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domenica 29 dicembre 2013

Registrazione della presentazione a Firenze del libro di Paolo Ricca "L'ultima cena,anzi la prima. La volontà tradita di Gesù" 

http://www.radiovocedellasperanza.it/mp3/pgm/cof/cof_1387208183_16122013.mp3

giovedì 13 gennaio 2011

INCONTRO ECUMENICO A BOSE - DOMENICA 23 GENNAIO ORE 16,30






LA COMMISSIONE DIOCESANA

PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO



LA CHIESA VALDESE DI BIELLA



LA COMUNITÀ MONASTICA DI BOSE





INVITANO TUTTI I CRISTIANI DI BIELLA

E DEL BIELLESE


A UNA


CELEBRAZIONE ECUMENICA

DELLA PAROLA DI DIO


NELLA CHIESA DEL MONASTERO DI BOSE


a Magnano


Domenica 23 gennaio 2011 alle ore 16,30


martedì 9 giugno 2009

DARE DEL TU AL DIALOGO





CLICCARE SUL PROGRAMMA
DEL CONVEGNO
PER VISUALIZZARLO INGRANDITO

domenica 10 maggio 2009

LA CHIESA COME POTREBBE ESSERE

Domenica 10 maggio 2009
a COSSATO (Biella)
alla parrocchia Gesù Nostra Speranza
Via Paruzza,
alle ore 17.00
incontro ecumenico tra:
cattolici romani, ortodossi e valdesi
con riflessioni bibliche e canti sul tema:

la Chiesa di Gesù Cristo: 
com’è  
e come potrebbe essere


lunedì 16 marzo 2009

Donne e Fede Oggi

Noemi Marchionatti 3496606427 per confermare la partecipazione
noemi.marchionatti@bluebook.it

venerdì 13 febbraio 2009

INCONTRO ECUMENICO A PETTINENGO

SABATO 14 febbraio 2009
INCONTRO ECUMENICO
a
PETTINENGO (Biella)
Villa Piazzo - GB Maggia, 2
ore 17.00

www.pacefuturo.it



TESTIMONIARE LA FEDE 
IN UN MONDO CHE CAMBIA
cattedra dei pacifici

PACEFUTURO INCONTRI


Thomas Merton, Martin Luther King, Karl Barth, Dietrich Bonhoeffer hanno lasciato tracce per un cammino ancora da svolgere nella chiesa e nella società

con:
 
Guido Dotti (Comunità Monastica di Bose),
Maurizio Abbà (Chiese Valdesi Biella e Chivasso)
Paolo Ricca (teologo valdese)


ingresso libero, si raccomanda la puntualità

domenica 18 gennaio 2009

SPERARE ANCORA

Intervista
Maselli: 
“Coltivare la speranza, 
  pregare ed operare per la pace, 
  costruire l'ecumenismo”

a cura di Paolo Naso

Roma (NEV), 14 gennaio 2009 - Il 2009 è iniziato in un clima di viva preoccupazione per la crisi economica che colpisce migliaia di famiglie anche in Italia e di vera e propria angoscia per le notizie che giungono da Israele e dalla Striscia di Gaza. In questo quadro i buoni propositi e le speranze per il nuovo anno possono apparire vani e retorici. Inizia così, da questa diffusa sensazione di pessimismo, la nostra intervista a Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

E' vero. Il 2009 è iniziato in un clima cupo e ci pare che la notte non potrebbe essere più buia. Eppure proprio in queste circostanze ci sostiene la speranza della fede. Il profeta Isaia chiedeva: “sentinella, a che punto è la notte”? E noi, come cristiani ma anche come uomini e donne che vogliamo imparare a coltivare la speranza, sappiamo che l'alba non può essere lontana, e a quell'alba dobbiamo guardare con fiducia e impegno.

In questa notte buia si continua a sparare.
L'arma più potente dei cristiani è la preghiera e non vi è dubbio che oggi la preghiera è fondamentale per tanti nostri fratelli e sorelle – israeliani e palestinesi, ebrei, cristiani e musulmani - che rischiano la vita senza avere nessuna colpa se non quella di trovarsi sulla traiettoria di un missile o di una bomba. Ogni azione di guerra, anche se giustificata dagli errori altrui, è di per sé negativa, è solo morte, distruzioni, ferite, e allontana gli spiragli di pace che pur sembrano aprirsi qua e là. In questa prospettiva ci associamo al messaggio del segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, il pastore Samuel Kobia, che chiede una tregua immediata. Ma al tempo stesso sappiamo che il nostro vero obiettivo non è la tregua ma la costruzione di una vera pace nel Medio Oriente.

Nella richiesta di una tregua in Medio Oriente le chiese sono unite. Su altri temi, invece, appaiono distanti e il movimento ecumenico oggi appare più debole. Tra pochi giorni, il 18 gennaio, si apre la consueta Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Dal suo punto di vista qual è il clima nel quale verrà celebrata in Italia?
Andiamo verso la Settimana ecumenica in un clima che non è certo il più favorevole al dialogo. D'altra parte siamo convinti della necessità di continuare a sperare ed operare perché si facciano passi concreti nel dialogo ecumenico. Ho ritrovato recentemente il pensiero di un vescovo cattolico che mi ha profondamente colpito; egli dice che, anche se i vertici ecclesiastici creano difficoltà, il risultato più evidente è l'avvicinamento dei cristiani alla base delle rispettive comunità confessionali. Quando e fino a che l'ecumenismo si traduce in dialoghi e rapporti di vertice la grande massa dei credenti si sente estranea. Ma ora che ci siamo abituati al dialogo, è la base che chiede che si facciano passi concreti nel cammino dell'unità cristiana. E questa unità appare molto più necessaria all'inizio di quest'anno, segnato da una grave crisi economica che mette a repentaglio posti di lavoro anche nei paesi ricchi e quando sembra sempre più imminente una crisi ambientale dalle conseguenze ancora incerte. Insomma è necessario non solo che i cristiani di tutto il mondo preghino insieme, ma soprattutto che si mettano insieme per lottare contro la miseria, le disuguaglianze, le ingiustizie e anche per la difesa del nostro pianeta.

Tra i temi che nel 2009 maggiormente hanno impegnato la FCEI c'è stato quello della difesa della libertà religiosa. Con quali aspettative possiamo guardare al 2009?
E' un dato di fatto che nel nostro paese la libertà religiosa è ancora imperfetta, è una costruzione ancora largamente incompleta. Basti pensare alla vicenda delle Intese ai sensi dell'articolo 8 della Costituzione già firmate da vari presidenti del Consiglio e non ancora presentate in Parlamento; per non citare la sconcertante vicenda della legge sulla libertà religiosa sostitutiva delle norme fasciste sui “culti ammessi”, che sembra destinata a non fare nessun passo avanti. 

Che cosa si può fare per smuovere queste acque un po' stagnanti?
Occorre farsi sentire, e la Federazione delle chiese evangeliche sta facendo di tutto per richiamare l'attenzione della classe politica e dell'opinione pubblica su questo tema. Quello della libertà religiosa non è il tema di una parte politica; è una questione fondamentale per una democrazia ed anche per la pace nel mondo. Mentre in tanti paesi la libertà religiosa viene negata o calpestata occorre dare un segnale forte di controtendenza, a dimostrazione che una moderna democrazia cresce e si consolida anche nel riconoscimento dei diritti delle sue sempre più numerose e consistenti comunità di fede.


Per informazioni:
Agenzia NEV - Notizie Evangeliche
Federazione delle chiese evangeliche in Italia
tel. 06/48.25.120
fax 06/48.28.728
e-mail: Agenzia Stampa NEV

giovedì 15 gennaio 2009

AOSTA ECUMENICA

A O S T A

COMITATO ECUMENICO PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
(Cattolici, Avventisti e Valdesi)

INIZIATIVE ECUMENICHE NELL’AMBITO DELLA 
SETTIMANA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI
(19-25 GENNAIO 2009)

Tema: 
“Essere riuniti nella tua mano” 
(Ezechiele, 37: 17)

Lo scorso anno le chiese cristiane hanno ricordato il Centenario dell’Ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani, che fu celebrato per la prima volta dal 18 al 25 gennaio 1908. 
Quest’anno l’iniziativa parte dalle chiese coreane che ci invitano a meditare la seconda grande visione di Ezechiele (Ez. 37) perché si trovano nella situazione da cui era partito Israele prima dell’esilio. Anche la Corea, che si sente un’unica nazione, è un paese diviso in due stati. 
Ma questa è anche la situazione della cristianità oggi: una realtà divisa, ma che ha come speranza centrale quella di “formare un solo bastone nella mano di Dio” (Ez., 37: 17).

PROGRAMMA

1. Lunedì 19 gennaio 2009, alle ore 20,30, presso la parrocchia di Saint-Etienne: incontro/dialogo a tre voci (Avventisti, Cattolici, Valdesi) sull’apostolo Paolo in occasione delle celebrazioni dell’Anno Paolino.

Relatori:
− Don Paolo Papone: L’approccio psicologico alle comunità nelle lettere paoline;

− Pastore Francesco Mosca: La speranza di Paolo di fronte alla morte (2 Corinti 5:1-10);

− Prof. L. Sandro Di Tommaso: L’apostolo Paolo maestro di una teologia in ricerca


2. Il 20 gennaio, alle 21: serata ecumenica presso il salone delle manifestazioni del Palazzo Regionale; tema: Una nuova sobrietà per abitare la Terra. 

3. Il 21 gennaio, alle 18.30: Messa celebrata dal Vescovo per l’unità dei cristiani in Cattedrale. 

4. Sabato 24 gennaio 2009, alle ore 20,30: 
     Celebrazione ecumenica della Parola, 
     presso il Tempio Valdese di Aosta.



Gli incaricati:
Fratel Renato Tallone (Chiesa cattolica)
L. Sandro Di Tommaso (Chiesa Valdese)
Michela Tumminelli (Chiesa Avventista)

venerdì 19 dicembre 2008

Biella: dialogo tra le religioni

Da alcuni anni a Biella esiste un rapporto di collaborazione e di confronto tra le varie realtà religiose cittadine. Anche quest’anno è stato dunque organizzato un incontro pubblico, che aveva per tema la Carta dei valori, ai fini dell’integrazione sociale.

Massimo Tucci


Tratto da Riforma.. continua a leggere

mercoledì 29 ottobre 2008

INCONTRO ECUMENICO

dal sito: www.monasterodibose.it

Simposio ecumenico internazionale

Una nube di testimoni
Opportunità per una commemorazione ecumenica


Monastero di Bose, 29 ottobre-2 novembre 2008


Comunicato stampa

I santi e i martiri – o, più semplicemente, i “testimoni” cristiani che hanno condotto una vita esemplare – possono contribuire a unificare le Chiese nelle quali sono nati? Un gruppo internazionale di esperti affronterà questo e altri interrogativi durante un Simposio organizzato congiuntamente dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e dal Monastero di Bose.

Nella storia della Chiesa non sono mancati uomini e donne che hanno condotto una vita cristiana esemplare, arricchendo così il patrimonio del movimento ecumenico. Il Simposio internazionale, intitolato “Una nube di testimoni: opportunità per una commemorazione ecumenica” che si terrà a Bose dal 29 ottobre al 2 novembre 2008, cercherà di determinare come la memoria comune di questi testimoni della fede può contribuire alla crescita di una spiritualità ecumenica. Proposte concrete verranno così offerte alle Chiese per la loro vita liturgica.

Circa ottanta teologi e responsabili di Chiese ortodosse, cattoliche, protestanti, anglicani e pentecostali di fama internazionale sono attesi al Simposio. Tra i relatori segnaliamo il priore di Bose, fr. Enzo Bianchi – che presenterà l’approccio biblico alla tematica – e Mary Tanner, presidente del CEC per l’Europa. L’arcivescovo Rowan Williams di Canterbury ha fatto pervenire una riflessione che verrà letta a suo nome.

Oggi si sta prendendo sempre più coscienza che i testimoni della fede, contemporanei come del passato, non appartengono solo a confessioni cristiane distinte, ma rappresentano un’eredità comune e una fonte di ispirazione per l’insieme dei cristiani e per il mondo intero. Il Simposio intende far conoscere la ricchezza della santità e del martirio come sono stati e sono vissuti nelle diverse tradizioni e contesti ecclesiali. Emergerà in tal modo che questa consapevolezza può contribuire alla riconciliazione delle memorie e alla reciproca comprensione tra i cristiani.

Durante il Simposio una commemorazione ecumenica dei testimoni cristiani verrà celebrata ai vespri del sabato 1° novembre, festa di Tutti i Santi nella tradizione cristiana occidentale.

Il Simposio è parte del progetto Una nube di testimoni promosso dalla Commissione Fede e Costituzione del CEC in collaborazione con il Monastero di Bose.


Altre informazioni e programma del Simposio:
convegni@monasterodibose.it

tel. (+39)015.679264


tratto dal sito: www.monasterodibose.it
in data: mercoledì, 29 ottobre 2008, ore 20.45

martedì 14 ottobre 2008

Ecumenismo: difficoltà e prospettive

Dove va l'ecumenismo?

di Fulvio Ferrario (parte prima)

Saremo risucchiati dalla secolarizzazione, i nostri numeri calano siamo sulla strada dell’estinzione, non vale la pena dialogare
Come tutti sanno, la stagione degli entusiasmi ecumenici è finita da un pezzo. Probabilmente, è ormai anche improprio parlare di una «crisi»: l’espressione suggerisce l’idea di una difficoltà passeggera. Ci troviamo invece in una fase di lungo periodo, che in queste righe vorrei provare a descrivere, dividendo la presentazione in due parti: la prima dedicata alla scena ecumenica mondiale, con particolare riguardo alla politica di Roma; la seconda centrata sul protestantesimo e sul ruolo, in esso, delle nostre piccole chiese.
Due velocità
Le «due velocità» dell’ecumenismo vaticano sono ormai proverbiali: il dialogo con gli ortodossi procede spedito, quello con le chiese della Riforma segna il passo. In questo c’è propaganda, ma anche una parte di verità. La prima consiste nel fatto che l’«avvicinamento» ortodosso a Roma non è così evidente. Che l’Oriente cristiano abbia ammorbidito le sue posizioni sulla questione del primato papale corrisponde più ai desideri vaticani che alla lettera dei testi. È vero, invece, che Roma e l’ortodossia si trovano d’accordo per quanto riguarda un certo spirito di crociata contro la modernità. Se sia giusto praticare l’ecumenismo mediante battaglie comuni contro i gay, è per lo meno dubbio, ma non per il papa né per il patriarca Alessio.

Con gli evangelici, invece, dopo l’entusiasmo (avvertibile più da parte luterana che cattolica, bisogna dire) a proposito della Dichiarazione sulla giustificazione (1999), il confronto non sembra promesso a magnifiche sorti e progressive. A mia conoscenza, i dialoghi bilaterali di Roma con luterani, riformati, battisti, non hanno in agenda passi avanti clamorosi; con gli anglicani è subentrato un grande gelo, visto che essi non si sono allineati con sufficiente prontezza alle posizioni romane, a esempio in materia di ministero femminile; più vivace, forse, il dialogo con il Consiglio mondiale metodista; infine, dev’essere menzionata la nuova stagione che, sia pur tra mille e mille difficoltà, apre con decisione il confronto con i movimenti evangelical. Si riscontrano dunque stasi, qualche evoluzione e alcune novità. C’è una logica, in questo?

Roma non «dà i numeri»: sa contare
Il Pontificio Consiglio per l’unità offre la sua lettura della situazione. Le chiese protestanti, esso afferma, insistono su un’idea di unità (quella della Concordia di Leuenberg: ne parleremo) minimalista; inoltre, sono libertine dal punto di vista etico, ordinano le donne, anche all’episcopato, aprono ai gay; infine (accusa recentemente aggiunta al tradizionale repertorio vaticano) accolgono al loro interno dottrine non dissimili da antiche eresie, relativamente alla Trinità e a Gesù Cristo. Insomma, questi protestanti sono inaffidabili. Per fortuna ce n’è qualcuno buono (in particolare in Scandinavia), interessato al papato, alla cosiddetta successione apostolica «storica», ecc. ecc.

In realtà, la freddezza romana ha ben altre motivazioni. Che i protestanti siano tali, Roma l’ha sempre saputo. Il Concilio voleva dialogare con loro perché riteneva che potessero contribuire al confronto con il mondo moderno. Oggi ciò non interessa più. Che poi le chiese evangeliche siano inaffidabili quanto alla dottrina, è semplicemente una calunnia: alcuni teologi e teologhe sostengono tesi curiose, in effetti, ma questo accade persino nelle facoltà cattoliche. La fede della chiesa è un’altra cosa e non è il caso di spiegarlo proprio al Vaticano.
No, il disinteresse per il protestantesimo ha un’altra ragione: secondo Roma, esso non ha futuro. Le chiese protestanti verranno inesorabilmente risucchiate dalla secolarizzazione; e chi non ci sta, diventerà cattolicheggiante o evangelicale. Mentre tra noi si continua a dire che «il problema non è il numero», secondo Roma proprio i numeri ci condannano, anche ecumenicamente: non contiamo, appunto, nulla. Con gli eretici (a esempio gli evangelicali) vale la pena dialogare; con quattro gatti secolarizzati e in via di estinzione, no. Questa è la sentenza romana. Può anche non piacere, ma merita di essere meditata.

tratto dal settimanale: RIFORMA del 3 ottobre 2008




Lavorare di più per l’unità dei protestanti

di Fulvio Ferrario (parte seconda)

La Concordia di Leuenberg (1973), chiese in comunione e in cammino
È importante che, almeno in Europa, le chiese protestanti imparino a esprimersi, nella loro forte pluralità, in modo armonico e non cacofonico, senza unilateralismi e fughe in avanti

Anche se oggi Roma tende a presentarsi come il vero centro del movimento ecumenico, le chiese della Riforma hanno sviluppato le uniche concrete esperienze di unità nella diversità. Particolarmente importante è la Concordia di Leuenberg (1973), che oggi dà luogo alla Comunità [ma sarebbe meglio dire: Comunione] delle Chiese protestanti in Europa.
La comunione dei protestanti
Le chiese luterane, quelle riformate, quelle che in Germania sono dette «unite», e le chiese metodiste si riconoscono pienamente come espressioni della chiesa una, santa, cattolica e apostolica: esse condividono la cena del Signore e riconoscono i rispettivi ministeri, in quanto riconoscono in quella dell’altro la propria fede. Che cosa fa sì che la chiesa sia chiesa, secondo i protestanti? Due elementi: la comune comprensione dell’evangelo e del significato dei sacramenti, cioè del battesimo e della cena. Tale consenso non esclude differenze teologiche anche profonde: si dice però che tali differenze non sono tali da dividere la chiesa. Secondo Roma, l’ortodossia, l’anglicanesimo e anche, purtroppo, secondo alcune chiese luterane nordeuropee, questo modello è insufficiente. Perché la chiesa sia chiesa, a parere di costoro, sarebbe necessario anche il ministero del vescovo, inteso come Roma lo intende. Leuenberg viene dunque accusata di essere un consenso «minimale».
Francamente, mi chiedo se chi usa questo aggettivo si rende conto di quel che dice. Il consenso sulla parola di Dio in Cristo e nel sacramento, cioè sulla rivelazione e sulla salvezza, sarebbe «minimale». E che cosa è «massimale»? Quello sull’episcopato e, eventualmente, sul papato. No comment.

La cattolicità del protestantesimo
In realtà, il consenso di Leuenberg è un modello ecumenico che non solo permette, ma valorizza la diversità. Soprattutto, è un modello che corrisponde al pluralismo testimoniato dal Nuovo Testamento. I suoi avversari affermano di voler ricercare l’unità nella diversità, ma in realtà vogliono un unico modello di ministero. Roma tollera solo diversità coreografiche e decorative, in realtà vuole l’uniformità, perché solo questo essa comprende e considera legittimo. Gli ortodossi, in fondo, l’hanno sempre saputo. A volte ci si chiede se certo anglicanesimo e certo luteranesimo scandinavo mostrino la stessa lucidità.
I critici sostengono che l’unità dei protestanti è formale. Non è vero. È vero, invece, che la cattolicità dei protestanti, cioè il fatto che la fede è plurale ma comune, dev’essere espressa con chiarezza. Che significa? In primo luogo, non aver paura dell’aggettivo. Le chiese della Riforma sono cattoliche, esprimono cioè localmente l’universalità della chiesa. Chi storce il naso di fronte a un tale aggettivo, lo regala a Roma, che non merita l’omaggio.

In secondo luogo, è utile lavorare perché il protestantesimo, almeno in Europa, impari a pensare il più possibile unitariamente. Anni fa si pensava a un sinodo europeo. Sugli strumenti, si può discutere. L’essenziale è che la voce protestante sia il più possibile armonica nella sua pluralità, e non cacofonica.
Proprio per questo, terzo, è essenziale che si agisca in modo ecumenicamente responsabile. Soprattutto quando si parla di evangelo, battesimo, santa cena, è opportuno che ciascuna chiesa operi in reale dialogo con le altre e che non vengano assunte unilateralmente decisioni che mettono in difficoltà la comunione delle chiese. Non tutti i protestanti sono sensibili a questo argomento, anzi, qualcuno è decisamente allergico a esso. In realtà, proprio le chiese minoritarie dovrebbero avere assai a cuore l’unità protestante e lavorare per essa. Leuenberg non è una palla al piede, è una possibilità per mostrare che la fede evangelica non è meno «cattolica», meno universale, meno comunionale, di quella romana. Anzi, lo è di più, perché non ha bisogno di gerarchi infallibili né di tribunali dottrinali. Non esiste un S. Uffizio protestante e ne siamo felici. Al posto dell’autoritarismo centrale c’è il dialogo, la pazienza del confronto, la volontà di capirsi e la consapevolezza che non siamo noi i soli a voler ascoltare l’evangelo. Altri lo fanno, in Francia come in Renania, in Lettonia come a Stoccarda; lo fanno i riformati più vicini a noi, ma anche luterani che a noi appaiono «conservatori», e che tuttavia hanno una grande teologia e di una storia ricchissima.

Il Sinodo di quest’anno si è aperto con un forte richiamo all’ascolto. Cattolicità non romana in fondo è questo: ascoltare la voce di Dio anche nella testimonianza dell’altra chiesa evangelica, facendo del dialogo il luogo del discernimento. A volte è faticoso, ma è quanto il Nuovo Testamento propone.

tratto dal settimanale:  RIFORMA del 10 ottobre 2008

venerdì 22 agosto 2008

BUON COMPLEANNO CEC !


Ecumenismo mondiale


Il Consiglio ecumenico delle chiese compie 60 anni
Ad Amsterdam le celebrazioni alla presenza della regina Beatrice dei Paesi Bassi

Venerdì 22 agosto compie 60 anni il più grande organismo ecumenico del mondo: Il Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) che oggi rappresenta circa 560 milioni di cristiani, celebra la ricorrenza ad Amsterdam (Paesi Bassi), dove fu fondato il 22 agosto del 1948.
All'epoca fortemente voluto soprattutto da esponenti del protestantesimo mondiale, ma anche delle chiese ortodosse, il CEC - che ha la sua sede a Ginevra - negli anni ha visto crescere la sua influenza a livello internazionale.

Oggi il CEC, con le sue 349 chiese membro in più di 110 paesi del mondo, comprende numerose chiese protestanti storiche (anglicane, battiste, luterane, metodiste, riformate), la maggior parte delle chiese ortodosse, e diverse chiese indipendenti ed è considerato lo strumento principale per la ricerca dell'unità dei cristiani. Per statuto infatti, lo scopo primario del CEC è "chiamarsi gli uni gli altri all’unità visibile in un’unica fede e in un’unica comunione eucaristica".

"Le sfide a cui oggi andiamo incontro nelle ricerca dell'unità sembrerebbero maggiori di 60 anni fa - ha affermato il segretario generale del CEC, il pastore metodista Samuel Kobia -. Tuttavia guardiamo con speranza e fiducia ai prossimi 60 anni seguendo lo spirito dei nostri predecessori ecumenici che resero possibile 'Amsterdam 1948'".

La celebrazione ecumenica per i 60 anni ha luogo nella Nieuwe Kerk di Amsterdam, alla presenza della regina Beatrice dei Paesi Bassi. Presenti per l'evento numerosi leader religiosi provenienti da tutto il mondo. Un'ampia copertura mediatica dell'evento è garantita dai media olandesi e dalla BBC.

In Italia la chiesa valdese e quella metodista sono membri fondatori del CEC; l'Unione cristiana evangelica battista vi ha aderito nel 1977.

Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 21 agosto 2008
riportato dal sito: www.chiesavaldese.org, in data 22 agosto 2008.

sabato 16 agosto 2008

Una Meditazione Biblica

Don Paolo Curtaz
Viviamo la Parola di Dio
XX Domenica
Gesù maleducato

Is 56,1-7/Rm 11,13-15.29-32/
Mt 15,21-28
Mt 15,21-28
21 Partito di là, Gesù si ritirò
nel territorio di Tiro e di Sidone.
22 Ed ecco una donna cananea
di quei luoghi venne fuori e si
mise a gridare: «Abbi pietà di
me, Signore, Figlio di Davide.
Mia figlia è gravemente tormentata
da un demonio». 23 Ma egli
non le rispose parola. E i suoi
discepoli si avvicinarono e lo
pregavano dicendo: «Mandala
via, perché ci grida dietro». 24
Ma egli rispose: «Io non sono
stato mandato che alle pecore
perdute della casa d’Israele». 25
Ella però venne e gli si prostrò
davanti, dicendo: «Signore, aiutami!
» 26 Gesù rispose: «Non
è bene prendere il pane dei figli
per buttarlo ai cagnolini».
27 Ma ella disse: «Dici bene,
Signore, eppure anche i cagnolini
mangiano delle brìciole che
cadono dalla tavola dei loro padroni
». 28 Allora Gesù le disse:
«Donna, grande è la tua fede; ti
sia fatto come vuoi». E da quel
momento sua figlia fu guarita.


Un’estate decisamente fiacca.
Le lamentele dei commercianti, questa volta, non sono scaramantiche:
sono proprio reali. Qualcuno degli albergatori
azzarda e parla di un calo di presenze del 50%. Si sente la
crisi, eccome, e la prima cosa che si taglia è sul superfluo:
quindi meno giorni di vacanza. Tira una brutta aria per un
posto come il mio che vive sul turismo.
Cerco di sdrammatizzare, di ricondurre tutti all’essenziale.
Un tetto sulla testa ce l’abbiamo, per il futuro vedremo.
Durante il giro che faccio a salutare qualche amico turista
mi imbatto in una persona che mi affida alla preghiera la
sua angoscia: suo figlio trentenne ha un tumore. L’ascolto, la
incoraggio, poi lei, tagliente, mi dice: «Ho sempre pregato,
mi sono affidata a Dio. Perché non mi ascolta?».
Non so darle una risposta sensata. Poi, questo pomeriggio,
medito la parola di domenica prossima.
Già.
Gesù maleducato?
Nel Vangelo di domenica prossima una donna pagana,
in ansia per la malattia inspiegabile di sua figlia, chiede
a Gesù di essere ascoltata, ma non viene in alcun
modo esaudita.
La donna – sofferente per la figlia ammalata – chiede
un miracolo al Figlio di Davide il quale, letteralmente,
non le rivolge neppure la parola.
La durezza dell’atteggiamento del Rabbì misericordioso
è confermata dal giudizio dato agli apostoli
preoccupati dalla sceneggiata fatta dalla donna. Gesù
insiste e la donna Cananea cambia registro e con umiltà
chiede un sostegno.
La risposta di Gesù è raggelante: «Non è bene gettare
il cibo dei figli in pasto ai cani».
La insulta.
È un Gesù maleducato, quello che oggi ci presenta
Matteo? Un Gesù razzista che pensa – come i suoi
contemporanei – che i non-ebrei siano “cani”?
No, certo.
Come altrove nel Vangelo (Simone il Fariseo, la Samaritana…)
Gesù sta per darci una magistrale lezione,
vuole far crescere le persone, ama richiamando a
verità, aiuta gli altri (e noi) a non prendersi in giro.
Superstizioni
La cananea si avvicina a Gesù sbraitando, invocando una
guarigone: non gli importa nulla di chi sia veramente Gesù,
non è sua discepola, solo vuole il miracolo del guru di turno,
le ha provate tutte, perché non tentare anche con la religione?
Il Maestro non le rivolge neppure la parola, il suo è un atteggiamento
duro che obbliga la donna a cambiare stile. La
donna insiste e alla fine, esausta, si mette ai piedi del Signore
e chiede solo più aiuto: non impone più al Signore i termini
dell’intervento (voglio che accada questo) ma un generico e
più autentico bisogno di aiuto.
La frase del Signore è uno schiaffo in pieno volto: «Bel cane
che sei, non ti interessi di me, non segui la mia Parola, vuoi
solo un miracolo. Io, prima, devo occuparmi dei miei discepoli
».
Quante volte l’ho visto, questo atteggiamento!
Viviamo la nostra vita con una vaghissima appartenenza
al cristianesimo, ci sentiamo cristiani a Pasqua e a Natale,
consideriamo la Chiesa e la comunità una specie di inutile
complicazione per chi ha un sacco di tempo da perdere, poi,
quando accade qualcosa, una malattia, un lutto, ci rivolgiamo
a Dio sbraitando, esigendo, minacciando.
Ci avviciniamo a Dio, che regolarmente ignoriamo, quando
qualcosa non funziona, quando abbiamo dei bisogni. Lasciamo
la nostra fede in uno stato di penosa sopravvivenza
poi, quando la vita ci chiede un qualche conto, ecco i ceri che
si accendono e le devozioni che si moltiplicano, e i padrepii
che si scomodano.
E Dio tace, non ci rivolge neppure la parola.
Se, però, insistiamo potremmo sentirci dire la stessa frase:
«Bella faccia che hai, ti disinteressi di me e ora invochi un
miracolo!»
Conversioni
Come avremmo reagito noi al posto della cananea?
Io mi sarei offeso e me ne sarei andato, annegando nel mio
dolore, maledicendo Dio e il suo disinteresse, chiudendo per
sempre la porta della fede.
La donna cananea no, riflette.
La guancia ancora le fa male, mette da parte il suo amor
proprio e confessa: «Hai ragione Signore, hai ragione; sono
proprio un cane, vengo da te solo ora che ho bisogno. Però,
ti prego, fai qualcosa…»
Mi vedo il volto duro di Gesù che si scioglie in un accogliente
sorriso: «Risposta esatta, questa volta, la tua fede ora
produce miracoli».
Che bello, amici, che bello!
Non sempre chi ti accarezza ti ama, non sempre chi ti fa dei
complimenti desidera il tuo bene. A volte, il Vangelo di oggi
lo dimostra, anche uno schiaffo ci richiama a verità.
Il silenzio di Dio, talora, è teso a metterci in discussione, a
suscitare la fede, a produrre la conversione del cuore.
La Parola di oggi si apre ad un’ulteriore prospettiva di accoglienza
universale dei “diversi”, degli stranieri. Isaia ricorda
a Israele che ogni uomo è straniero, perché la terra è
di Dio. Perciò Israele è chiamato ad essere ambasciatore di
Dio presso l’umanità, perché ogni uomo sia colmato di gioia
nella casa di preghiera.
E Paolo ricorda ai romani, pagani di origine, di avere grande
affetto verso Israele perché la chiamata di Dio è irrevocabile.
La Parola di oggi ci guarisce dalle derive xenofobe che aleggiano
nella nostra Europa e nella nostra Italia e rimette le
cose al proprio ordine; problema non facile da affrontare,
certo, ma che va comunque dibattuto dal punto di vista della
Scrittura: tutti siamo stranieri davanti a Dio.
E chi sa che la nostra testimonianza di fedeltà e di pazienza,
come lo è quella di Israele, come lo è quella di Gesù, non
diventi per il fratello non credente stimolo alla riflessione e
all’accoglienza del Rabbì che ci ha cambiato il cuore.



Fonte:

Filotea
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venerdì 8 agosto 2008

IL SEME DELLA PAROLA



GIUSEPPE BARBAGLIO,
La Parola si moltiplicava 1
(Collana Biblica – Scritti di Giuseppe Barbaglio)
EDB, Bologna, 2008, pp. 288;

internet: www.dehoniane.it


dalla PRESENTAZIONE
di Alfio Filippi direttore EDB
(pp. 5-6):

Avevamo presentato un suo libro alla Chiesa valdese-metodista di Bologna e tornavamo per le stradette del centro verso via Nosadella. Come sempre in questi casi, si parlava della serata: com’era andata, gli appunti sull’uno o sull’altro relatore, la gente presente e le sue reazioni e, ovviamente, l’ambiente ecumenico, con pubblico cattolico e non cattolico, di vicini e di non vicini.
E di fronte alle diversità emerse, sia tra i relatori che tra il pubblico, Barbaglio uscì con un’osservazione che gli ho poi sentito ripetere anche in altri contesti: «In fondo le diversità di reazione non sono la cosa più importante. L’importante è che la Parola giri, perché il testo biblico è di tutti. Una volta detta e pubblicata, la parola ha una vita sua, autonoma perfino rispetto a chi l’ha pronunciata; attraverso l’ascolto produce reazioni ed effetti per la sua forza interna; direi per “contaminazione” se il termine non avesse un connotato negativo, ma, del resto, l’impollinazione non è contaminazione e fecondazione assieme? Il nostro compito, il mio di studioso e di divulgatore, il tuo di editore, è quello di moltiplicare la forza di questo testo autonomo che corre sulle strade del mondo. È nostro nel senso che è di tutti».
Queste parole sono ricche di senso autobiografico, perché la vita di Giuseppe Barbaglio è stata scandita da un calendario fitto di incontri e di pubblicazioni sulla Parola. Con la sua passione per la Bibbia, egli è stato al centro di una rete di gruppi, di parrocchie e associazioni; ha collaborato a periodici e riviste. Oltre ai volumi pubblicati, ha prodotto una quantità impressionante di materiali, che restano a documentare la risposta che egli ha cercato di dare alla domanda viva nella comunità credente.
Mettere mano agli archivi che egli ha lasciato, sia su supporto elettronico che cartaceo, significa ridelineare un vissuto fatto di persone, di viaggi e di amicizie, di giornate di studio in cornice religiosa o scientifica, di dibattiti spirituali e culturali. A chi è stato vicino a Giuseppe Barbaglio, a sua moglie Carla anzitutto, è sembrato un dovere di amore e di amicizia far continuare la sua voce e la sua presenza.
Con questo volume iniziamo a raccogliere i materiali che egli ha disseminato in pubblicazioni diverse sotto forma di articoli o ha presentato a gruppi diversi in tutta Italia (da Porto Torres a Pallanza, da Voghera a Thiene, da Roma a Milano, da Bergamo a Noto, da Palermo alla Svizzera…) e ai missionari italiani in America Latina, in Asia e in Africa, dai quali riportava ricordi nitidi di simpatia e di quotidianità. Ricostruire con il pensiero e con il ricordo questa rete di luoghi, di testi e di persone (spesso le conferenze sono annotate di data e di riferimenti a persone e a luoghi che lo invitavano) crea un diretto parallelo con i versetti degli Atti che presentano la Parola come una cosa viva, personificandola sulle strade: «Così la parola del Signore cresceva e si rafforzava» (At 19,20), versetti che lanciano sprazzi di luce su comunità raccolte attorno alla Parola: «la Parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli» (At 6,7).
I 20 capitoli di questo volume sono nati per la maggior parte come contributi al semestrale di lettura spirituale della Bibbia, Parola Spirito e Vita (EDB, Bologna), alcuni per il bimensile CredereOggi (Messaggero, Padova), uno è la ripresa di una conferenza per l’«Associazione Ore Undici» (Roma). La loro origine esprime in modo evidente che si tratta di una esegesi e di una cultura biblica messa al servizio dell’intelligenza che crede e della fede che pensa.

mercoledì 16 luglio 2008

Vero Dialogo in Vera Amicizia

S.A.E.
Segretariato Attività Ecumeniche
Movimento interconfessionale di laici
per l’ecumenismo e il dialogo,
a partire dal dialogo ebraico-cristiano
“Non sono forse libero?”
(1Cor 9,1)
Spazi e confini della libertà
45a Sessione di Formazione Ecumenica
Centro Congressi Excelsior - Chianciano Terme (SI)
27 luglio - 2 agosto 2008

Anche quest’anno nell’ambito della sessione funzionerà
un piccolo corso per bambini e ragazzi dai 3 ai 13 anni,
tutti i giorni, escluso il sabato, dalle 8.45 alle 12.00 e dalle
15.30 alle 18.00. Chi intende usufruirne lo segnali
all’atto dell’iscrizione.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Tel. 02/878569 (lunedì, martedì, giovedì e venerdì, dalle
9.30 alle 12.30) e.mail: segreteria@saenotizie.it
La sessione si svolge presso il CENTRO CONGRESSI
EXCELSIOR, Viale S. Agnese, 6 (Piazza Italia),
Chianciano Terme (SI).
L’ospitalità è distribuita in alberghi nelle immediate vicinanze.
Per raggiungere Chianciano:
In treno: stazione ferroviaria di Chiusi, indi pullman di
linea per Chianciano in coincidenza dei treni.
In auto: uscita Chiusi dell’Autostrada del Sole.


GRUPPI DI STUDIO
1. La libertà di Gesù
Carlo Molari, teologo cattolico - Roma
Ulrich Eckert, pastore luterano - Milano
Viorel Sapun, sacerdote ortodosso romeno - Ferrara
2. La preghiera, fonte e spazio di libertà
Lidia Maggi, pastora battista - Lodi
Luciana Myriam Mele, monaca benedettina - Lecce
Adnane Mokrani, doc. Teol. Islam. Univ. Greg. - Roma
3. Fragilità e libertà
Anna Urbani, medico psichiatra - Venezia
Paolo Ribet, pastore valdese - Pinerolo
Amos Luzzatto, medico, già pres. UCEI - Venezia
4. Libertà e informazione
Cecilia Sangiorgi, condutt. Frontiere dello Spirito - MI
Paolo Tognina, servizio evang. radio e TV svizzere
5. Libertà, etica e responsabilità
Fulvio Ferrario, doc. Fac. Teol. Valdese - Roma
Basilio Petrà, doc. Fac. Teol. Italia Centr. - Firenze
Bruno Segre, saggista ebreo, dir. Keshet - Milano
6. Libertà e gratuità
Gabriella Caramore, condutt. Uomini e profeti - Roma
Almut Kramm, pastora luterana - Venezia
Isabella Guanzini, doc. filosofia e teologia - Cremona
Shahrzad Houshmand Zadeh, doc. Univ. Greg. - Roma
7. Manifesti di libertà
Serena Noceti, teologa cattolica - Firenze
Cristina Arcidiacono, pastora battista - Cagliari
8. Piccolo corso: L’idea di libertà nelle relig. orientali
Maria Angela Falà, vicepres. Un. Buddhista It. - Roma
Federico Squarcini, doc. Univ. Firenze e Roma
Mario Aldighieri, resp. Comm. ecum. Cremona
9. Piccolo corso: Il CEC, a 60 anni da Amsterdam
Giovanni Cereti, teologo cattolico - Roma
Paolo Ricca, teologo valdese - Roma
10. Laboratorio di poetica della narrazione
Marco Campedelli, narratore, “Teatro Mondo Piccino
(1923)” - Verona
Piccolo corso per bambini e ragazzi
Vanna Rossetti, insegn. elementare - Cremona
Daniela Ponti, insegn. elementare - Forlì
PROGRAMMA
GIOVEDÌ 31 LUGLIO: I problemi etici
8.45 “Obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”
(Atti 5,29)
Piero Stefani
Biblista, doc. “S. Bernardino” Venezia e Univ. -
Ferrara
10.00 Libertà e autodeterminazione in questioni etiche
Antonio Autiero
Doc. Univ. di Münster, Dir. Ist. Sc. Relig. Trento
Ermanno Genre
Docente Facoltà Teologica Valdese - Roma
Gheorghe Verzea
Sacerdote ortodosso romeno - Padova
15.30 Lavori di gruppo
18.30 Culto evangelico di Santa Cena
Cristina Arcidiacono
Pastora battista - Cagliari
VENERDÌ 1 AGOSTO: Religioni e democrazia
8.45 “Tutto è lecito, ma non tutto è utile”
(1Cor 10,23)
Vladimir Zelinsky
Sacerdote ortodosso russo, doc. Univ. di Brescia
10.00 Lavori di gruppo
15.30 Libertà e democrazia: prospettiva giuridica
Roberto Mazzola
Docente Univ. Piemonte Orientale
Religioni e democrazia: questioni aperte
Elena Bein Ricco
Saggista valdese - Legnano
Ahmad ‘Abd al Waliyy Vincenzo
Doc. diritto e civiltà islamica Univ. di Napoli
21.15 Assemblea conclusiva della sessione
SABATO 2 AGOSTO: Libertà e servizio
8.45 “Cristo Gesù, pur essendo in forma di Dio…”
(Fil 2,5-11)
Paolo Ricca
Teologo valdese - Roma
10.30 Relazione sul lavoro dei gruppi
Conclusioni dei moderatori
12.30 Chiusura della sessione
15.30 Lavori di gruppo
18.30 Vespri ortodossi
Omelia di Athanasios Hatzopoulos
Vesc. Achaia, rappr. Chiesa Ortod. Greca UE
21.15 Proiezione di un film sulla libertà
A cura di Andrea Bigalli
MERCOLEDÌ 30 LUGLIO:
Cristianesimi e libertà
8.45 Lettera a Filemone
Eliana Briante
Pastora valdese - Milano
10.00 Cristianesimi e libertà: prospettiva storica
Silvana Nitti
Docente all’Università di Napoli
Cristianesimi e libertà: prospettiva teologica
Giuseppe Ruggieri
Docente allo Studio Teologico di Catania
15.30 Lavori di gruppo
18.00 Cattedra dei giovani: Testimoni di libertà
Emanuele Bordello
FUCI - Pisa
Mino Girgis
Chiesa copta ortodossa - Milano
Fabio Traversari, FGEI - Firenze
21.15 L’ecumenismo in Italia dopo Sibiu
Giuseppe Chiaretti
Arciv. di Perugia, capodelegaz. catt. ital. a Sibiu
Letizia Tomassone
Pastora valdese, capodelegaz. evang. ital. a Sibiu
Traian Valdman
Arcipr. ort. romeno, deleg. Metr. ort. rom. a Sibiu
DOMENICA 27 LUGLIO
Arrivi e accoglienza
18.30 Spazio giovani
Serena Noceti, Teologa cattolica - Firenze
Fabio Traversari, FGEI - Firenze
Andrea Bigalli, Pax Christi - Firenze
LUNEDÌ 28 LUGLIO:
Libertà di Dio, libertà dell’uomo
9.00 Apertura e presentazione della sessione
Mario Gnocchi
Presidente nazionale del SAE - Cremona
Moderatori
Simone Morandini
Istituto Studi Ecum. “ S. Bernardino” - Venezia
Gioachino Pistone
Centro Culturale Protestante - Milano
10.00 Libertà di Dio, libertà dell’uomo
Piero Coda
Presidente Ass. Teologica Italiana - Roma
11.45 Presentazione dei gruppi di studio
15.30 Libertà di Dio, libertà dell’uomo
Fulvio Ferrario
Docente Facoltà Teologica Valdese - Roma
Athanasios Hatzopoulos
Vesc. Achaia, rappr. Chiesa Ort. Greca all’UE
Liturgia eucaristica cattolica
Lorenzo Chiarinelli
Vescovo di Viterbo
MARTEDÌ 29 LUGLIO:
I confini della libertà umana
8.45 “Che cos’è l’uomo?” (Salmo 8, 5)
Giuseppe Laras
Presid. Assemblea Rabbinica Italiana - Milano
10.00 Libertà e determinismo: prospettiva scientifica
Edoardo Boncinelli
Genetista Ospedale S. Raffaele - Milano
I confini della libertà umana
Paolo Costa
Filosofo, Fondazione Kessler - Trento
GRUPPO LITURGICO
Marco e Maurizio Gagliardi, cattolici – Firenze
Almut Kramm, pastora luterana – Venezia
Elda Possamai, cattolica – Torino
Didi Saccomani, battista – Torino


Sito Internet: www.saenotizie.it

il Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) segnala:

Per incidenti tecnici la posta elettronica in arrivo ai nostri indirizzi nelle scorse settimane è rimasta bloccata per diversi giorni, e i messaggi inviatici non sono stati recuperati. Se perciò qualcuno ci avesse inviato per e-mail iscrizioni alla prossima Sessione di formazione ecumenica o richieste di informazione sull'argomento, lo preghiamo di ricontattarci per via telefonica, ai seguenti numeri: 02.878569 (ufficio), 0372.39102 e 349.8042234 (presidente)