domenica 18 luglio 2021

Predicazione di domenica 4 luglio 2021 su 1 Corinzi 1,18-25 a cura di Marco Gisola

Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; infatti sta scritto: «Io farò perire la sapienza dei saggi e annienterò l’intelligenza degli intelligenti». Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo? Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.  I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.


“I Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza”. E noi? Noi a volte vorremmo tutti e due, vorremmo miracoli e vorremmo sapienza. Vorremmo vedere e vorremmo sapere. Vorremmo vedere dei segni, dei segni concreti per poter dire “qui c’è Dio”, “questo lo ha fatto Dio”, “Dio ha voluto così”. E vorremmo sapere, abbiamo tanti perché, tante domande a cui vorremmo poter dare una risposta. Sapere perché qualcosa è successo, sapere che cosa succederà, sapere qualcosa di più sul regno di Dio. È umano tutto ciò, molto umano, è nella nostra natura voler vedere e voler sapere.
Ma l’evangelo non consiste nel vedere e non consiste nel sapere, e Dio si rivela in ciò che è scandalo per chi vuol vedere e pazzia per chi vuole sapere.
Vuoi vedere? Dio ti fa vedere Gesù crocifisso. Un uomo crocifisso è un uomo appeso alla croce, appeso a lungo alla croce, un uomo agonizzante, sofferente, alla fine. Era una morte lenta ad atroce, che diventava spettacolo, macabro e terribile spettacolo, perché doveva spaventare quelli che pensavano di ribellarsi ai romani – era infatti la morte dei ribelli – e perché i romani stessi potessero dimostrare e mostrare il loro potere e la loro forza. Era una morte, appunto, da vedere, a cui si poteva assistere. Vuoi vedere? Questo ti fa vedere Dio, un essere umano crocifisso. Questo è il miracolo che Dio ci fa vedere. E come ben sappiamo, Gesù ne ha fatti di miracoli, ne ha fatti molti di miracoli i cui effetti erano ben visibili: paralitici che camminavano, indemoniati liberati dal demonio, ciechi che tornavano a vedere… chi lo ha seguito ne ha viste tante di cose straordinarie! Ma l’ultimo e definitivo miracolo, l’evento di salvezza che Dio stesso opera per noi, si vede solo lì, nel Gesù crocifisso. Scandalo, non solo per i giudei, ma per tutti.
Scandalo vuol dire inciampo; inciampiamo nel crocifisso, nel senso che non possiamo toglierlo di mezzo, non possiamo “bypassarlo”, non possiamo fare un’altra strada, ci incappiamo dentro. O meglio: possiamo fare un’altra strada ovviamente, ma non è più la strada della fede cristiana. La fede cristiana passa di lì. Questo c’è da vedere.
Vuoi sapere? Vuoi trovare Dio attraverso la tua intelligenza, il tuo studio, la tua meditazione, vuoi trovare Dio nelle tue idee o nelle tue emozioni? Non lo trovi. Non lo trovi a partire da te, lo trovi al di fuori di te e non in ciò che è alto, bello, ricco e potente. Ma nel crocifisso. Se cerchiamo un Dio logico e razionale non lo troviamo, o se lo troviamo non è il Dio di Gesù Cristo, è qualcos’altro. Perchè il Dio di Gesù Cristo lo troviamo appunto in Gesù Cristo, e in lui crocifisso. Pochi versetti più avanti in questa stessa lettera Paolo scriverà: “quando venni da voi, non venni ad annunciarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso” (2,2). Di non sapere altro fuorché Gesù crocifisso. E dunque, per chi vuole sapere, il Cristo crocifisso è pazzia, dice Paolo. Che cosa c’è da sapere in un uomo crocifisso? Nulla, non c’è nulla da sapere se non constatare il suo fallimento e la sua fine.
Ecco, scandalo e pazzia questo è il Cristo crocifisso per la nostra voglia di vedere e per la nostra voglia di sapere. Scandalo e pazzia per i nostri occhi umani e per la nostra mente umana. Ma Dio – ci dice Paolo – rende pazzo ciò che per noi è saggio e intelligente. Dio, cioè rovescia tutto, mette le cose sottosopra: ciò che alla nostra mente umana appare scandaloso e ciò che alla nostra sapienza umana appare folle, è invece proprio ciò che Dio ha scelto per rivelare la sua forza e la sua sapienza.
Forse davanti al Cristo crocifisso ci scandalizziamo, perché ci sembra troppo debole per c’entrare qualcosa con Dio... E invece è proprio quella la potenza di Dio. Forse davanti al Cristo crocifisso ci scandalizziamo, perché ci sembra totalmente folle che Dio venga a noi in questo modo, che il figlio di Dio faccia questa fine… E invece è proprio quella la sapienza di Dio. Ciò che a noi sembra folle e debole, in realtà non lo è. O meglio: lo è per la nostra logica e per la nostra ragione, ma non lo è per Dio. Ciò che, umanamente parlando, è debole e folle è invece forza e sapienza di Dio.
Dio si rivela nel Gesù crocifisso. E nella croce pronuncia innanzitutto il nostro giudizio, il giudizio sulla potenza umana, quella che ha portato Gesù sulla croce, e sulla sapienza umana, che non ha potuto riconoscere in Gesù il figlio di Dio e lo ha anzi respinto come un impostore e lo ha ucciso. Nella croce Dio pronuncia il suo giudizio su di noi; sbaglieremmo a dare una lettura romantica della croce, vedendovi solo l’amore di Dio per noi e vedendo noi solo come i destinatari del suo amore. Che l’evento della croce è il culmine dell’amore di Dio per noi è vero, ma se dimentichiamo che essa è anche giudizio su di noi, è solo una mezza verità e dunque è una mezza bugia. Una lettura romantica o mielosa della croce sarebbe quella che Bonhoeffer chiamava “grazia a buon mercato”, perché grazia senza giudizio, dunque un fraintendimento dell’evangelo. La croce è il giudizio su di noi, è il giudizio sulla nostra potenza e sulla nostra sapienza, che vengono smascherate e giudicate, che crollano davanti alla croce.
La nostra potenza e la nostra sapienza davanti alla croce o crollano o la rifiutano. Per usare un’immagine, davanti alla croce o crolliamo noi o crolla la croce, nel senso che la rifiutiamo e la eliminiamo dall’orizzonte, magari trasformandola in un bel simbolo da appendere al muro, ma rifiutando il giudizio che essa è nei nostri confronti. Perché prima di essere i destinatari dell’amore di Dio che lì si rivela, siamo coloro che quella croce l’hanno eretta e ci hanno crocifisso Gesù, costruendo quindi il nostro stesso giudizio. Essa è il giudizio e dunque il limite contro il quale si infrangono la nostra voglia di miracoli e la nostra voglia di sapienza. È il giudizio sul nostro voler vedere e voler sapere.
Se non possiamo vedere e non possiamo sapere, allora possiamo solo credere. Noi vorremmo vedere e vorremmo sapere. Ma non è la nostra vista a darci la fede, non è la nostra intelligenza a darci la fede, è solo la grazia di Dio: “per quelli che sono chiamati … predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio”. Coloro a cui Dio, nella sua grazia, ha donato la fede, possono riconoscere nella croce – che da un punto di vista umano è scandalo e pazzia – la potenza di Dio e la sapienza di Dio. Che non si vedono nella croce, perché tutto appare tranne che potenza e sapienza – ma piuttosto debolezza e follia. Che lì nella croce sono nascoste la potenza e la sapienza di Dio può solo essere creduto. Che la croce è il nostro giudizio e anche la nostra salvezza può solo essere creduto. Può solo essere annunciato e creduto. E infatti Paolo dice che a Dio – nella sua sapienza - è piaciuto “salvare i credenti con la pazzia della predicazione”, cioè dell’annuncio del Cristo crocifisso: “ma noi predichiamo Cristo crocifisso”. Alla pretesa di potenza e di sapienza umana, Dio oppone questo “ma”: “ma noi predichiamo Cristo crocifisso”.
La fede non è questione di vedere e non è questione di sapere. La fede nasce dall’ascolto dell’annuncio del Cristo crocifisso, nostro giudizio e nostra salvezza; nella croce di Cristo Dio contemporaneamente ci giudica e ci salva dal giudizio. “Ma noi predichiamo Cristo crocifisso” e questo rimane il compito della chiesa, di ogni chiesa. Nel Cristo crocifisso apparentemente troviamo solo follia e debolezza. Ma “la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini”. Dio è più saggio della nostra presunta saggezza e più forte della nostra presunta forza. E nella croce si rivelano essere nulla sia la nostra presunta saggezza, sia la nostra presunta forza.
La croce rimane scandalo e follia, e guai se non fosse così, guai se la croce ci diventasse logica e normale. Davanti ad essa continuiamo ad inciampare, ma Dio viene a dirci che questa croce, che è scandalo e follia, è il nostro giudizio e anche la nostra salvezza.
Perché a Dio è piaciuto di salvare i credenti con la pazzia della predicazione, che ci fa “vedere” e ci fa “sapere” il Cristo crocifisso. Non c’è altro da vedere e non c’è altro da sapere, non c’è altro modo per vedere e per sapere ciò di cui abbiamo bisogno al di fuori dell’annuncio dell’evangelo.
Ci basta Gesù crocifisso, lì c’è tutta la nostra colpa, ma c’è anche tutta la grazia di Dio e dunque tutta la nostra salvezza.

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