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venerdì 28 maggio 2010

Secondo natura?

Centro evangelico di Cultura “Arturo Pascal”
Centro di Ricerca sulla Biopolitica “Bios” – Università del Piemonte Orientale
Centro Studi Filosofico Religiosi “Luigi Pareyson”
Dipartimento di Scienze Giuridiche – Università di Torino



3-4 Giugno 2010

Da più parti sembrano farsi evidenti i sintomi della crisi di una ragione laica che, dopo aver letto in chiave emancipativa lo svanire delle ideologie, il venir meno delle grandi narrazioni, l’affievolirsi di ogni orizzonte veritativo, sembra ritrovarsi svuotata di capacità normativa. Di fronte al conflitto tra culture e religioni come luogo nel quale la ragione è chiamata ad esercitare la propria funzione di arbitro, innanzitutto; ma anche di fronte ai nuovi problemi etici posti dalla tecnica.
Di qui la necessità di elaborare un nuovo quadro normativo, problema che talvolta viene risolto, anche da parte di autorevoli rappresentanti della cultura laica, con il recupero di un fondamento di stampo naturalistico o con il ricorso a categorie di stampo religioso o post-religioso. La rilettura della nozione di diritto naturale in chiave normativa, al quale stiamo assistendo in questi anni, soprattutto da parte della Chiesa cattolica, getta le proprie radici in questo contesto culturale.
Sul fronte opposto sembra collocarsi il progetto tecno-scientifico di un’integrale naturalizzazione della mente umana, che porta con sé, come conseguenza paradossale, una sorta di determinismo etico-politico.
Attorno alla natura è dunque in corso una guerra culturale. Ma, ci si potrebbe chiedere: abbiamo davvero bisogno della natura come fondamento per stabilire i criteri atti a normare la convivenza all’interno delle società contemporanee? La nozione di natura è il mezzo più adatto per arrivare all’universale e per costruire un’etica condivisa? Il Convegno intende mettere in discussione la validità e i limiti dell’uso del paradigma della natura in ambito filosofico e scientifico, giuridico ed etico- politico, psicologico e antropologico.
Sul piano giuridico: in che modo la natura diventa norma? L’etico discende dal naturale, come fondazione oggettiva, oppure come condizionamento da interpretare con responsabilità? Come rendere compatibile il riferimento alla natura con l’autonomia individuale?
Sul piano scientifico: le neuroscienze e il progetto di naturalizzazione della mente. Naturale e artificiale. La polemica sull’evoluzionismo e la trasformazione del concetto di natura. L’antropologia culturale.
Sul piano teologico: stiamo assistendo a una “biologizzazione del cristianesimo”, sia da parte cattolica sia da parte delle frange più radicali del protestantesimo anglosassone? Qual è il significato della parola “natura” nella Bibbia? Da quando il cattolicesimo ha fatto della natura la sua bandiera?
Sul piano filosofico: Di che cosa parliamo quando parliamo di "natura"? Anche a uno sguardo superficiale non può sfuggire la polisemia del termine. Natura in senso descrittivo, come totalità delle cose che esistono, oppure in senso normativo, come il principio razionale che le regola? Natura in senso aristotelico, oppure biologico? Come pensare la natura umana?

Programma.

Giovedì 3 Giugno

Università di Torino - Aula Magna del Rettorato, Via Verdi 8

Ore 9,30 Presentazione. Luca Savarino (Università del Piemonte Orientale)

Ore 10,00 -13.00
Diritto. Come la natura diventa norma

Introduzione: Mario Dogliani (Università di Torino)

Relatori: Francesco Viola (Università di Palermo) - Luciano Patruno (Università di Bari)


Ore 15.00 – 18.00

Scienza. Il pericolo del riduzionismo?

Introduzione: Giorgio Palestro (Università di Torino)

Interventi di: Gilberto Corbellini (Università di Roma - La Sapienza) – Paolo Vineis (Imperial College - Londra)



Venerdì 4 Giugno
Salone della Casa valdese, corso Vittorio Emanuele II 23 - Torino



Ore 10.00 – 13.00

Teologia. Verso una biologizzazione del cristianesimo?

Introduzione: Maurizio Pagano (Università del Piemonte Orientale)

Interventi di: Giannino Piana (Università di Torino) –Daniele Garrone (Facoltà Valdese di Teologia - Roma)



Ore 15.00-18.00.

Tavola Rotonda. Come pensare la natura umana?

Introduzione: Ugo Perone (Università del Piemonte Orientale)

Interventi di: Roberto Esposito (Istituto Italiano di Scienze Umane - SUM) - Simona Forti (Università del Piemonte Orientale)– Simone Pollo (Università La Sapienza – Roma) – Francesco Remotti (Università di Torino)– Federico Vercellone (Università di Torino)

mercoledì 7 aprile 2010

Ecomuseo Valle Elvo e Serra

Ai soci e ai simpatizzanti dell'Ecomuseo Valle Elvo e Serra

L'Associazione per l'Ecomuseo Valle Elvo e Serra - Onlus vi invita all' Assemblea Annuale che si terrà lunedì 12 aprile alle ore 21:00 presso la Cascina San Clemente di Occhieppo Inferiore (BI)

L'Assemblea, aperta a tutti, è il principale momento di incontro di coloro che hanno a cuore il progetto Ecomuseo e promuovono le attività sulle quali ricevete le nostre comunicazioni.

Chi lo desidera, potrà in tale occasione aderire all'Associazione e partecipare direttamente alla sua vita.

Provenendo da Occhieppo Superiore o da Biella, la Cascina si trova all'angolo tra Via San Clemente e la Strada Vecchia per Ivrea.

giovedì 29 ottobre 2009

venerdì 23 ottobre 2009

La difficile arte del governo dell'acqua

di Alberto Lucarelli
Ordinario di diritto pubblico alla Federico II di Napoli

Negli ordinamenti giuridici positivi dell'Europa continentale, come è noto, vale il principio che può così sintetizzarsi: «la forma è sostanza» ovvero la forma caratterizza la fattispecie concreta.
Le recenti vicende dell'acquedotto pugliese, conclusesi con le dimissioni del presidente Riccardo Petrella, hanno origine proprio dalla dicotomia forma-sostanza e dall'erronea convinzione di chi sostiene che tale dicotomia sia alla base di una sterile disputa tra tecnici del diritto, priva di effettive conseguenze sul piano giuridicoeconomico.
Secondo tale orientamento la società a capitale interamente pubblico e l'ente pubblico rappresenterebbero due forme giuridiche del tutto interscambiabili e utilizzabili entrambe a discrezione della pubblica amministrazione.
Coloro che sostengono tale tesi ritengono poi che si possa legittimamente sostenere che la gestione dell'acqua resterebbe pubblica tanto nel caso di utilizzo dell'ente pubblico quanto nel caso di utilizzo della Spa a capitale interamente pubblico.
Non mi sento di condividere tale impostazione, credo che la società interamente pubblica configuri un monstrum difficilmente gestibile e orientabile nel tempo al perseguimento degli interessi pubblici. Proverò a spiegarne i motivi.

In Italia, la legislazione vigente è stata condizionata dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia che, trovandosi a decidere su casi concreti, ha legittimato l'affidamento del servizio senza gara solamente nel caso del cosiddetto in house providing, ovvero di affidamento diretto ad una Spa a capitale interamente pubblico.
L'esclusione della gara ritenuta legittima dalla Corte non influisce in nessun modo sulla natura giuridica delle società a capitale interamente pubblico: si tratta, in ogni caso, di società di capitali sottoposte alle regole del diritto commerciale, per quanto attiene agli scopi, agli organi di governo, ai controlli; di strutture che, proprio per la loro natura privatistica, orientano l'efficienza verso la produzione di profitti piuttosto che verso la coesione economico-sociale.
Uno dei presupposti richiesti dalla Corte di Giustizia per poter ricorrere a questa forma di gestione è che tra l'ente locale e la Spa pubblica ci sia un rapporto di dipendenza, nel quale la società si ponga quale ente strumentale della pubblica amministrazione.
Tuttavia, di fatto, ciò non si realizza mai: è difficile immaginare che tra pubblica amministrazione e società concessionaria non sorga un rapporto di netta e sostanziale alterità, nel quale il controllo si riduce a profili di carattere esclusivamente formale.
Con il tempo tende a consolidarsi un rapporto fondato sull'autonomia, la società può ampliare progressivamente il proprio oggetto sociale estendendolo ad altri servizi. Si pensi poi alla possibile apertura della società ai mercati finanziari, all'espansione territoriale delle attività in Italia e anche all'estero, ai poteri conferiti al consiglio di amministrazione senza alcuna verifica sulla gestione da parte della pubblica amministrazione. Le strade si separano e la società tende, per sua natura, a esercitare poteri che evidenziano la sua autonomia nei confronti degli azionisti. Il controllo esercitabile dall'amministrazione si limiterebbe ai provvedimenti consentiti dal diritto societario alla maggioranza dei soci. Una siffatta articolazione organizzativa e strutturale della società in house providing, oltre a eludere la regola generale dell'affidamento a un soggetto terzo mediante gara pubblica, finisce anche per non attribuire all'ente proprietario il necessario potere di ingerenza e di effettivo condizionamento delle attività di organizzazione e erogazione del servizio.
Il modello societario, secondo le previsioni dell'ordinamento giuridico, non si presta a essere utilizzato ai fini della realizzazione di una società in house; la presenza di vincoli di incedibilità delle quote di proprietà pubblica e l'aggiunta di patti parasociali non costituiscono una sufficiente garanzia di controllo. La recente riforma del diritto societario ha rafforzato ulteriormente la relativa vocazione imprenditoriale e lucrativa.
L'esistenza di alcune leggi speciali che prevedono la costituzione di società senza scopo di lucro non fa altro che confermare al contrario i principi codicistici. Inoltre, la Spa interamente pubblica contiene in sé una forte contraddizione, infatti, l'affidamento in house, come è noto, si giustifica soltanto se l'ente pubblico, attraverso la Spa, possa perseguire i propri obiettivi pubblicistici; tuttavia ciò non è verificabile nel nostro ordinamento, nel quale l'istituto societario non ammette scopo diverso da quello speculativo. Il codice civile attribuisce inderogabilmente la gestione dell'impresa agli amministratori, i quali compiono le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale.
In conclusione la forma della Spa configura un modello molto distante da quello della gestione pubblica; con il modello societario chi gestisce l'acqua ne diviene il vero proprietario, riproponendo la vecchia disputa tra proprietà formale e proprietà sostanziale. Il legislatore italiano, dunque, per evitare la frammentazione dell'istituto proprietario, con un'immediata ricaduta sulla tutela dei diritti fondamentali, ripensi al più presto alla reintroduzione dell'azienda speciale, esca dall'ipocrisia proprietà-gestione e dal tunnel di mostruosità giuridiche. Occorre un ente in grado di governare l'acqua e non semplicemente di gestirla, consapevole di governare un servizio non orientato al mercato; un ente che pensi anche alle «perdite delle condutture», ma non solo, la cui azione si ispiri, tra l'altro, ai principi di efficienza, efficacia e economicità, finanziato attraverso meccanismi di fiscalità generale, oltre che attraverso i normali meccanismi tariffari. Si compirebbe un grave errore di prospettiva se si volesse sopperire al fallimento delle riforme della pubblica amministrazione, tentate negli anni novanta, con un uso improprio della società di capitali, nell'illusione che ciò possa realizzare qualità, sviluppo e efficienza.

Grazie a Daniele per la documentazione
http://arcangelo-gamaz.blogspot.com/

giovedì 15 ottobre 2009

Blog Action Day - Manuale per Comunità piene di energia

Mondo in bilico è il titolo del film dell’ex vice-presidente statunitense Al Gore che affronta la crisi sistemica della terra. L’impronta ecologica delle società umane – ed in particolare di alcune di esse – pesa infatti così prepotentemente sul pianeta da rischiare di schiacciarlo e sgretolarlo. Ma quello che in questa sede si vuole mettere in luce è il fatto che – forse – sembra che tale eventualità cominci ad essere guardata con il realismo che richiede, presupposto necessario, anche se non certamente sufficiente, per l’agire. È diventata in particolare analisi condivisa, e non più oggetto di continue, ironiche refutazioni, che la domanda di energia, in prevalenza di origine fossile, delle filiere produttive, dei trasporti e dei consumi civili non è compatibile con la stratificazione insediativa che si è stabilita nel tempo: in particolare la diffusione massiccia di composti chimici che bloccano negli strati bassi dell’atmosfera le radiazioni a onde lunghe emesse dal nostro pianeta hanno alterato la precedente regolazione dell’effetto serra, mentre la degradazione in calore di parte consistente dell’energia utilizzata alimenta anch’essa ulteriore incremento della temperatura.
Scarica il manuale qui

giovedì 1 ottobre 2009

giovedì 9 aprile 2009

Bionieri

Abitanti dei confini tra selvatico e coltivato

Una "radura" collettiva dove incrociare e scambiare saperi e sapori, utopie, progetti e memorie.

I pionieri erano coloro i quali superando il confine tra coltivato e selvatico piegavano la natura, i popoli nativi e le loro culture alle leggi della così detta civiltà.
I "bionieri" sono coloro che intraprendono il sentiero inverso, non verso un passato impossibile ma verso un antico futuro di relazioni con i regni umani e non umani.

Iscriviti qui

giovedì 18 settembre 2008

Globalizzazione e Ambiente

La Commissione Globalizzazione e ambiente della FCEI ha avviato un progetto in collaborazione con il Dipartimento di teologia dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), per la pubblicazione di un Equomanuale. Manuale per una spiritualità della giustizia economica, che è liberamente scaricabile in formato pdf.

Si tratta di un manuale che mira ad avvicinare le chiese alle pressanti problematiche dell'ingiusta distribuzione delle risorse nel mondo. Ogni capitolo introduce in maniera semplice i meccanismi dell'economia internazionale, li discute alla luce di alcuni temi biblici e teologici ed infine offre materiali e link per continuare a lavorare in comunità e individualmente.

Qui

mercoledì 17 settembre 2008

Verso la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente

Roma (NEV), 10 settembre 2008

“La vera sfida del cambiamento climatico”: questo il tema della VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN), che si svolgerà dal 24 al 28 settembre a Triuggio (Milano). Stili di vita eco-compatibili, emergenza idrica, chiese ed eco-management, biodiversità, mobilità, elaborazione di liturgie apposite, sono solo alcuni tra i temi che saranno al centro dell'attenzione dei 100 delegati provenienti da tutta Europa ed appartenenti a chiese e associazioni ecclesiastiche di ogni denominazione.
Quest'anno, e per la prima volta, l'Assemblea ECEN è organizzata dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), partner italiano della rete. Il momento scelto coincide opportunamente con il “Tempo per il Creato” (1 settembre - 4 ottobre) dedicato dalle chiese europee alla preghiera per la protezione della creazione ed alla promozione di stili di vita sostenibili. In Italia già da alcuni anni la FCEI, la Conferenza episcopale italiana (CEI) e la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia hanno inserito il Tempo per il Creato nel proprio anno liturgico.
Interverranno all'Assemblea esperti internazionali, tra cui il climatologo Jean Pascal van Ypersele, membro del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico; il biologo Stefan Edman, autore di numerosi saggi sul cambiamento climatico; l'architetto del paesaggio Roberto Ferrero. Previsto il coinvolgimento delle comunità locali dell'area milanese.
"La partecipazione della FCEI e delle chiese milanesi contribuirà a illustrare l'impegno delle chiese evangeliche italiane e del movimento ecumenico sui temi della salvaguardia del Creato - ha spiegato all'Agenzia NEV Laura Casorio, segretario esecutivo della FCEI -. Partendo dalla decima raccomandazione del messaggio finale della Terza Assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania) molte chiese locali, insieme a fratelli e sorelle del movimento ecumenico, hanno dato vita ad alcune iniziative. Ci auguriamo che anche in Italia, quello che è stato denominato 'Tempo per il Creato' possa diventare uno stimolo in un percorso comune tra le confessioni cristiane, ma anche che questa VII Assemblea dell'ECEN abbia una ricaduta nella vita e nel lavoro delle nostre chiese".
L'Assemblea sarà preceduta da una Giornata di riflessione su "Ecoteologia. Una fede nel tempo che cambia", promossa dal Centro culturale protestante di Milano in collaborazione con la Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della FCEI. Quali sono le implicazioni del passaggio dalla teologia della creazione all'ecoteologia? È possibile parlare di una teologia della liberazione per l'ambiente? A queste, ed altre domande cercheranno di rispondere Sigurd Bergmann, docente di studi religiosi all’Università di scienze e tecnologia di Trondheim (Norvegia) e componente del Forum europeo di studi religiosi e ambientali; Jutta Steigerwald della GLAM, nonché componente del Gruppo di lavoro sul cambiamento climatico del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC); Letizia Tomassone, pastora valdese e vicepresidente FCEI; e Paolo Colombo del Centro ecumenico europeo per la pace. Il 20 settembre dalle 16.30, in via Francesco Sforza 12a, Milano.

L'ECEN è una rete ecumenica fondata nel 1998 in seguito al grande risalto dato dalle prime due Assemblee ecumeniche europee (Basilea 1989 e Graz 1997) alla questione della salvaguardia del Creato, www.ecen.org.