai alla conclusione che onestamente - non solo per questioni di principio - ciò non era giusto ma assurdo. Cioè una forzatura e un privilegio “ discriminanti “ accordati a discapito di chi non lo condivide o professa un’altra fede.

* Per essere più chiaro in questo senso mi associo alle parole di Sergio Romano - editorialista al Corriere della Sera - che afferma: “ Oggi nell’attuale società il simbolo religioso del crocifisso, destinato a creare un clima di fratellanza e spirituale concordia, è diventato simbolo di differenza e separazione. Vi sono luoghi e momenti in cui una fede religiosa ha il diritto di affermare i propri valori e proclamare ad alta voce le sue verità. Ma fra questi luoghi non deve esserci la scuola pubblica. Qui tutti gli alunni devono essere uguali. Con gli stessi obblighi, gli stessi diritti, le stesse aspettative e devono essere valutati con gli stessi criteri. Nelle scuole pubbliche non può esservi posto per simboli di nessuna religione in quanto essi dividono anziché unire. Queste le ragioni per cui, indipendentemente dalla sentenza di Strasburgo, è giusto rimuovere il crocifisso dalle scuole “ .

* E ancora per riflettere ecco la testimonianza di Marco Riva di Milano: “ Sono volontario presso una importante realtà privata di assistenza gestita dai frati Cappuccini. Per loro volontà nei locali frequentati quotidianamente da molte persone di etnie e religioni diverse non è esposto nessun simbolo religioso - nemmeno il crocifisso - in segno di rispetto verso chi non è cristiano. Il vero senso di cristiano è però testimoniato dall’esistenza stessa di questa opera e dal fare di molti che impiegano il loro tempo come volontari. Mi viene un dubbio: non è per caso che molti di coloro che alzano oggi la voce in difesa dell’esposizione del crocifisso preferiscono averlo davanti agli occhi piuttosto che nel loro cuore ? “.

* E sempre sulla tematica ecco altri succinti pensieri di significative voci cristiane:

- Ecco cosa sottolinea un sacerdote cattolico di Catania: “ La croce non si appende, si carica sulle spalle per incamminarsi con essa dietro Gesù Cristo “.

- E la teologa Marinella Perroni dice: “ Senza la Bibbia il richiamo al crocifisso è ambiguo. Il modo in cui nel nostro paese s’è affrontata la questione dimostra che l’Italia è la prima e ultima provincia del Vaticano. Al posto di queste polemiche serve un discorso serio sullo stato della fede nel paese “.

- Le Comunità Cristiane di Base hanno lodato la sentenza di Strasburgo ricordando che don Milani nella sua scuola di Barbiana tolse il crocifisso dalle aule dicendo: “ Meno croci e più Vangelo “

- E la pastora cristiana della chiesa valdese Maria Bonafede a tal proposito afferma: “ Se non c’è nessun simbolo ci sono tutti, perché ognuno può pregare il suo Dio, essere sensibile alla religione senza bisogno di avere appiccicato al muro il senso della sua fede “.

- E don Giovanni Perini della Caritas biellese puntualizza e si chiede: “ Se tolgono i crocifissi dalle scuole - ci si può dolere - ma si perde qualcosa di essenziale alla fede cristiana ? “

* A questo punto in conclusione e sinteticamente vorrei almeno ricordare che:

1° - Questa tradizione è stata imposta per legge durante l’epoca sabaudo / fascista quando i re erano tali solo “ per Grazia di Dio e volontà della Nazione “ sin dal regno di Sardegna nel 1860

2° - Il Concordato tra regime dittatoriale fascista e chiesa cattolica è stato revisionato nel 1984
quando come da Costituzione è stata sancita la laicità e neutralità dello Stato rispetto alle religioni.

3° - Oggi nessuna legge della Repubblica Italiana impone il crocifisso nelle Scuole Pubbliche.

4° - Sulla teoria della identità cristiana dell’Europa rammento che lo stesso Parlamento europeo la discusse negli scorsi anni ma non la ratificò - ne la inserì o la contemplò, in quanto per molti le radici culturali europee in verità affondano nella cultura greco - ellenista e/o in altre.

5° - Sulla salvaguardia delle tradizioni è bene ragionare, ma fondamentale è per quali fini e con quali metodi si concretizza. Per un confronto aperto - dialogante - solidale, o per alzare pericolosi nuovi muri che biasimano culture e fedi diverse sino a negare la dignità umana di altri fratelli ?

* Mi fermo qui avendo volutamente soffermarmi sui principali aspetti della sentenza della “ Corte Europea dei Diritti dell’Uomo “. Una sentenza centrale e non glissabile che tende a stimolare la attuazione di una scelta di reale civiltà in termini di razionalità culturale, libertà e uguaglianza per tutti. In definitiva anch’io sono convinto che la principale posta in gioco che si dibatte - al di là di subculture e integrismi - è incentrata sul valore primario della laicità della sfera pubblica rispetto all’ambito spirituale privato.

Aldo Fappani

venerdì 4 dicembre 2009

Zucche e trattati

di Paolo Naso

Mentre in Italia si raccolgono le firme contro la sentenza del tribunale europeo di Strasburgo, contraria all’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche, l'1 dicembre è entrato in vigore il Trattato di Lisbona sul funzionamento dell’Unione europea. In realtà, almeno in Italia, questa grande novità politica ed istituzionale è passata assolutamente in silenzio, sostanzialmente ignorata dai grandi media, quasi che si trattasse di un passaggio puramente formale di ingegneria istituzionale. Che gli italiani – a partire dalla classe dirigente - si sentano poco europei non è una novità; che anche il mondo della cultura e il sistema della comunicazione di massa abbiano ignorato la rilevanza del Trattato di Lisbona e il suo significato politico dà la misura di un preoccupante provincialismo culturale.
Il Trattato, come noto, è frutto di una faticosissima mediazione e non ha lo status di una vera "costituzione europea" come pure qualcuno aveva sognato. Tuttavia delinea un "patto" tra popoli e governi del vecchio continente e rafforza i poteri dell’Unione su importanti settori delle politiche interne dei singoli stati membro; inoltre, istituendo la figura di un "ministro degli esteri", propone la UE come soggetto politico internazionale animato da una propria visione e strategia politica.

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venerdì 20 novembre 2009

Cittadinanza e fatto religioso

di Marco Rostan

Sperimentazioni a scuola: l'ora di storia delle religioni
A Bologna e al Liceo valdese di Torre Pellice si svolge un'ora di religioni nella storia come conoscenza di un fattore umano determinante

Nelle polemiche intorno alla questione del crocifisso non sono mancati commenti che hanno rilanciato la riflessione sul rapporto fra religioni e scuola. I nostri lettori sanno che, da tempo, gli evangelici si battono contro l’ignoranza religiosa nel paese (per cui il crocifisso viene additato come simbolo civile o culturale) e perché, a cominciare dalla scuola, si preparino i futuri cittadini a una conoscenza e comprensione del fatto religioso, sottratta a controlli confessionali e svolta da docenti adeguatamente preparati a livello universitario. Quest’obiettivo che, in un’Europa multireligiosa e multiculturale, dovrebbe apparire ovvio, in Italia sembra irraggiungibile senza una revisione delle intese con la Conferenza episcopale, che nessuna forza politica sembra intenzionata ad affrontare (la sudditanza bipartisan della politica al vaticano si è manifestata compatta proprio in seguito alla sentenza della Corte di Strasburgo). In questo contesto diventa interessante conoscere alcune sperimentazioni che si stanno facendo nelle scuole superiori, nella linea della storia delle religioni. Ne dà notizia un dossier del Dipartimento discipline storiche dell’Università di Bologna(*), in cui si affronta il tema dell’educazione alla cittadinanza attraverso la Storia delle religioni, e si riportano le esperienze di alcuni istituti. Fa piacere ritrovare fra queste il Liceo valdese di Torre Pellice, dove fin dal 1984 è stato inserito questo insegnamento come disciplina obbligatoria per tutti,

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giovedì 5 novembre 2009

Crocifisso. Altre reazioni protestanti alla sentenza della Corte Europea

Roma (NEV), 4 novembre 2009

La presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), la pastora Anna Maffei, si dice non affatto offesa da tale sentenza: “Ridurre Cristo crocifisso in un segno di appartenenza che marca il territorio di uno Stato e difenderlo come simbolo nazionale significa aver completamente travisato la fede cristiana. Cristo si affidò ad una parola nuda da annunciare, non a simboli nazionali da preservare. I cristiani dovrebbero farsi portatori disarmati di questa parola e non pretendere niente".
Il pastore Holger Milkau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), invitando al confronto sereno e dialogico, sostiene che "lo spazio pubblico non è il luogo dove esprimere prepotenze. Ovviamente la croce e il crocifisso sono simboli fondamentali del cristianesimo, ma non devono diventare motivo per oppressioni o liti".
Positivo anche il giudizio del teologo valdese Paolo Ricca citato da "Il Manifesto" di oggi: “Ritengo la sentenza della Corte Europea un provvedimento giusto. In una situazione di pluralismo religioso mi sembra che tale decisione debba essere adottata anche negli uffici pubblici, come le aule dei tribunali, e non solo in quelle scolastiche”.
Anche l'Alleanza evangelica Italiana (AEI) con un comunicato diffuso oggi valuta "molto positivamente" la sentenza della Corte Europea.
L'"Associazione 31 Ottobre per una scuola laica e pluralista degli evangelici italiani" ritiene che questa sentenza sia un'opportunità per il nostro paese di "sprovincializzarsi". Il suo presidente, Nicola Pantaleo, ha dichiarato: "Sostenere che il crocifisso costituisce un dato culturale e storico più che religioso, connaturato all’italianità, è dire il falso e forzare l’evidenza dei fatti. Si dimentica che esso è stato imposto dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di Stato con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro paese. Si dimentica altresì che la revisione del Concordato del 1984 ha modificato sensibilmente la situazione, cancellando la religione di Stato e rendendo facoltativo l’insegnamento della religione cattolica. Sappiamo che molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro ma resta intatto il riconoscimento di un principio sacrosanto in una società moderna e multiculturale, quello per cui nozioni, simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali".

giovedì 22 ottobre 2009

ORA ISLAMICA? MEGLIO UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA

di Maria Bonafede

La proposta dell'on. Urso per un insegnamento della religione musulmana facoltativo riapre il dibattito ma dimostra una volta di più quanto poca rilevanza abbiano le Intese con le comunità evangeliche. Il problema infatti è già stato impostato per quel che riguarda le chiese valdesi con l'Intesa del 1984 che prevede la presenza di un insegnamento “del fatto religioso e delle sue implicazioni” nelle scuole pubbliche a carico “degli organi ecclesiastici competenti” (art. 10 Intesa approvata con legge 11 agosto 1984, n. 449). Sull'argomento sono intervenuti Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese e Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

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giovedì 17 settembre 2009

XX settembre 1870

XX settembre 1870, una data fausta per le minoranze religiose in Italia, in primis protestanti ed ebrei. Perché? E’ molto semplice: perché fino al 20 settembre gli ebrei potevano vivere nella città del papa solo ghettizzati, i protestanti nemmeno quello. Tra la Riforma del XVI secolo e il 1870 a Roma mi risultano soltanto le seguenti presenze protestanti: quella del pastore Giovan Luigi Paschale, ministro delle chiese valdesi di Calabria, che vi fu condotto nel 1561 per essere processato dall’Inquisizione e che fu arso di fronte a Castel Sant’Angelo; i membri protestanti delle ambasciate europee, che nelle sedi diplomatiche potevano celebrare il loro culto, ma che dovevano esser sepolti “fuori le mura” della città santa; quelli che vennero a stamparvi il Nuovo Testamento durante la Repubblica Romana e che dovettero lasciare la città dopo il rientro di Pio IX e furono così risparmiati dall’assistere al rogo papalino dei testi evangelici. Possiamo immaginare – e li condividiamo come cittadini e come cristiani - i sentimenti dei “colportori” che entrarono in Roma poco dopo i bersaglieri con un carretto di Bibbie trainato da un cane che portava una gualdrappa con il nome “Pio IX”!

XX settembre 1870, una data fausta per l’Italia. Veniva posta fine ad une delle ultime e più caparbie monarchie assolute dei tempi moderni, che motivava la sua intolleranza e il suo dominio sulle coscienze e sui corpi non solo con il richiamo ad un generico diritto divino, ma con la specifica pretesa che il papa-re fosse il vicario del crocifisso, una contraddizione in termini, tanto più per ogni lettore del Vangelo.

A ben guardare, il XX settembre è data fausta anche per i cattolici italiani. Come potrebbero esser ancora tali, se il loro papa fosse ancora un sovrano assoluto che impartisce pene, compresa quella di morte, per chi non aderisce alla “Verità” che egli detiene?

Dovremmo dunque tutti esser grati per il XX settembre, con l’unica eccezione dei cattolici “neri” che ogni anno celebrano a Porta Pia una messa in suffragio per le guardie svizzere cadute in difesa di “Cristo re”. Ma non è questo l’umore di questa Italia affollata di chierichetti atei e di neoclericali che invocano la riscossa tridentina. E se avesse ragione quel mio amico che dice amaramente che in realtà Porta Pia è la breccia attraverso cui il Vaticano è dilagato in Italia? Se guardiamo al Concordato fascista, all’art. 7 della Costituzione per il quale dobbiamo essere grati a Togliatti e, in anni recenti, all’ignavia di tanti politici di ogni schieramento in materia di laicità e di riconoscimento del pluralismo religioso, siamo tentati di non dargli torto. Per smentirlo ci vorrebbe una reazione dei cattolici italiani che però non mi sembra all’ordine del giorno.

Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia

da NEV - Notizie evangeliche 36/37 - 09.

giovedì 10 settembre 2009

Scuola, Vaticano: No a un'ora di religione 'multiculturale'

Non può essere neutra comparazione religioni ma insegnamento fede
Città del Vaticano, 9 set. (Apcom) - No a un'ora di religione 'multiculturale'. Lo chiede la Congregazione vaticana per l'Educazione Cattolica in una "lettera circolare" sull'"insegnamento della religione nella scuola", firmata il 5 maggio scorso ma diffusa oggi dal sito Zenit. "In alcuni Paesi - si legge - sono state introdotte nuove regolamentazioni civili, che tendono a sostituirlo con un insegnamento del fatto religioso di natura multiconfessionale o di etica e cultura religiosa, anche in contrasto con le scelte e l'indirizzo educativo che i genitori e la Chiesa intendono dare alla formazione delle nuove generazioni". Tuttavia, "spetta alla Chiesa stabilire i contenuti autentici dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola, che garantisce, di fronte ai genitori e agli stessi alunni l'autenticità dell'insegnamento che si trasmette come cattolico". Inoltre, "spetta alla Conferenza Episcopale emanare norme generali su questo campo d'azione, e spetta al Vescovo diocesano regolarlo e vigilare su di esso". La Santa Sede ritiene anche necessario che "l'insegnamento religioso scolastico appaia come disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline". Dove non si rispetta pienamente la libertà religiosa, "la Chiesa fa il possibile per offrire ai fedeli la formazione di cui hanno bisogno" e "non smette di denunciare l'ingiustizia che si compie quando gli alunni cattolici e le loro famiglie vengono privati dei propri diritti educativi ed è ferita la loro libertà religiosa". Il documento, come spiegano i firmatari, il cardinale Zenon Grocholewski e l'arcivescovo Jean-Louis Bruguès, rispettivamente presidente e segretario della Congregazione, riconosce che "l'insegnamento della religione nella scuola suscita molti dibattiti". Ssa

domenica 6 settembre 2009

PER UNA SCUOLA LAICA

L'Associazione “31 ottobre” è nata anni or sono nel contesto dell'evangelismo italiano per realizzare un programma formativo e informativo in vista di una scuola laica e pluralista. La data 31 ottobre è stata scelta non a caso perché ricorda l'affissione delle tesi da parte di Martin Lutero nel 1517, gesto di protesta che apriva la stagione della Riforma. La “31 ottobre” ha svolto sin qui numerosi convegni a livello nazionale mobilitando nel campo della scuola energie e personalità interessate a ricercare un programma di insegnamento nel contesto di una laicità aperta senza pregiudiziali. La "31 ottobre" terrà il suo prossimo convegno a Genova nei giorni 12 e 13 settembre. Visualizza il programma.

martedì 11 agosto 2009

PER UNA SCUOLA LAICA E PLURALISTA


TEMI DI ATTUALITA': insegnamento della religione a scuola

IRC e credito scolastico

No al credito scolastico per la frequenza della religione cattolica

Ordinanze ministeriali illegittime: lo dice il TAR Lazio
"Sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico". È quanto si legge nella sentenza n. 78076 del 17 luglio 2009 del Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio, che ha accolto due ricorsi annullando di fatto le Ordinanze ministeriali emanate dall'allora Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, per gli esami di Stato del 2007 e 2008, le quali prevedevano la valutazione, ai fini della determinazione del credito scolastico, della frequenza dell'insegnamento della religione cattolica (IRC). I ricorsi sono stati avanzati, tra gli altri, dalla Consulta romana per la laicità delle istituzioni e dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), insieme a decine di associazioni laiche e a diverse confessioni religiose non cattoliche - tra cui avventisti, battisti, ebrei, luterani, pentecostali, e valdesi -, nonché da due studenti oggi ventenni, che in sede di scrutinio degli esami statali si erano visti discriminati nell'attribuzione del voto finale, perché non avvalentesi dell'IRC. Viva soddisfazione per la sentenza del TAR è stata espressa dal presidente della FCEI, pastore Domenico Maselli, nonché da Nicola Pantaleo, presidente dell’Associazione “31 Ottobre per una scuola laica e pluralista”, tra i ricorrenti. "Resta ora da vedere se e come l'attuale ministro Mariastella Gelmini intenderà applicare la disposizione del TAR del Lazio, onorando il principio di laicità dello Stato previsto dalla Costituzione", ha aggiunto Maselli.


mercoledì 3 giugno 2009

Quale Laicità?


La scheda del libro qui

venerdì 10 aprile 2009

Daniele Garrone su Micromega


ICEBERG 1 - Libertà vs tortura
Beppino Englaro in conversazione con Piero Colaprico - La vita estrema
Mina Welby in conversazione con Cinzia Sciuto - Una vita per la libertà
Maria Antonietta Coscioni in conversazione con Gianni Barbacetto - Dal corpo del malato al cuore della politica
Maddalena Nuvoli in conversazione con Vania Lucia Gaito - Quando il corpo diventa una prigione
Gianni Vattimo - Separarsi dalla vita (e dalla Chiesa)
Paolo Di Modica - La musica interrotta

DIALOGO 1
Paolo Flores d’Arcais, Angelo Panebianco - Ipocrisia virtuosa o violenza ideologica?

ICEBERG 2 - Il corpo e lo Stato
Stefano Rodotà - Il caso Englaro: una cronaca istituzionale
Carlo Alberto Defanti - Eluana, verità e disinformazione
Gian Domenico Borasio - In Italia i sondini hanno più diritti dei malati?
Luca Tancredi Barone - Il testamento biologico nel mondo
Emilio Carnevali - Storia politica del testamento biologico in Italia

CHIESA / CHIESE
mons. Giuseppe Casale - Eluana ci parla ancora
Daniele Garrone - Fratelli cristiani, meno Ratzinger, più Kant!
Alessandro Speciale - Il relativismo della Chiesa gerarchica

DIALOGO 2
Roberta De Monticelli, Giovanni Reale - Il Dogma e la Vita

A PIÙ VOCI 1
Lorenza Carlassare / Andrea Camilleri / Furio Colombo / Umberto Eco / Paolo Flores d’Arcais / Margherita Hack Pancho Pardi / Stefano Rodotà / Barbara Spinelli / Antonio Tabucchi / Gad Lerner / Giorgio Cremaschi / Piergiorgio Odifreddi / Dario Fo / Franca Rame / Vittorio Bellavite - In piazza contro il sondino di Stato (la preparazione del 21 febbraio)

NEL DVD ALLEGATO
Oscar Luigi Scalfaro - Che cos'è la Costituzione

sabato 14 febbraio 2009

Nessuna congiura valdese

Il teologo Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma, scrive al direttore di Avvenire, Dino Boffo, in riferimento ad un presunto "Grande Valdese"
Inutile "attribuire le maiuscole ad 'avversari' di fatto minuscoli"

"Che poi, per ben servirvi, il Grande Valdese sia subito pronto ad impartirci – ad onta di ogni bon ton e garbo interconfessionale – l’ennesima lezioncina sul Concilio Vaticano II, è solo il mesto coronamento di un'acida torta". 
Questa frase, a firma di Dino Boffo, direttore del quotidiano cattolico "Avvenire", pubblicata ieri in prima pagina, non è piaciuta al decano della Facoltà valdese di teologia, il prof. Daniele Garrone.
Senza mai nominarlo, il "Grande Valdese" sarebbe per Dino Boffo il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, che l'11 febbraio su "La Repubblica" ha rilasciato una lunga intervista sul caso Englaro. Seppur non entrando in merito alla diatriba tra "Avvenire" e "La Repubblica" - anche oggi il direttore Ezio Mauro dalle colonne del suo giornale risponde a Dino Boffo -, Garrone, in una lettera inviata oggi al direttore di "Avvenire", esprime la sua preoccupazione per l'infelice citazione. Segue il testo della lettera:
«Ciò che mi incuriosisce e preoccupa sono la G e la V maiuscole. Come Grande Vecchio. Quale esternazione "valdese" può muoverLa ad adottare le maiuscole? Quella specifica di un singolo valdese in una determinata occasione? Oppure la somma di tutti gli articoli e le dichiarazioni pubbliche di esponenti della chiesa valdese (sparuta schiera alla quale mi onoro di appartenere) negli ultimi mesi o anni o decenni? Non si allarmi: una o molteplici, sono pressoché ininfluenti, e comunque con risonanza nulla o scarsa nella gran cassa mass mediatica, che invece ogni giorno ci propina dosi di magistero romano inimmaginabili in qualunque altro paese del mondo. In ogni caso – anche qui, non si allarmi – i valdesi sono poco più di 20.000.

Non resta che una spiegazione: Lei ridà fiato ai toni di cento e più anni fa, quando le voci che dissentivano dalla unica verità su ogni cosa che il pontefice ritiene di detenere per tutti (stavo per scrivere "riteneva", ma purtroppo oggi come ai tempi di Pio IX ritiene, eccome!) venivano attribuite ad una sorta di congiura che vedeva alleati massoni, ebrei, protestanti, potenze liberali ecc., tutti con la maiuscola, se non nella grafia, per lo meno nell’enfasi, perché le congiure contro la verità devono essere maiuscole per forza, altrimenti minuscola sarebbe la verità. 
Può così verificarsi il singolare paradosso che, in una provincia papalina quale è oggi l’Italia, con una classe politica che pullula in entrambi gli schieramenti di chierichetti - spesso atei, ma sempre proni - e in cui le posizioni che Lei rappresenta vincono su tutti i fronti, dai finanziamenti all’ideologia, che i "cattolici" o "il popolo della vita" si sentano accerchiati al punto da attribuire le maiuscole ad "avversari" di fatto minuscoli. Non si allarmi, le maiuscole le avete voi: voi siete la Chiesa; noi – per voi - non siamo neppure chiese. Eppure continuiamo, con le minuscole, la nostra minuscola testimonianza, come cittadini e come credenti.
Quanto alle torte acide e ai loro mesti coronamenti, provi a pensare che gusto avevano quelle che abbiamo dovuto mangiare noi quando erano egemoni le posizioni di cui Lei si fa portavoce».

Nel suo editoriale pubblicato oggi su "La Repubblica" in risposta ad "Avvenire", Ezio Mauro, ricordando giustamente che Gustavo Zagrebelsky non è valdese, ma "un cittadino libero di pensare e di esprimersi", scrive: "Ora, essere valdese non è né un merito né una colpa, non toglie e non aggiunge nulla alle considerazioni di un costituzionalista che è stato anche presidente della Corte, e che senza essere gravato degli obblighi del dialogo interconfessionale spettanti tutt'al più alla gerarchia, ha diritto di pronunciare le sue opinioni sullo Stato e la Chiesa senza che vengano bollate come 'lezionicine'".


Tratto dal comunicato:
 NEV - Notizie evangeliche del 13 febbraio 2009

www.fedevangelica.it
www.chiesavaldese.org
www.avvenire.it
www.repubblica.it

mercoledì 8 ottobre 2008

La controversia sull'ora di religione in Italia


(Fonte: www.repubblica.it
mercoledì 8 ottobre 2008,
sito consultato alle ore 12.05):


IL CASO/La Commissione di Bruxelles accoglie un esposto
che ritiene violato il principio di uguaglianza dei cittadini

Dubbi Ue sui docenti di religione
"Assunti per fede, l'Italia spieghi"

di ALBERTO D'ARGENIO


BRUXELLES - In Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, bisogna ottenere il via libera del vescovo. Una prassi in vigore dai Patti lateranensi del 1929 ma entrata in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore. E per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo Berlusconi.

Il caso nasce da una denuncia alla Commissione europea promossa dal deputato radicale Maurizio Turco, dall'avvocato Alessandro Nucara e dal fiscalista Carlo Pontesilli. Le accuse del pool radicale sono molto precise e si fondano sulle regole cardine dell'Unione europea. Afferma infatti la direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni "fondate sulla religione".

Ma c'è di più, visto che la parità di trattamento a prescindere dalla confessione è garantita anche dalla Dichiarazione universale dell'Onu, richiamata dal Trattato di Maastricht, e dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo. E, a quanto sembra, la regola in vigore da ottant'anni e confermata nel 1985 in seguito al rinnovo dei Patti firmato da Bettino Craxi va in un'altra direzione.

L'avallo vescovile, è la tesi radicale, rappresenta infatti una violazione delle regole comunitarie. A non andare è soprattutto la diversità di trattamento tra i professori di religione e quelli delle altre materie: chi vuole insegnare, infatti, deve svolgere un corso di abilitazione di due anni e poi sperare di diventare precario, prima tappa della sua incerta carriera. Chi insegna religione, sottolinea la denuncia recapitata a Bruxelles, invece deve solo ottenere la nomina vescovile (fatti salvi alcuni requisiti professionali) godendo dunque di un trattamento privilegiato vietato dalla Ue. E se anche i corsi sono stati per ora sospesi dal ministro Gelmini, la disparità resta, perché va da sé che un ateo o un non cattolico non può diventare docente di religione, con palese discriminazione rispetto a chi è credente.

Ma non finisce qui, visto che c'è anche una disparità di trattamento retributivo tra i circa 23 mila insegnanti di religione e gli altri, con i primi che prendono più soldi dei secondi. Prassi bocciata a luglio dalla giustizia italiana, che ha condannato il ministero dell'Istruzione a parificare lo stipendio di un professore che ha fatto ricorso aprendo la strada a nuove singole denunce (in Italia non esiste il ricorso collettivo). Argomentazioni che hanno fatto breccia a Bruxelles, con la direzione generale Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea che a cavallo dell'estate ha chiesto una serie di informazioni al governo riservandosi di decidere sul caso solo quando avrà letto la risposta, attesa a breve.

Insomma, non si tratta ancora di una procedura formale contro l'Italia, ma l'invio di un questionario significa che la Ue nutre seri dubbi sulla legalità della nostra legge. Esattamente come avvenuto nel 2007, quando Bruxelles ha chiesto una serie di informazioni sui colossali sgravi fiscali accordati alla Chiesa. Un dossier, questo, ancora al vaglio della Commissione che, secondo diversi interlocutori, prende tempo viste le ingombranti pressioni politiche che spingono per un'archiviazione.

(8 ottobre 2008)

venerdì 3 ottobre 2008

NOTIZIE DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Approvate dal Consiglio dei ministri le modifiche alle Intese con la Chiesa evangelica valdese e con la Chiesa avventista
Soddisfazione di Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, e di Dora Bognandi del Dipartimento per la libertà religiosa della Chiesa avventista
"Ora si approvino anche le Intese relative alle altre fedi religiose"

Soddisfazione è stata espressa dalla pastora Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, e da Dora Bognandi, direttore del Dipartimento per la libertà religiosa della Chiesa avventista, per la firma avvenuta oggi da parte del Consiglio dei ministri per le modifiche di legge in riferimento alle Intese delle due confessioni con lo Stato italiano.
Le modifiche apportate alle Intese riguardano, per la Chiesa evangelica valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi), la possibilità di accedere anche alle quote non espresse dai contribuenti dell’otto per mille dell’Irpef (modifica alla legge n. 409 del 1993), mentre per l'Unione italiana delle Chiese cristiane avventiste del 7° Giorno (UICCA) si tratta del riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dall'Istituto di cultura biblica avventista di Firenze (modifica alla legge n. 516 del 1988).

"Accogliamo con soddisfazione l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del ddl di ratifica. Ci auspichiamo che in brevissimo tempo il Governo provveda anche alla ratifica delle altre Intese già negoziate e firmate, o siglate, dai precedenti governi, compreso quello presieduto dall’on. Berlusconi, relative a comunità di fede che svolgono un ruolo sempre più importante e riconosciuto nella società italiana - ha dichiarato Maria Bonafede -. Augurandoci che l’iter parlamentare sia il più rapido possibile per tutte le Intese in corso, rinnoviamo il nostro impegno a gestire gli ulteriori fondi otto per mille che ci verranno assegnati in base a questa revisione dell’Intesa nella stessa linea di laicità e trasparenza che ci ha caratterizzato negli anni scorsi, senza destinare neanche un euro a finalità di culto".

"L'approvazione delle due modifiche è senz'altro una buona notizia! - ha affermato Dora Bognandi -. Significa che si sta superando un'impasse che dura da anni. Ringraziamo il governo per questo primo passo anche se auspichiamo che tra brevissimo lo stesso avvenga per la altre Intese in attesa di approvazione".

Ora le rispettive revisioni di legge dovranno essere approvate da Camera e Senato.

Le bozze d'Intesa, approvate dal Governo Prodi lo scorso 7 marzo 2007, che oggi - a norma dell’articolo 8 della Costituzione - chiedono di essere riprese in esame dal Governo in carica, riguardano: la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova e l'Unione buddista italiana (che nel 2000 avevano già ottenuto la firma dal Governo D'Alema), nonché la Chiesa Apostolica in Italia, la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, l'Unione induista italiana.

Fonte: tratto da NEV - Notizie evangeliche, del 3 ottobre 2008,
riportato anche dal sito:
www.chiesavaldese.org
del 3 ottobre 2008.