sabato 8 novembre 2008

GARANTIRE I DIRITTI

Pacchetto Sicurezza
Maselli: gli emendamenti lesivi della libertà religiosa

Roma (NEV), 5 novembre 2008 - Il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), denuncia l'incostituzionalità di una serie di emendamenti inseriti nel disegno di legge 733, più noto come "Pacchetto sicurezza", in questi giorni in discussione alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato. Tra gli emendamenti ne figura uno in particolare che prevede la possibilità di referendum comunali prima della realizzazione sul territorio di campi nomadi, moschee o altri luoghi di culto relativi a religioni che non hanno ancora raggiunto Intese con lo Stato.
"La FCEI ha avuto modo a più riprese di esprimere il proprio disaccordo in riferimento all'impostazione del disegno di legge tutto - ha dichiarato Maselli -. Particolare preoccupazione desta stavolta un emendamento che riflette una situazione già legalizzata nella regione Lombardia, dove non è più sufficiente una semplice segnalazione alla Polizia per aprire un locale di culto, ma occorre che lo stesso permesso edilizio sia stato rilasciato specificatamente 'a scopo di culto'. Con l'approvazione di questo emendamento al 'Pacchetto sicurezza' si limiterebbe ulteriormente la libertà di culto, prevista dalla Costituzione italiana. Grave è anche il fatto che si voglia fare una differenza tra chi ha il Concordato o le Intese, e chi non ce le ha: una norma che sarebbe in pieno contrasto con la giurisprudenza della Corte Costituzionale. L'augurio è che i senatori riuniti nella 1ª e 2ª Commissione respingano questo emendamento, ma anche che le norme regionali in merito vengano abolite", ha concluso Maselli.
Il presidente Maselli, lo scorso 28 ottobre ha inoltre firmato, insieme a una serie di Associazioni di settore, una lettera indirizzata ai membri della Commissione Affari Costituzionali del Senato, in cui si richiede il ritiro dell'emendamento relativo al rilascio del permesso di soggiorno ai minori stranieri non accompagnati al compimento della maggiore età. Se approvata, questa norma infatti permetterebbe alle autorità competenti di non rilasciare più un permesso di soggiorno ai minori che, pur affidati o sottoposti a tutela, siano entrati in Italia dopo il compimento dei 15 anni e/o non possano dimostrare di aver partecipato a un progetto di integrazione per almeno 2 anni.






Pacchetto sicurezza/2. Battisti, metodisti e valdesi uniti contro il ddl 733

"Misure lesive di fondamentali diritti umani e civili"
Alcune misure previste dal ddl 733, meglio noto come "pacchetto sicurezza" attualmente all'esame delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato, non rispettano i diritti umani fondamentali. Lo affermano in una dichiarazione congiunta Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d’Italia (UCEBI), Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, e Massimo Aquilante, presidente dell'Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (OPCEMI).
Segue il testo della "Dichiarazione delle chiese battiste, metodiste e valdesi".

"Il Pacchetto sicurezza contiene alcune misure ancora all’esame del Parlamento italiano di politica dell’immigrazione che come cristiani evangelici battisti, metodisti e valdesi riteniamo lesive di fondamentali diritti umani e civili. Chiediamo, pertanto, che Governo e Parlamento non deroghino dai seguenti principi:

1. Gli immigrati godono dei diritti affermati nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Anche quelli entrati in Italia senza regolare permesso. Fra questi c’è il diritto alle cure mediche. Respingiamo quindi con fermezza qualsiasi tentativo di limitare per i migranti l’accesso alle cure costringendo le autorità sanitarie a segnalare la presenza di immigrati irregolari negli ospedali. Tale tentativo, qualora venisse approvato dal nostro Parlamento, spingerebbe ad una situazione sanitaria dagli esiti gravissimi, quali ad esempio la ripresa dei parti senza assistenza e degli aborti clandestini o l’aggravamento e la diffusione di patologie anche infettive, con grave rischio sia dei migranti, sia della collettività in generale.

2. Gli immigrati hanno diritto, come tutti, all’unità della famiglia. Le molte misure all’esame del Parlamento, nonostante si faccia un gran parlare di famiglia, tendono di fatto a smembrare la famiglia ancora di più nel caso degli immigrati in quanto rendono il ricongiungimento familiare ancora più difficile. Le proposte presentate da alcuni senatori della maggioranza sono disegnate per limitare e quasi impedire il processo di integrazione degli immigrati nel nostro paese. Ci opponiamo a questa logica di arroccamento e di privilegio che rende il nostro paese e il nostro popolo chiuso e inospitale.

3. La legislazione in discussione non tiene in considerazione la situazione di ingiustizia e di iniqua distribuzione delle risorse in cui versa il nostro mondo e tende a vedere il migrante senza permesso di soggiorno come un criminale. Come cristiani riteniamo che qualsiasi legge in materia debba ispirarsi al criterio della giustizia e non possa, quindi, non tener conto dei motivi specifici, concreti, che spingono ad emigrare.

L’Italia è inadempiente rispetto agli impegni presi nella Dichiarazione del Millennio che stabiliva gli obiettivi per sconfiggere la povertà per il 2015. Per questi principi riteniamo di impegnarci insieme a tutti coloro che, a prescindere dalle motivazioni religiose, ricercano la piena integrazione di tutti e di ciascuno/a. La parola sicurezza acquista il suo vero significato quando contribuisce a vincere paure e inimicizie, non a fomentarle."


Tratto da NEV - Notizie evangeliche del 5 novembre 2008

la foto è tratta dal sito: www.chiesavaldese.org
in data: Sabato 8 novembre 2008, ore 09,20.

venerdì 7 novembre 2008

GUARDARE CON GLI OCCHI DEL CUORE

Guardare con gli occhi del cuore

Due uomini, entrambi malati gravi, condividevano la stessa stanza d'ospedale. A uno di loro era concesso di sedersi sul letto per un'ora, per consentire il drenaggio dei liquidi dal polmone. Il suo letto si trovava presso la finestra della stanza, mentre l'altro era sempre allettato in posizione supina. I due conversavano parlando delle loro famiglie, del lavoro, delle esperienze fatte durante il servizio militare e dei luoghi visitati durante le vacanze.

Ogni pomeriggio il paziente che  sedeva sul letto accanto alla finestra passava il tempo descrivendo all'altro le cose che vedeva. L'altro, immobile, lo ascoltava e trascorreva un'ora immaginando quello che avveniva fuori.

Dalla finestra gli raccontava l'amico, si poteva ammirare un parco molto bello con cigni e anatre che nuotavano sul laghetto, mentre i bambini giocavano sui prati circostanti. 

Coppie di innamorati si tenevano per mano camminando lungo deliziose aiuole vestite di fiori multicolori, all'ombra di alberi maestosi che creavano una coreografia suggestiva. Sullo sfondo si intravedevano le luci della città.

Man mano che andava narrando le immagini che vedeva, abbellendole di squisiti dettagli, la persona allettata cercava di immaginare le scene descritte. Un caldo pomeriggio d'estate descrisse una sfilata che passava a fianco dell'ospedale, anche se l'altro non era in grado di sentire nessuna banda.

Passarono così i giorni e le settimane, finché un mattino l'infermiera, entrando nella stanza per accudirli, si accorse che il corpo del malato vicino alla finestra era senza vita. Era morto, tranquillamente, nel corso della notte.

Con l'aiuto del personale ausiliario provvedette a trasferirlo nella camera mortuaria.

Il giorno successivo, il superstite chiese all'infermiera se fosse possibile trasferirlo nel letto accanto alla finestra. Lei si mostrò felice di poterlo accontentare e, dopo averlo trasferito a accomodato, se ne andò.

Lentamente e faticosamente il malato cercò di sollevarsi, aiutandosi con i gomiti, per contemplare e godere quel mondo che per tanto tempo l'amico gli aveva descritto.

Ma quale non fu il suo sconcerto nello scoprire che, fuori dalla finestra, c'era solo la parete bianca dell'edificio accanto.

Al ritorno dell'infermiera, perplesso e sconvolto, le domandò che cosa potesse aver spinto l'amico defunto a parlargli di tante cose meravigliose, che si potevano ammirare dalla finestra.

L'infermiera gli rispose che il suo compagno era cieco e che non era neppure in grado di vedere l'edificio accanto.

Poi soggiunse: «Forse lui voleva solo infonderle coraggio e tenerla su di morale».


tratto da: 
Arnaldo Pangrazzi, 
Vivere il tramonto. Paure, bisogni e speranze dinanzi alla morte,
(Il Sole a Mezzanotte Collana a cura della Fondazione Maruzza Lefebvre D'Ovidio Onlus), Edizioni Erickson, 2006, Gardolo, Trento, pp. 75-76).
www.erickson.it
info@erickson.it 

mercoledì 5 novembre 2008

martedì 4 novembre 2008

METTETE DEI FIORI NEI VOSTRI CANNONI


LO DISEGNÒ IL GRAFICO INGLESE GERALD HOLTOM
Cinquant'anni del simbolo della pace

Lo propose a una dimostrazione 
contro la bomba atomica a Londra il 4 aprile 1958


WASHINGTON – Il simbolo della pace ha compiuto cinquanta anni. Lo disegnò il grafico inglese Gerald Holtom, che lo propose a una dimostrazione contro la bomba atomica a Londra il 4 aprile 1958. «Disegnai me stesso», raccontò Holtom, «ma stilizzato, quasi un essere a tre gambe, per indicare la mia disperazione per le guerre. Poi ci tracciai un cerchio attorno, a indicare il mondo. Non immaginavo che potesse avere tanto successo».

PACE - Grazie anche al distintivo di Holtom, il pacifismo divenne la base ideologica della controcultura e della contestazione giovanile e femminista che stavano per esplodere negli Stati uniti e in Europa. Lo indossarono i neri alle marce dei diritti civili – il loro leader Martin Luther King fu assassinato esattamente dieci anni dopo, il 4 aprile 1968 – i figli dei fiori agli scontri con la polizia sulla guerra del Vietnam, i gay, i verdi, i critici dell’apartheid in Sudafrica e via di seguito. Holtom si sorprese soprattutto della diffusione che il suo simbolo ebbe oltre la cortina di ferro: da Praga a Berlino, lo indossarono i dissidenti e gli studenti per denunciare lo stalinismo. Più tardi, comparve anche in Asia, dal Vietnam alla Cina. Nel suo libro Pace: la biografia di un simbolo, Ken Kolsbun lo definisce «il geroglifico superstar». La sua semplicità e adattabilità, spiega, lo resero più popolare di qualsiasi altro distintivo, era ed è facile identificarsi in esso. Invano i conservatori cercarono di esorcizzarlo col sarcasmo paragonandolo a «una zampa di gallina», o lo denunciarono come prova di tradimento patrio. Di fatto, oltre che simbolo di pace, era ormai divenuto simbolo di resistenza alle dittature, ai regimi e ai governi democratici di destra. Se un disegno riassume l’incandescente secondo mezzo secolo scorso, è quello di Holtom. Nel suo libro, Kolsbun racconta che il simbolo della pace, come il volto di Che Guevara, un’altra icona del tardo Novecento, fu spesso commercializzato.


SIMBOLO - Negli Stati Uniti, una ditta di scarpe tentò di comprarne il copyright, e una di gelati inventò il «Peace pop». Nel 1999, le Poste americane gli dedicarono addirittura un francobollo. Ma per una «questione di principio» Holtom, deceduto di recente, non brevettò mai il simbolo, e i tribunali non permisero mai che qualcuno se ne appropriasse. È il motivo per cui tutti lo disegnano, dagli alunni delle elementari sui quaderni di scuola fino ai mendicanti sui marciapiedi, e per cui appare sulle magliette, sui manifesti, persino sugli accessori di moda. «Riassume la nostra storia», ha scritto il Washington Post, pubblicando una fotografia di Holtom al lavoro nel suo studio londinese. Il cerchio attorno alla «zampa di gallina» è ancora rilevante? La risposta è sì.

tratto dall'articolo di: 
Ennio Caretto, Il Corriere della Sera05 aprile 2008.







(l'immagine della colomba è ripresa dal sito internet: www.qumran2.net)


CANZONE CONTRO LA GUERRA

I GIGANTI
PROPOSTA (Mettete dei fiori nei vostri cannoni)
[1964]
Testo di Enrico Maria Papes
Musica di Enrico Maria Papes e Sergio Di Martino

era scritto in un cartello
sulla schiena di ragazzi
che senza conoscersi,
di città diverse,
socialmente differenti
in giro per le strade della loro città
cantavano
la loro proposta,
ora pare ci sarà un'inchiesta

tu come ti chiami?
Sei molto giovane

Me ciami Brambilla e fu l'uperari
lavori la ghisa per pochi denari
e non ho in tasca mai
la lira
per poter fare un ballo con lei
mi piace il lavoro,
ma non son contento
non è per i soldi che io mi lamento,
ma per questa gioventù
c'avrei giurato che mi avrebbe dato di più

Mettete dei fiori nei vostri cannoni
perché non vogliamo mai nel cielo
molecole malate,
ma note musicali
che formano gli accordi
per una ballata di pace,
di pace, di pace

Anche tu sei molto giovane,
quanti anni hai?
E di che cosa non sei soddisfatto?

Ho quasi vent'anni e vendo giornali
girando quartieri fra povera gente
che vive come me,
che sogna come me
sono un pittore che non vende quadri
dipingo soltanto l'amore che vedo
e alla società non chiedo
che la mia libertà

Mettete dei fiori nei vostri cannoni
perché non vogliamo mai nel cielo
molecole malate,
ma note musicali
che formano gli accordi
per una ballata di pace,
di pace, di pace

E tu chi sei?
Non mi pare che abbia di che lamentarti...

La mia famiglia è di gente bene
con mamma non parlo,
col vecchio nemmeno
lui mette le mie camicie
e poi critica se vesto così
guadagno la vita lontano da casa
perché ho rinunciato ad un posto tranquillo
ora mi dite che ho degli impegni
che gli altri han preso per me

Mettete dei fiori nei vostri cannoni
perché non vogliamo mai nel cielo
molecole malate,
ma note musicali
che formano gli accordi
per una ballata di pace,
di pace, di pace


testo riportato da: www.prato.linux.it

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dal libro biblico del profeta
Michea 4,1-4  Versione Nuova Riveduta

Non impareranno più la guerra

Gloria futura di Gerusalemme


1 Ma negli ultimi tempi,
il monte della casa del SIGNORE
sarà posto in cima ai monti
e si eleverà al di sopra delle colline
e i popoli affluiranno ad esso.
2 Verranno molte nazioni e diranno:
«Venite, saliamo al monte del SIGNORE,
alla casa del Dio di Giacobbe;
egli c'insegnerà le sue vie
e noi cammineremo nei suoi sentieri!»
Poiché da Sion uscirà la legge,
da Gerusalemme la parola del SIGNORE.
3 Egli sarà giudice fra molti popoli,
arbitro fra nazioni potenti e lontane.
Dalle loro spade fabbricheranno vòmeri,
dalle loro lance, ròncole;
una nazione non alzerà più la spada contro l'altra
e non impareranno più la guerra.
4 Potranno sedersi ciascuno sotto la sua vite e sotto il suo fico,
senza che nessuno li spaventi;
poiché la bocca del SIGNORE degli eserciti ha parlato.

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DUE BAMBINI GUARDANO AL FUTURO

Signore,
fa che non ci siano più case bruciate
come alberi senza foglie, ma che
attorno a noi ci siano
soltanto fiori.
Fa che la gente non porti più fucili,
ma regali,
che non ci sia più miseria e disperazione,
ma gioia e serenità.
Signore, quando sento una sirena,
se è un malato guariscilo presto,
se è un incendio, spegnilo subito
e che non ci siano né morti né feriti.
Signore, abbi pietà di noi e salvaci.
Punisci i cattivi, se credi,
ma non severamente,
perché non sanno quello che fanno.
Grazie, Signore, per tutto
quello che hai fatto.
Ma manca l’amore.
Gli uccelli e i fiori lo hanno,
ma gli uomini non l’hanno.

un bambino libanese



Avevo una scatola di colori
alcuni caldi, altri molti freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti:
non avevo il nero per il pianto degli orfani;
non avevo il bianco per le mani ed il volto dei morti.
Ma avevo l’arancio, per la gioia della vita,
e il verde per i germogli e i nidi,
ed il celeste dei chiari cieli splendenti
ed il rosa per i sogni ed il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

una bambina israeliana


tratto da: Comitato Italiano per la CEVAA,
In Attesa del Mattino,
raccolta di testi di fede,
stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991, p. 123.

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da: Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale
di E. M. Remarque:

Certo, sua moglie ora penserà a lui: essa non sa quello che gli è accaduto. Egli ha l'aria d'un uomo che scriva spesso alla moglie: ed ella riceverà ancora lettere da lui, domani, tra una settimana, forse una lettera perduta ancora fra un mese. Ella la leggerà, ed egli le parlerà ancora.
(...) Quest'uomo avrebbe potuto campare altri trent'anni, se io mi fossi impresso meglio la via del ritorno. Se fossi passato due metri più a sinistra, a quest'ora sarebbe là, nella sua trincea, e scriverebbe un'altra lettera alla sua donna.
« Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un'altra volta qua dentro, io non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un'idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava quella soluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me. Allora pensai alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto, e quanto ci somigliamo. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri cani al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore, e la stessa morte e lo stesso patire...
Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello»


(citazione tratta da: 
Erich Marie Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale
edizione originale 1929, prima tr.it., 1931, XII ristampa Oscar narrativa,
 gennaio 1986, Mondadori, Milano, p.192).

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- OCCHIO PER OCCHIO

Occhio per occhio, dente per dente.
Per ogni bimbo che assassinano
ridendo come uomini ubriachi,
cercherò un bimbo povero, un bimbo ammalato,
e lo amerò, gli restituirò la gioia di vivere.

Occhio per occhio, dente per dente.
Per tutti gli occhi che distruggono,
asciugherò delle lacrime.
Ai morsi della loro rabbia laggiù,
risponderò qui con dei baci,
e questa sarà la mia arma.

Occhio per occhio, dente per dente,
l'amore per l'odio, questo sarà il taglione.
Sarà la mia vendetta ed il mio desiderio,
sarà la mia gioia di protesta,
di testardaggine e di ribellione.

Ostinatevi e io mi ostinerò;
rispondete ed io risponderò;
accanitevi ed io mi accanirò,
avrò ben io l'ultima parola.

Occhio per occhio, dente per dente.
Occhio per occhio, dente per dente.


L. Charles Baudoin, « Tissons la mission », 

tratto da: Comitato Italiano per la CEVAA, 
Un Sentiero nella Foresta, raccolta di testi di fede, 
a cura di Renato Coïsson, 
stampato ma non pubblicato,
Torre Pellice, 2006, p. 51.



lunedì 3 novembre 2008

TEOLOGIA PER TUTTI

UNI3 di San Raffaele Cimena (Torino)

Corso di
TEOLOGIA PRATICA
e
STORIA DELLA TEOLOGIA

Docenti:
Dr. Libero Ciuffreda
Direttore Oncologia Medica 1
Centro Oncologico Ematologico Subalpino (C.O.E.S.)

Dr Maurizio Abbà, pastore valdese della Chiesa Evangelica Valdese
a: Chivasso, Torrazza Piemonte, Biella, Piedicavallo.

sede: SAN RAFFAELE CIMENA (Torino)
Via Ferrarese, 19
Tel/Fax 011 9812395

Biblioteca dell’UNI3
orario: alle ore 16
giorno: venerdì nelle date indicate qui di seguito

Incontri:

- venerdì 7 novembre 2008 Dr. Libero Ciuffreda:
Cure Palliative: curare quando non si può guarire.

- venerdì 21 novembre 2008 Dr Maurizio Abbà
La fede di Gesù la fede in Gesù Cristo

- venerdì 16 gennaio 2009 Dr Maurizio Abbà
La teologia secondo Giotto

- venerdì 6 febbraio 2009 Dr Maurizio Abbà
la Riforma Protestante del XVI secolo:
le proposte di Lutero e Calvino

LIBRO E CONFERENZA SULL'APOSTOLO PAOLO


François Vouga,
Io Paolo
Le mie confessioni
traduzione dal francese di Federica Gusmeroli
(collana Paolo di Tarso 1),
Edizioni Paoline,
Figlie di San Paolo, Milano, 2008, pp. 338;
www.paoline.it
edlibri.mi@paoline.it

In copertina:
Vittorio Tavernari, Sulla via di Damasco, 1977,
Collezione d'Arte Religiosa Moderna dei Musei Vaticani


dalla seconda di copertina:

E se l'apostolo Paolo avesse scritto le sue confessioni?
Avrebbe affidato il manoscritto a Timoteo, alla vigilia
della sua partenza da Corinto per un terzo viaggio a Gerusalemme,
prima di imbarcarsi per la Spagna. Un viaggio verso l'ignoto dal quale
non tornerà...
In queste pagine c'è tutto: le intuizioni, le lotte, le ferite, le parole
delle lettere scritte da Paolo duemila anni fa alle giovani comunità
cristiane di tutto il Mediterraneo.
La ricerca condotta dall'autore, teologo e scrittore, esperto di Paolo
e dei primi cristiani, ha reso accessibili al grande pubblico i risultati di una
lunga indagine storica e teologica sull'apostolo delle genti.
Il suo sorprendente racconto percorre l'itinerario e la storia personale
di un Paolo sensibile, riflessivo, entusiasta e profetico.
Entriamo così nella storia del cristianesimo delle origini, nello straordinario
dibattito ideologico di un mondo esposto alla collisione di religioni
e culture, di universalità e particolarismi.
Queste confessioni ci presentano una nuova visione della figura di
Paolo e del suo pensiero, lontana dai comuni stereotipi: Paolo è innanzitutto
un paladino della libertà, il difensore rivoluzionario del'uomo come soggetto
libero e responsabile, un viaggiatore instancabile nell'impero cosmopolita. Per lui
la fede in Cristo crocifisso e risorto sconvolge il vecchio ordine e rinnova la nostra
visione della persona e della comunità.


dalla quarta di copertina:


È tardi.
Il sole tramonta su Corinto
e su una tappa della vita.
Anni spesi bene, un dono di Dio.
E così come mi ero congedato dagli amici
di Antiochia e della Siria per venire qui,
mi appresto ora a congedarmi
da tutti coloro che
mi hanno accompagnato e sorretto
sia sulle coste dell'Asia Minore sia in Grecia.
Vedo scorrere dinanzi a me, uno a uno,
gli amici della comunità di Efeso,
che è divenuta per me una vera famiglia;
penso con riconoscenza a tutti i volti incontrati
in Macedonia, a Filippi, a Tessalonica e in Grecia.





CONFERENZA

Centro Evangelico di Cultura “Arturo Pascal”
Facoltà Valdese di Teologia
Claudiana Editrice



Venerdì 7 Novembre 2008, ore 21
a TORINO
Centro Teologico
C.so Stati Uniti 11/h


François VOUGA
(Kirchliche Hochschule Bethel, Bielefeld)

terrà una conferenza su

Paolo: il Vangelo in Europa

Introduce

Roberto Bottazzi
(Facoltà valdese di teologia)



François VOUGA è docente di Nuovo Testamento
presso la Facoltà di teologia protestante di Bielefeld, in Germania.
La conferenza si terrà in francese.
Sarà disponibile il testo della traduzione italiana in formato cartaceo.

volontariato - AGAPE alla ricerca di staffisti

Volontari/e per formare le staff dei campi precadetti e cadetti dell'estate 2009

Il centro ecumenico dell'alta Val Germanasca invita tutti gli interessati a partecipare, dal 3 al 6 Gennaio 2009, allo "STAFFONE", l'incontro annuale durante il quale si formano le staff di volontari dei campi per bambini e adolescenti che vengono organizzati ogni estate nel periodo tra il 15 Giugno e il 31 Agosto.

Per informazioni contattare il centro ai seguenti recapiti:

Agape centro ecumenico

b.ta Agape 1

10060 Prali

tel. +39.0121.807514

fax. +39.0121.807690

Email: vicedirezione@agapecentroecumenico.org

Sito internet: www.agapecentroecumenico.org

Meditazione di Marco Russo

Il testo che qui sotto riportiamo è la predicazione che il 
candidato Predicatore Locale Marco Russo 
ha tenuto presso la Chiesa Metodista di Alessandria 
nel corso del culto di domenica 19 ottobre 2008



1° Epistola di Giovanni, 2,(7-11) 12-17

Carissimi, non vi scrivo un comandamento nuovo, ma un comandamento vecchio che avevate fin da principio: il comandamento vecchio è la parola che avete udita.
E tuttavia è un comandamento nuovo che io vi scrivo, il che è vero in lui e in voi; perché le tenebre stanno passando, e già risplende la vera luce.
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre.
Chi ama suo fratello rimane nella luce e non c’è nulla in lui che lo faccia inciampare.
Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.
Figliuoli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati in virtù del suo nome.
Padri, vi scrivo perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno.
Ragazzi vi ho scritto perché avete conosciuto il padre. Padri, vi ho scritto perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Giovani, vi ho scritto perché siete forti, e la parola di Dio rimane in voi, e avete vinto il maligno.
Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del padre non è in lui.
Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal padre, ma dal mondo.
E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno




Mettendo a confronto alcuni brani del Vangelo di Giovanni con questi versetti, ci rendiamo conto quanto questi testi siano intimamente collegati.
L’”in principio” di Giovanni 1 si lega col “dal principio “ di 1^ Giovanni. Un altro elemento che accomuna i due testi è il forte dualismo che li caratterizza: comandamento nuovo, comandamento vecchio; tenebre, luce; odio - amore; amore del Padre - amore del mondo.
Sembra suggerire l'idea che il credente, per vincere il male, sia chiamato a dover fare una cernita prendendo unicamente ciò che è nuovo, nella luce e degno di essere amato.

Un dualismo che sembra non ammettere zone grigie, intermedie tra la luce e le tenebre, tra amore del Padre ed amore del mondo. Ma è proprio così? Veramente questa separazione ci conduce ad elaborare un giudizio che tagli in due il mondo che conosciamo? Se così fosse, che cosa dovremmo abbandonare e cosa invece tenere? Chi tra le persone che conosciamo è nella luce, e chi no?
Se questo dualismo giovanneo, espressione del giudizio di Dio sul mondo, si dovesse automaticamente applicare ai nostri giudizi, se il fatto di considerarci cristiani ci mettesse automaticamente nella condizione di essere Dio, allora il cristianesimo non apporterebbe nulla di nuovo in quello che è da sempre lo sport preferito dell'umanità: giudicare, sentirsi superiori, escludere.
Da che mondo è mondo l'uomo ha sempre trovato il modo di dividere, in virtù di criteri più o meno arbitrari, che ci autorizzano a ritenerci migliori; si tratta di un atteggiamento che riguarda sia le singole persone, sia fenomeni più complessi come ideologie o correnti di pensiero; in ogni ambito scaturiscono nuovi criteri per operare la divisione, alcuni potrebbero apparire più sensati di altri, persino ragionevoli. Il risultato è l'esclusione, che può avere vari aspetti: da un semplice pregiudizio pronunciato a mezza voce, si può arrivare all'incursione di qualche persona esasperata in un campo rom, o giungere a disastri e genocidi di cui la storia dell’uomo è colma.

Sappiamo che al giorno d'oggi la gente tende a rifiutare le ideologie, includendo tra di esse il cristianesimo, “Basta con religioni e idee politiche che hanno causato morte e distruzione! Meglio ragionare con la propria testa”. Cerchiamo di fare affidamento al nostro “buon senso”. Il caro vecchio “buon senso”: forse ignoriamo, o facciamo finta di ignorare, quanto esso si lasci influenzare dagli umori, da simpatie o antipatie, quanto esso amplifichi i torti subiti o che riteniamo di aver subito, e attutisca l'eco del male che causiamo ad altri.
Alla fine neanche il “buon senso”, risulta essere il criterio sicuro per essere giusti o, usando termini biblici, ottenere la salvezza. Anch'esso infatti divide, esclude, in base a parametri non sempre univoci e corretti.
Le parole di questo testo riguardano direttamente la nostra vita di tutti i giorni, perchè dal giudizio che diamo al mondo ed ai nostri simili dipendono le scelte che siamo tenuti a fare ogni giorno, se decidere di continuare a frequentare certi amici, se acquistare un prodotto od un altro, se passare la serata a giocare coi nostri figli o mettersi a scrivere un sermone.
Il forte dualismo di Giovanni forse ha lo scopo di indicare un modo per dividere, giudicare? Scrutare chi sia nella luce e chi no, quale sia l'azione che sia in linea col comandamento nuovo.

All'epoca in cui fu scritta questa epistola, nelle nascenti comunità cristiane dell'Asia Minore era molto diffusa una corrente di pensiero, lo gnosticismo, che, avendo alcuni punti di contatto con la teologia cristiana, si faceva strada anche in molte comunità dei primi secoli. Riducendo la complessità di questo fenomeno multiforme in poche parole; diremmo che lo gnosticismo, partendo da alcuni aspetti della testimonianza della morte e resurrezione di Cristo, giungeva a conclusioni che erano in aperto contrasto con l'idea di Messia ispirato dalle Sacre Scritture (intendo la Bibbia ebraica), e testimoniato dai primi cristiani.
Gli gnostici accentuavano in particolare il contrasto tra il mondo materiale e quello spirituale. Credevano in una redenzione separata dal mondo materiale, una concezione del mondo di tipo dualistico, che prevedeva la presenza di due divinità responsabili rispettivamente della creazione e della redenzione, accordavano inoltre grande importanza alla conoscenza o gnosis, per ottenere la salvezza. Gesù era compreso come la divinità nuova, buona, in contrasto con il Dio creatore ; la salvezza riguardava solo lo spirito, mentre la materia era destinata alla morte. Lo gnosticismo portava ad una divisione assoluta, tra nuovo e vecchio, tra Gesù e Dio Creatore, tra corpi e spiriti.
Movimenti improntati allo gnosticismo ci sono stati in tutta la storia, anche il fenomeno della new age ha queste caratteristiche. Forse anche noi abbiano delle posizioni gnostiche. In fondo siamo tutti preda dell'idea che, di fronte ai disastri che l'uomo sta causando, ci si stia avvicinando ad un punto in cui la creazione, così come la conosciamo noi, arriverà ad un collasso; di fronte all'evidente degrado della apparenza materiale delle cose, ci dovrà pur essere qualcosa che possa restare, di noi del nostro pensiero, della nostra vita. Per non parlare della comprensione che molti cristiani hanno della Bibbia, secondo cui il Vecchio Testamento parlerebbe del Dio tremendo e vendicatore, mentre il nuovo annuncerebbe il Dio buono e dedito al perdono.

Se lo gnostico pensa di ottenere la salvezza attraverso la conoscenza, l'individuo moderno, 
col proprio “buon senso” o libero pensiero si trova sulla stessa lunghezza d'onda, ma essendo più pigro, cerca una scorciatoia che gli eviti di studiare.
Ciò che sicuramente non possiamo ignorare è che l'autore di 1^ Giovanni difende con forza idee molto diverse, egli infatti intende contrastare lo gnosticismo.

“Carissimi, non vi scrivo un comandamento nuovo, ma un comandamento vecchio, che avevate fin dal principio”, 
E’ chiara l'allusione a Giovanni 1, fin da principio significa che non ci può essere spazio nella fede cristiana per due dèi separati: uno creatore ed uno redentore. La Parola, l'insegnamento che è venuto dopo, Gesù, è lo stesso che c'era fin da principio, anzi, la Parola era con Dio, e per mezzo Suo sono state create tutte le cose. Giovanni rigetta decisamente l'idea che Gesù sia un Dio diverso dal Dio creatore, un dio “buono” in contrapposizione al dio cattivo o “pasticcione “ cha ha compiuto una creazione sbagliata.
Se il Dio creatore è buono, allora anche la sua opera non può essere che buona, come testimonia Genesi 1. Non spetta quindi al cristiano operare la divisione secondo criteri che non possono essere che umani, parimenti non ha senso ritenere che ci sia una natura spirituale “pura” che deve necessariamente distaccarsi da una natura materiale “sordida”. 
Gesù, che è fin dal principio, è venuto per salvare anima e corpo, ammesso e non concesso che Egli sia interessato a dividere in questo modo l'essere umano.

E noi, come ci poniamo in questo dibattito? riusciamo ad accettare la tesi dell'apostolo, o in fondo pensiamo anche noi che una parte della creazione sia cattiva, (magari quella a cui non apparteniamo noi), o che Gesù sia venuto soltanto per salvare le nostre anime? Il confronto che Giovanni sta avendo con lo gnosticismo aiuta anche noi a comprendere qualcosa di più su Gesù, sulla sua persona e su come possa Egli dividere il vecchio dal nuovo, la luce dalle tenebre, l'amore dall'odio, 
Si tratta di concetti opposti che sembra inducano ad una divisione, una divisione operata da Gesù Cristo, che si pone in mezzo ai poli. È Cristo che rende nuovo il comandamento vecchio, incarnandolo, inaugurando una nuova età in cui la volontà di Dio per il creato è stata pienamente adempiuta. È Cristo il passaggio dalle tenebre alla luce, proprio perchè testimonia che il destino del creato non è la distruzione, ma la gloria di Dio. È Cristo il metro per conoscere la differenza tra amore ed odio, perchè con la sua incarnazione, morte e resurrezione esprime il grande e libero amore di Dio, che esiste fin dal principio.
Concentrarsi sulla persona di Gesù Cristo, questo è quanto affermiamo di fare quando confessiamo la nostra fede in Lui. 
Ma ogni giorno la fede si scontra con la realtà che ci appare: violenze, guerre, corruzione...In che cosa il mondo è cambiato dopo la nascita di Cristo? Lo sguardo disincantato sul mondo ci avvicina all'idea gnostica, forse non avevan poi tutti i torti a pensare che questa realtà materiale non ha speranze, che cosa si potrà salvare di un mondo inquinato, una società corrotta, un'umanità violenta? Ci riesce difficile anzi impossibile scorgere i segni di quella “novità”, quella luce che squarci le tenebre rappresentate da un mondo che sembra sempre più malato.

Credo che sia capitato a tutti di trovarsi in periodi bui, in cui non si intravede alcuna prospettiva di cambiamento, è come trovarsi in un tunnel, in cui si procede a tentoni. Cerchiamo di scrutare davanti a noi, per individuare anche il minimo bagliore che possa indicarci una via d'uscita, e nel contempo speriamo ardentemente di non girare a vuoto. 
Nel momento in cui scorgiamo un puntino chiaro ci muoviamo decisamente verso di esso, sperando che sia la vera luce dell'uscita dal tunnel.
L'apostolo afferma con forza che Cristo è la vera luce. Noi, fiduciosi, cerchiamo i segni di questa luce che pensiamo debba essere accecante, un qualcosa di spaventoso, miracoloso, accipicchia, ha a che fare con la volontà di Dio, con l'escatologia! Ed invece l'apostolo ci presenta un segno minimale, quasi quotidiano, per la sua semplicità: il segno della luce che indica la strada al credente non è un drago fiammeggiante a sette teste o un vegliardo dalle vesti bianchissime seduto su un trono in mezzo alle nuvole, ma l'amore fraterno. Ami tuo fratello, tua sorella, il tuo prossimo? Allora sei nella luce, sarà questo amore ad indicarti la strada, a farti conoscere te 

stesso e l'altro.
Scoprire di amare il prossimo è un bellissimo segno, talmente bello che spesso rischiamo 
di confondere questo sentimento, umano e fragile, con l'amore di Dio. Corriamo il rischio di idealizzare anche l'amore, non rendendoci conto che anche l'espressione più elevata di questo sentimento, per esempio l'amore di un genitore per il proprio figlio, ha i suoi limiti; spesso infatti si dice che il “troppo amore” rovina i figli. In realtà non è l'amore in sé a rovinarli, ma il ritenere che il sentimento fortissimo che ci lega a loro ci autorizzi a rifiutare ogni critica o dubbio sulla loro educazione. Non possiamo idolatrare quel nostro amore come la più bella creature mai esistita, perchè diventeremmo ciechi e potremmo danneggiare anche i nostri stessi figli, avremmo gli occhi talmente pieni del nostro amore, che non riusciremmo più a scorgere l'altro. Saremmo come “chi dice di essere nella luce e odia suo fratello”, saremmo “ancora nelle tenebre.” Quindi essere nelle tenebre o nella luce, essere nel vecchio o nel nuovo, essere in Cristo o non in Cristo, ha a che fare con l'amore verso il prossimo, ma abbiamo scoperto che anche il nostro amore può condurci di nuovo nelle tenebre.
L'amore è sicuramente un sentimento difficile da decifrare e da controllare, ma almeno lo conosciamo, uomini e donne di ogni tempo hanno conosciuto l'amore, anche prima di Gesù. Ma Cristo è stato il primo e l'unico a realizzarlo secondo la volontà del Padre, Egli, con la sua vita, esprime la misura, non solo dell'amore fraterno, ma dell'amore di Dio. A lui ci dovremmo rapportare per comprendere la natura dei nostri sentimenti verso il prossimo. Dinanzi alla figura di Gesù manifestazione della prima, sola, vera parola creatrice, totalmente gratuita e libera, noi, che pensavamo di essere nella luce, per via dei nostri piccoli grandi amori, non possiamo che scoprirci nelle tenebre. 
Si può anche affermare di essere nella luce, di essere nel nuovo, di essere in Cristo, ma non è questa la condizione per essere veramente nella luce. Perchè anche quando ci sentiamo più forti che mai, non abbiamo la certezza di essere totalmente al di sopra di qualsiasi sentimento di odio verso un fratello o una sorella. Non è il nostro amore ad illuminarci il cammino, ma il Suo. Cristo può essere compreso solo a partire dal Suo amore, che a sua volta è spiegato, enucleato, solo ed una volta per tutte da Cristo: son due concetti speculari, ognuno può far comprendere qualcosa di più sull'altro.
L'unica luce a cui può aspirare il credente è quella generata e riflessa da queste due fonti, che non sono altro che due aspetti della medesima sostanza.
Nella sua ricerca il credente non ha a disposizione un faro da 200000 watt, più che un faro sembrano due candele. Possiamo cercare di comprendere di volta in volta cosa significhi l'amore soltanto avendo Cristo davanti a sè in ogni occasione in cui il nostro amore per l'altro è messo alla prova. Di fronte all'amore assoluto, di fronte a Cristo, non possiamo che ammettere la nostra impotenza, il nostro essere nelle tenebre. Ma quando potremo mai essere nella luce?
Finchè ci ostiniamo a voler dimostrare che il nostro amore è degno di essere approvato da Dio, non ci muoviamo di un passo verso di Lui, è come prendere a pugni l'aria, lottare contro i mulini a vento. Ma se stanchi ed affannati ci fermiamo a osservare la nostra impotenza, allora possiamo scorgere la luce che illumina questa nostra realtà, rivolgiamoci verso la fonte di questa luce, non più a noi stessi. Riconoscere la propria impotenza è la via per ricevere Cristo, quando riceviamo Lui, amiamo nostro fratello e sorella. L'amore fraterno non è l'ultima asperità da superare per avere Cristo, ma è la condizione in cui ci si trova quando Cristo ci prende con sé. Quando ognuno di noi scopre ciò che ci pone vicino a Lui non è l'amore che possiamo offrire, ma quello che ci viene donato, la luce ci sta illuminando e scopriamo di non temere più di inciampare.

Ed ecco che le parole di Giovanni riempiono la nostra vita:
“Figliuoli, vi scrivo perché i vostri peccati sono perdonati in virtù del suo nome
Padri, vi scrivo perché avete conosciuto colui che è fin dal principio.
Giovani, vi scrivo perché avete vinto il maligno”.
Abbiamo vinto il maligno che è in noi e ci sentiamo forti, perchè sappiamo di avere Gesù accanto a noi per tutte le volte che saremo di nuovo sconfitti.

Amen



tratto da: L'AQUILONE Volando in alto insieme dentro la realtà
Anno IX n.10, novembre 2008
Circolare della Chiesa Metodista di Alessandria 
e della Chiesa Metodista di Bassignana

domenica 2 novembre 2008

Incontro svoltosi alla Facoltà Valdese di Teologia



nella foto:
Lothar Vogel, docente di Storia del Cristianesimo
alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma.

Fede, preghiera, guarigione

Dopo anni in cui non si erano più organizzati corsi di aggiornamento per pastori e pastore nella Facoltà valdese di Teologia, quest’anno, fra Segreteria del Corpo pastorale e Facoltà, è stato messo a punto un incontro di cinque giorni sul tema «Fede, preghiera, guarigione», che si è svolto dal 29 settembre al 3 ottobre: cinque giorni intensi, per confrontarsi anche allargando il campo ad altre realtà dell’evangelismo in Italia.

Klaus Langeneck

Dopo anni in cui non sono più stati organizzati corsi di aggiornamento per pastori e pastore nella nostra Facoltà, quest’anno, fra Segreteria del Corpo pastorale e Facoltà, siamo riusciti a offrire un incontro di cinque giorni sul tema «Fede, preghiera, guarigione», che si è svolto dal 29 settembre al 3 ottobre: cinque giorni di intenso lavoro che hanno coinvolto i cinque professori, alcuni relatori esterni e una ventina di pastori, pastore e diacone a cui sono state affidate delle chiese locali, un’esperienza, per chi ha partecipato, molto stimolante. Auspichiamo che corsi di questo genere diventino nuovamente offerte con cadenze regolari.

Abbiamo lavorato sul tema sotto vari punti di vista. Il prof. Fulvio Ferrario e il prof. A. Pacciolla hanno introdotto il corso con due riflessioni sulla preghiera. Il prof. Ermanno Genre, il pastore pentecostale Carmine Napolitano e i partecipanti africani hanno presentato il tema sotto l’aspetto della cura pastorale e della vita delle chiese. La pastora Sitta Campi Revillard e il medico Paolo F. Ribet hanno completato questo aspetto del tema sull’approccio spirituale alla malattia e alla guarigione della persona, nel contesto della medicalizzazione della malattia nella nostra cultura. Il tema «preghiera e guarigione nella Bibbia» è stato presentato attraverso contributi del prof. Daniele Garrone e della pastora Corinne Lanoir per l’Antico Testamento, del prof. Yann Redalié e del past. Eric Noffke per il Nuovo Testamento. Al prof. Paolo Ricca avevamo affidato il tema difficile della «preghiera non esaudita», mentre il prof. Fulvio Ferrario ha completato le nostre riflessioni con un contributo su «Il Male e il demoniaco».

Il percorso è stato concluso da una riflessione, nel nostro contesto insolita, sulla Formgeschichte dei racconti di miracoli da parte del prof. Lothar Vogel. Nonostante i vari approcci al tema, presentati dai vari relatori, si è sviluppato nel corso, un filo rosso che ha trasformato le varie unità in un percorso unico.

L’aspetto più significativo del corso è stato che, senza che ciò fosse tematizzato espressamente, è stata un’esperienza di «Essere chiesa insieme». Molte delle persone che hanno colto l’occasione lavorano in chiese con una forte presenza africana e straniera e quindi sono particolarmente sensibili al tema, su cui nella vita delle chiese emergono diversità spirituali e culturali; inoltre tre fratelli africani impegnati nella realizzazione di «Essere chiesa insieme», Richard Ampofo della Chiesa di Bologna, Vivian Wiwoloku della Chiesa di Palermo Noce e il past. Samuel Kpoti della Chiesa francofona di Roma, hanno spiegato il rapporto tra fede, chiesa e guarigione nelle loro chiese d’origine e nella realtà dell’emigrazione.

Molto importante è stato il contributo del pastore pentecostale Carmine Napolitano. Se la vita di una chiesa, il culto, la preghiera sono dialogo con Dio, spazio della grazia di Dio, in qualche modo anticipazione del Regno di Dio, le guarigioni, operate da Dio devono essere possibili. Come la grazia ha vinto il male, come la grazia crea conversione e fede, così la guarigione da una malattia è dono concreto della grazia. «Che cosa è più facile, dire al paralitico: «I tuoi peccati ti sono perdonati», oppure dirgli: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina»? (Marco 2, 9). Per l’evangelista Marco era chiaro che il perdono dei peccati è più grande della guarigione. E per noi? In ogni culto annunciamo il grande miracolo del perdono del peccato. Ma abbiamo il coraggio di pregare veramente per il miracolo di una guarigione? Il pastore Napolitano ha precisato che non è mai la chiesa o un guaritore che guarisce, la guarigione è sempre dono della grazia di Dio in risposta alla preghiera della chiesa. Non c’è, nella sua visione delle cose, una contrapposizione tra preghiera per la guarigione e scienza medica: anche la scienza, anche la bravura dei medici, anche le strutture ospedaliere sono strumenti nelle mani di Dio. È Dio che decide come intervenire.

Questa concezione si incontra in qualche modo con le riflessioni psicologiche e antropologiche presentate dal prof. A. Pacciolla. Nella distinzione tra riti magici, riti superstiziosi, riti ossessivi e riti religiosi, egli ha sottolineato che, mentre i primi tre tipi di rito servono per mantenere e salvaguardare uno status quo, il rito religioso mira alla conversione, alla trasformazione, alla crescita della persona. In questo senso la preghiera per la guarigione non è preghiera per ritornare allo stato prima della malattia, ma per entrare nella nuova esistenza di persona guarita, che ha sperimentato concretamente l’opera della grazia. Questo fatto è emerso anche dal lavoro sui racconti biblici di guarigioni. Le guarigioni operate da Dio, trasformano le persone in nuove creature. Il siro Naaman diventa un adoratore del Dio d’Israele, l’indemoniato di Gerasa comincia a proclamare le grandi cose fatte da Gesù, Bartimeo segue Gesù a Gerusalemme.

Dalle spiegazioni dei fratelli africani è emerso che le nostre chiese sorelle metodiste e presbiteriane in Africa hanno una concezione molto simile a quella spiegata dal pastore Napolitano. La chiesa è uno spazio particolare, distinto dal mondo intorno, è uno spazio di protezione e di guarigione, in qualche modo uno spazio di salvezza. Questo spazio è caratterizzato dalla gioia e dalla preghiera. Le idee sulle guarigioni che avvengono nella vita delle persone sono identiche a quelle spiegate dal pastore Napolitano. Non è mai la chiesa o il pastore o un’altra persona umana che guarisce, ma Dio che risponde alle preghiere dei credenti. Le guarigioni non sono necessariamente miracoli inspiegabili, possono anche essere la soluzione di una problema che sembrava irrisolvibile (il malato viene portato in un ospedale in Europa, dove trova cura per la malattia) o lo scioglimento di un nodo che sembrava troppo ingarbugliato (sofferenze per le difficoltà di inserimento nel paese, in cui la persona è emigrata). Il concetto di guarigione è ampio, non soltanto guarigione da malattie fisiche, ma anche guarigione da una situazione di disagio, di ansia, di difficoltà.

Quello che mi ha colpito nel corso del nostro incontro, e mi ha fatto riflettere molto è il fatto che la guarigione in questo senso ampio è tematizzata espressamente nella vita delle chiese. Noi protestanti europei, certo, alla fine del culto, nella preghiera di intercessione preghiamo anche per i malati. Nelle chiese africane invece esistono liturgie specifiche per la preghiera di guarigione delle persone, chi ha bisogno di guarigione, non si nasconde, non fa finta di non avere problemi, ma viene avanti, chiede la preghiera della chiesa, e poi rende testimonianza degli effetti della preghiera nella sua vita.

Domanda: nelle nostre chiese europee, le guarigioni non avvengono, perché nella vita della chiesa non diamo sufficiente spazio alla preghiera per le guarigioni, perché abbiamo delegato la cura dei malati ai medici e agli ospedali, e quindi non è più un tema importante nella vita della chiesa? O avvengono, ma noi non ne parliamo, non diamo voce a questo tema? Il professore Lothar Vogel ci ha fornito elementi preziosi sul problema dei codici che usiamo per parlare di una guarigione. Il suo intervento è partito da un piccolo fatto successo nella Chiesa luterana del Württemberg. Nel culto di congedo di una pastora, una signora si alza e rende testimonianza del fatto che la pastora l’ha guarita da un terribile mal di schiena. «Mi ha imposto le mani e il dolore è sparito». Immaginatevi l’imbarazzo di una bella parrocchia luterana del Württemberg. La pastora racconta la cosa in modo diverso: «Quando sono andata via, per esprimerle la mia solidarietà nella sua sofferenza, l’ho abbracciata». La signore, per parlare di questa visita della pastora, ha usato il codice della guarigione miracolosa, molto simile allo stile con cui gli Evangeli raccontano le guarigioni di Gesù. La pastora invece ha semplicemente raccontato un gesto empatico, usato nella cura d’anime. Meno male che siamo nel Württemberg pietista e materialista, il rischio che la fama della pastora come taumaturga si sparga non esiste.

Il linguaggio con cui i nostri fratelli africani parlano della preghiera per la guarigione e delle guarigioni che avvengono nelle chiese appartiene al codice che usa la Bibbia. Le chiese africane, molte chiese straniere, le chiese pentecostali (la signora del Württemberg non era sveva, originaria del Württemberg, ma una persona di origine tedesca, venuta dalla Russia dopo la caduta del Muro di Berlino) usano dei codici di linguaggio che noi protestanti europei, figli e figlie dell’Illuminismo e della demitizzazione, non abbiamo più a disposizione, anzi, ascoltiamo con un certo fastidio. Per me personalmente, questa riflessione sui codici del linguaggio è stata molto interessante, perché ci può aiutare nell’incontro con credenti stranieri, ma anche nel dialogo con altre confessioni cristiane, ad ascoltare e a capire quello che con i loro linguaggi cercano di dire. Ma qui si aprirebbe il tema per un altro corso di aggiornamento, al quale naturalmente vorrei partecipare.

tratto da: RIFORMA,
Anno XVI - numero 42 - 31 ottobre 2008, p. 8.

CRISTIANI PERSEGUITATI

È stato arrestato circa tre settimane fa
Iran: un protestante imprigionato senza una precisa imputazione

MASHHAD — Nessuna notizia, da oltre due settimane, di un cristiano protestante iraniano, imprigionato senza una precisa imputazione. È quanto racconta la famiglia di Ramtin Soodmand, arrestato a Mashhad, nel Nord-Est dell’Iran, quasi al confine con il Turkmenistan, da agenti di polizia e dell’intelligence. Da quando l’uomo è stato arrestato, la sua famiglia e i suoi amici hanno invano cercato di sapere dove Ramtin sia detenuto. I loro contatti con funzionari del ministero della Sicurezza non solo non hanno chiarito nemmeno i motivi dell’arresto, ma hanno provocato minacce di ritorsioni se la famiglia continuerà a far domande circa il proprio congiunto. Secondo quanto lamenta la piccola e preoccupata comunità cristiana iraniana – stimata in tutto in circa 60. 000 persone – una settimana prima dell’arresto di Soodmand, nella stessa città era stato arrestato un altro cristiano, Iman Rachidi. Da allora del giovane non si ha alcuna notizia. (nev/asianews)


tratto da: www.riforma.it
Domenica, 2 novembre 2008, ore 18.00

sabato 1 novembre 2008

Culto a Biella - Domenica 2 novembre 2008



Chiesa Evangelica Valdese 
di Biella

Via Fecia 9/c - BIELLA
Domenica 2 novembre 2008
- 25a DOPO PENTECOSTE

Culto di Adorazione e Lode
ore 10


Le mie pecore se ne staranno al sicuro, senza che nessuno più le spaventi
(Ezechiele 34,28)


Dio nostro, non cesseremo mai il canto della vita, mentre viviamo tutti i nostri giorni. Sii con noi finché durano tutte le cose, sempre, ogni giorno. Sii al nostro fianco, non stancarti, non assopirti! Guardaci con cura da tutti i pericoli. Tu solo sei il nostro pastore.

                    Preghiera del popolo Samburu (Kenya)


Ringraziate con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce (Colossesi 1,12)



Testo del Sermone:
traduzione Nuova Riveduta:

Qohelet (Ecclesiaste) 3,1-14:
Per tutte le cose c'è un tempo fissato da Dio

1 Per tutto c'è il suo tempo, c'è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: 2 un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato; 3 un tempo per uccidere e un tempo per guarire; un tempo per demolire e un tempo per costruire; 4 un tempo per piangere e un tempo per ridere; un tempo per far cordoglio e un tempo per ballare; 5 un tempo per gettar via pietre e un tempo per raccoglierle; un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci; 6 un tempo per cercare e un tempo per perdere; un tempo per conservare e un tempo per buttar via; 7 un tempo per strappare e un tempo per cucire; un tempo per tacere e un tempo per parlare; 8 un tempo per amare e un tempo per odiare; un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
9 Che profitto trae dalla sua fatica colui che lavora? 10 Io ho visto le occupazioni che Dio dà agli uomini perché vi si affatichino. 11 Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta. 12 Io ho riconosciuto che non c'è nulla di meglio per loro del rallegrarsi e del procurarsi del benessere durante la loro vita, 13 ma che se uno mangia, beve e gode del benessere in mezzo a tutto il suo lavoro, è un dono di Dio. 14 Io ho riconosciuto che tutto quel che Dio fa è per sempre; niente c'è da aggiungervi, niente da togliervi; e che Dio fa così perché gli uomini lo temano.


Predicazione del pastore valdese Maurizio Abbà



B E N E D I Z I O N E

Benedizione irlandese

Che il vento nei vostri capelli vi porti il palpitare della vita.

Che i vostri piedi lascino nella polvere orme di speranza.

Che nell'oscurità voi udiate battere il cuore del prossimo.

Che le vostre mani si protendano come porte che si aprono.

Che le vostre bocche trasmettano quanto vi è dato di ricevere.

Che le vostre orecchie colgano quello che le parole dicono solo a metà.

E che la grazia del Signore vi accompagni anche là dove non vorreste andare.





LEGGERE PER VIVERE MEGLIO


Impressioni dal vivo alla Fiera del Libro di Francoforte, 
osservatorio privilegiato

La nostra crisi culturale


Tra gli ospiti della Fiera anche Saviano con il suo bestseller «Gomorra», tradotto in 43 lingue, che proietta un’immagine tragica di un paese dominato da criminalità

Manuel Kromer

60ª edizione della Fiera del libro di Francoforte: dal 15 al 19 ottobre nella città sul Meno si sono dati appuntamento come tutti gli anni più di 7000 editori provenienti da oltre 100 paesi. Ospite d’onore di quest’anno la Turchia. E questa è forse stata la sorpresa più grande. In una Fiera da record, colpiscono i dati di affluenza dei giorni aperti al pubblico, cioè sabato e domenica – gli altri giorni sono riservati agli operatori del settore –, che hanno registrato un aumento dell’8, 1% e 11% rispettivamente. A che cosa sono dovuti questi dati sbalorditivi? Con lo stand Claudiana nello stesso padiglione del paese ospite, è stato facile notare che l’affluenza di turchi è stata davvero eccezionale. Ovvio porsi domande sulla realtà di questi Gastarbeiter (lavoratori ospiti) in suolo tedesco. I dati del 2002 registravano la presenza in Germania di 1, 9 milioni di turchi su una popolazione di poco più di 82 milioni di persone, ma mi è stato riferito da più fonti che ormai il loro numero si attesti tra i 4 e 5 milioni. La seconda città «turca» al mondo è Berlino, e in alcune città, come Karlsruhe, la percentuale di turchi raggiunge il 10-15% della popolazione. E questo si è visto alla Buchmesse, eccome. La possibilità di acquistare libri in madrelingua è stata colta al volo.

E questo ha suscitato in me una prima considerazione: certamente l’integrazione è un processo difficile, ma ho potuto toccare con mano che gli immigrati turchi in Germania hanno parzialmente già assunto un tratto tipico del tedesco, cioè la lettura. In Germania si vede gente leggere ovunque: per strada, in tram, in metropolitana. I tedeschi, pur essendo confrontabili numericamente con gli italiani, hanno un’editoria immensamente più grande rispetto alla nostra. E ora anche i Gastarbeiter leggono. L’editoria turca è relativamente piccola: anche dispiegando tutte le loro risorse – erano l’ospite d’onore –, lo spazio occupato dalla Turchia era inferiore a quello italiano. Ma credo, con un pizzico d’invidia, che gli editori turchi abbiano fatto affari d’oro. Ho visto pile di libri calare in poche ore, per scomparire del tutto: sold out, direbbero gli inglesi!

All’apertura ufficiale della Fiera c’era una delegazione turca di altissimo livello. Il presidente turco Abdullah Gül, nel suo discorso inaugurale, ha invitato i suoi connazionali in Germania a integrarsi. Bell’appello, ma non ho potuto fare a meno di pensare che, implicitamente, Gül diceva anche: «Cari conterranei, createvi un futuro in Germania, mandate le vostre rimesse in Turchia che ci fanno tanto comodo, ma non sperate di tornare in Turchia!». Integratevi e rimanete lì. Non ho potuto far a meno di pensare anche alla mia esperienza personale: svizzero in Italia, né svizzero né italiano. Non si è più cittadini di nessun paese. Forse per la seconda generazione lo sarà, ma per la prima è sempre un «non più» e un «non ancora».

Un secondo aspetto mi ha colpito. Il 18 ottobre è stato conferito a Roberto Saviano e al regista Matteo Garrone il «premio al miglior adattamento cinematografico di un’opera letteraria» relativamente al film tratto da Gomorra. Saviano ha fatto un giro in Fiera, sempre accompagnato dalle sue tre guardie del corpo, sia nel padiglione di lingua inglese, sia nel settore italiano. Il suo libro è ormai un fenomeno letterario mondiale, tradotto in 43 lingue, bestseller in Germania, Francia, Belgio, Spagna, Olanda, Svezia e ora sulla via di diventarlo anche in Inghilterra, Usa ecc. Parecchi editori mi hanno fatto domande su questo fenomeno. «Ma, l’Italia è veramente così? », «È fiction o realtà? », «Non è possibile che nel XXI secolo esista una realtà simile!». Ho riflettuto e interrogato i miei partner sull’Italia. Ebbene, da un osservatorio ristretto e sicuramente non significativo, esce però un’immagine tragica dell’Italia. Paese sconclusionato, incomprensibile, dominato dalla malavita, costoso (detto dai tedeschi è grave. E confermo, a Francoforte costano meno sia il vitto sia l’alloggio. Pochi anni fa costavano il 50% in più che in Italia), politicamente risibile. Mai avevo visto un’immagine dell’Italia così malmessa. La crisi italiana non è solo economica, ma culturale. Significativo che sui giornali tedeschi vi fossero una miriade di articoli e commenti sulla «furbata» della regione Calabria di utilizzare 8 milioni di fondi europei per la promozione turistica, dandoli alla Nazionale di calcio e a Gattuso. In Europa è uno scandalo, e in Italia?

E l’editoria religiosa? Due sono le tendenze che mi hanno colpito. Quelli scorsi sono stati gli anni delle acquisizioni e delle fusioni. Si sono formati gruppi editoriali che hanno inglobato anche 5-6 case editrici storiche. Oggi, queste «nuove» case editrici si staccano notevolmente dal background da cui sono sorte. La produzione di testi di filosofia, sociologia, storia, psicologia assume uno spazio sempre maggiore nel loro catalogo. Nel caso di un gruppo inglese, formato da ben 6 grandi case editrici religiose storiche inglesi e americane, la produzione del libro religioso, anche accademico, non raggiunge più del 20% della produzione. Una casa editrice protestante storica tedesca, inglobata da uno dei maggiori gruppi editoriali al mondo, sta riflettendo se diventare un’editrice religiosa in senso lato, pubblicando cioè spiritualità e teologia di ogni religione. In tal senso, al momento questo editore riscuote più successo con libri di spiritualità orientale rispetto a quella cristiana.

In questo panorama, però, vi sono eccezioni. L’editoria religiosa statunitense e, al traino di questa, quella inglese vivono un periodo florido. Sarà che le chiese statunitensi sono piene? Il vecchio continente sembra mostrare la sua età… Ma vi è un trend nuovo: le realtà minori e più «confessionalizzate» si difendono. Esempio più significativo quello della casa editrice protestante di Ginevra, che mostra una spiccata vitalità, trainata da autori e autrici di grande valore: Römer, Marguerat, Basset, Gisel ecc.

E la piccola Claudiana? Forse fa parte di questa ultima realtà. Piccola casa editrice, confessionalmente «schierata» ma – speriamo – vitale. Tre edizioni all’estero nel 2008, Il Natale nella Bibbia e nella tradizione, di Laura Lattughini e Silvia Gastaldi, tradotto in Germania, Giovanni Calvino di Giorgio Tourn, e Il culto cristiano di Ermanno Genre tradotti in francese. Quest’anno è stato vivo l’interesse per i nuovi libri per ragazzi scritti da Claire Musatti e illustrati da Silvia Gastaldi e dal nuovo acquisto Claudiana, Tommaso D’Incalci, disegnatore proveniente dalle Adi e dal promettente futuro; per il libro di Paolo Ricca sui Salmi, di imminente uscita; e il libro di Grado Merlo su Valdesio di Lione, in uscita nell’estate 2009. Molto interesse anche per i libri di Elizabeth Green e Brunetto Salvarani.

Qualche anno fa, feci il conto dei giorni che mi separavano dalla prossima Fiera: sono «solo» 354 giorni. Appuntamento al 14 ottobre 2009, ospite d’onore la Cina.


tratto da: RIFORMA, Anno XVI - numero 42 - 31 ottobre 2008, p. 1.
www.riforma.it

LA PASTORA BATTISTA LIDIA MAGGI ALL'ASSEMBLEA DEL IV CIRCUITO

IV Circuito: l'educazione alla fede nelle famiglie interreligiose

Sabato 18 ottobre si è svolta l’autunnale Assemblea del IV Circuito delle chiese valdesi e metodiste, territorio corrispondente al Piemonte (con l’eccezione delle valli valdesi e Pinerolo).. Al centro dei lavori la riflessione relativa all’educazione alla fede nelle famiglie interreligiose, con tutti i problemi che ne conseguono.

Mario Radaelli

Sabato 18 ottobre si è svolta la sessione autunnale dell’Assemblea del IV Circuito alla Casa valdese di Torino. Il breve culto di apertura è stato celebrato dal candidato al ministero pastorale Stefano D’Amore. La lettura del verbale dell’Assemblea precedente, fatta dal sovrintendente Ivan Vieta, ha dato inizio ai lavori. La parola è passata poi alla pastora Lidia Maggi che ha intrattenuto i presenti sul tema «L’educazione alla fede nelle famiglie interreligiose, e la sua ricaduta sulla vita delle nostre chiese».

È stato piacevole ascoltare una relazione ricca di argomenti che meritavano un lungo approfondimento. Lidia Maggi ha sottolineato come «le famiglie stiano attraversando una profonda crisi» dovuta alla mancanza di punti di riferimento, offuscati da mille distrazioni, in primis dal consumismo che condiziona oramai tutti, imponendo risposte immediate a molti interrogativi quotidiani. Le famiglie sono così costrette a delegare costantemente le loro responsabilità, persino quella di educare i figli alla fede. Esse invece dovrebbero sentire la gioia di trasmettere la fede direttamente ai figli. Questo impegno va recuperato. Lidia Maggi ha ricordato come si sia ormai costretti a colmare i vuoti con delle risposte immediate, negando ai nostri figli la possibilità di riflettere per fare le scelte giuste, lontane dalle sollecitazioni del consumismo, cercando invece di trasmettere ai figli la possibilità di colmare i vuoti anche solamente con il silenzio, l’attesa, la meditazione. Il ripristino delle buone abitudini come la preghiera prima dei pasti, la gioia di condividere con i figli la lettura delle Bibbia, la scelta di motivare l’offerta domenicale dando a essa un significato scaturito da qualcosa di bello successo durante la settimana, sono alcuni dei suggerimenti dettati dalla sua esperienza personale per rilanciare l’educazione alla fede nelle famiglie.

L’intervento di Lidia Maggi è stato molto apprezzato da tutti e lo si è visto dagli interventi che sono seguiti al termine della sua esposizione. Dopo la pausa pranzo, consumato nel salone della Casa valdese, l’Assemblea ha ripreso i lavori con la comunicazione da parte del Sovrintendente degli atti più significativi del Sinodo 2008, in particolare sull’annosa questione della Santa Cena ai bambini sulla quale sono state fatte le dovute precisazioni. Ivan Vieta ha comunicato la decisione del Sinodo di sospendere l’Assemblea primaverile dei Circuiti, concentrando i lavori su quella autunnale. Per quanto concerne la vita delle chiese è stato ricordato che il cambio troppo frequente dei pulpiti può causare insofferenza in talune comunità private troppo spesso dei pastori titolari.

Al termine dell’Assemblea il pastore Giuseppe Platone ha voluto salutare con grande anticipo il IV Circuito, in vista del suo prossimo trasferimento in altra sede. La prossima Assemblea del IV Circuito si terrà il 17 ottobre 2009 alla Chiesa valdese di Chivasso.


tratto da: RIFORMA, anno 144, n. 32, 31 ottobre 2008, p. 9.

NOVEMBRE 2008 VERSETTO DEL MESE

da: UN GIORNO UNA PAROLA2008,
edizione italiana editrice Claudiana:

Se tu supplisci ai bisogni dell'affamato, e sazi l'afflitto, 
la tua luce spunterà nelle tenebre
(Isaia 58,10)