sabato 25 dicembre 2010

E' NATALE OGNI VOLTA CHE...

QUANDO E’ NATALE ?


E’ Natale ogni volta

che si asciuga una lacrima

negli occhi di un bambino.

E’ Natale ogni volta

che si depongono le armi

ogni volta che si firma un accordo.

E' Natale ogni volta

che si interrompe una guerra

e si schiudono i pugni.

E’ Natale ogni volta

che si obbliga la miseria

ad andarsene via.

E’ Natale sulla terra

ogni giorno.

E’ Natale, fratello,

quando c’è l’amore.


Anonimo

tratto da:

Comitato Italiano per la CEVAA,

In Attesa del Mattino,

raccolta di testi di fede,
a cura di Renato Coïsson.


Stampato ma non pubblicato,
Torre Pellice, 1991,

p. 121.

venerdì 24 dicembre 2010

NATALE ORIGINE DELLA TEOLOGIA CRISTIANA

Nessun sacerdote,

Nessun teologo,

stava alla mangiatoia di Betlemme.

Eppure la teologia cristiana

ha la sua origine

nel miracolo dei miracoli:

Dio divenne essere umano.


tratto da: Dietrich Bonhoeffer,

Meditazioni sul Natale,

a cura di Manfred Weber,

Claudiana editrice, Torino, 2004.

www.claudiana.it

mercoledì 22 dicembre 2010

lunedì 20 dicembre 2010

DOMANDARE PER POTER RISPONDERE

CAMMINARE DOMANDANDO


Cerca di vivere con positiva intensità.
Nuota tra le contraddizioni umane.
Cammina per i sentieri del mondo.
Fantastica nel cielo dell’esistenza.
Viaggia sulle nubi della speranza.


Forgiati nelle prove con la sofferenza.
Vola alto nei meandri della lealtà.
Assapora il piacere della semina.
Corri verso le vette delle libertà.
Gusta i sapori forti degli ideali.


Comprendi il valore di amore e solidarietà.
Biasima indifferenza, ipocrisia e odio.
Valuta il peso specifico della carità.
Medita su dialogo, tolleranza, fedi.
Attrezzati per il sapere ascoltare.


Agisci per migliorare lo stato di cose presenti.
Combatti le cause delle ingiustizie sociali.
Presta attenzione ai responsi della verità.
Sii critico nel rapportarti alle ideologie.
Rifletti sulle dinamiche della realtà.


Tieni gratitudine per chi ti ha donato l’esistenza.
Abbi sempre voglia di imparare approfondendo.
Apprezza il dubbio più che le certezze assolute.
Rispetta il prossimo, la natura, il creato.
Sii savio, giusto, umile, consapevole.


Ricerca, crea, desidera camminare domandando.


Aldo

Fappani

sabato 18 dicembre 2010

19 dicembre 1943: alle origini della CARTA di CHIVASSO






Giovanna Pons,
La luce buona e la luce vera
Sermoni e interventi,
prefazione di Giorgio Bouchard,
Trauben editrice, Torino, pp. 204.


«Faceva freddo, quel giorno a Chivasso:
la Resistenza era
cominciata da tre mesi
e sei uomini che vi erano
profondamente impegnati
si erano dati appuntamento in casa
del geom. Edoardo Pons.
Due erano valdostani (Emile Chanoux
ed Ernesto Page),
quattro erano valdesi (Osvaldo Coisson,
Gustavo Malan, Giorgio Peyronel e Mario Alberto Rollier).
Presente indirettamente anche il grande storico Federico Chabod,
che aveva mandato una bozza di documento in vista di
un'eventuale dichiarazione.
Dalle loro conversazioni nacque, seduta stante, quella
Dichiarazione dei rappresentanti delle popolazioni alpine
che tanta influenza ha avuto nella storia del federalismo
e delle autonomie locali.
In casa Pons l'atmosfera era un po' tesa: a due passi c'era
un grosso presidio fascista che sarebbe stato ben lieto di mettere
le mani su un gruppo di partigiani tanto qualificati.
Nelle stanze
della casa si aggirava una studentessa ginnasiale: Giovanna Pons.
Aveva notato qualcosa di strano: una porta sempre chiusa, un menù
un po' speciale,
un continuo parlare a bassa voce. Ma nulla di più.
Non sapeva che il 19 dicembre 1943 era una di quelle giornate che
"fanno la storia",
e che avrebbe finito per avere un valore simbolico
anche per la sua vita personale:
una vita vissuta in perfetto equilibrio
tra la testimonianza evangelica e l'impegno nella società.»

(Tratto dalla Prefazione di Giorgio Bouchard, pp. 7-8).


lunedì 13 dicembre 2010

SAPER RIDERE SAPER DISTINGUERE

RIDERE DI SE STESSO


Beati coloro che sanno ridere di loro stessi,

non hanno ancora finito di divertirsi.

Beati coloro che sanno distinguere una montagna

da una zolla, saranno evitati loro molti fastidi!

Beati coloro che sono capaci di riposarsi e di dormire

senza cercare delle scuse, diventeranno saggi!

Beati coloro che sanno tacere ed ascoltare,

impareranno un sacco di cose!

Beati coloro che sono abbastanza intelligenti

da non prendersi troppo sul serio,

saranno apprezzati da coloro che incontreranno!

Beati coloro che sono sensibili ai bisogni degli altri,

senza però ritenersi indispensabili,

saranno seminatori di gioia!

Beati voi se sapete guardare seriamente

le piccole cose e con calma le cose serie,

andrete lontano nella vita!

Beati voi se sapete ammirare un sorriso

e dimenticare una smorfia,

la vostra strada sarà piena di sole!

Beati voi se siete capaci di interpretare

sempre con amore le attitudini degli altri,

anche se le apparenze sono contrarie,

farete la figura di ingenui, ma la Carità ha questo prezzo!

Beati coloro che pensano prima di agire e pregano

prima di pensare,

eviteranno tante sciocchezze!

Beati soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore

in tutti coloro che incontrate,

avete trovato la vera luce e la vera saggezza!



tratto da:

Comitato Italiano per la CEVAA,

Quando è giorno?

raccolta di testi di fede, traduzione di Renato Coïsson,

Torre Pellice 1988, Trieste 1994, stampato ma non pubblicato,

p. 165.

mercoledì 8 dicembre 2010

BENEDIRE DIRE BENE

DIALOGHI CON PAOLO RICCA
Che cosa vuol dire «benedire»?

Desidero porre alcune domande sul tema della benedizione, perché vi sono aspetti che non comprendo. Penso di sapere che cosa sia una benedizione. Certe figure nella Bibbia sono state benedette dal Signore e alcuni miei amici anche loro hanno dichiaro di aver ricevuto, con gioia e riconoscenza, una benedizione particolare: a esempio la nascita di un figlio a lungo desiderato, oppure la ripresa fisica di una persona cara dopo una lunga malattia. Anch’io ho avuto nella mia vita momenti di gioia completa, quasi sublime, e forse in quei momenti il Signore mi aveva inviato la sua benedizione. O forse non è così? Era qualcos’altro?
Ma quello che veramente non capisco è chi può pronunciare una benedizione e chi può riceverla. La benedizione è, tra l’altro, quella che il pastore o la pastora pronuncia alla fine del culto. A quanto pare anche il predicatore locale può chiedere o invocare la benedizione del Signore e, visto che la nostra chiesa non è clericale, non è che la benedizione del predicatore locale valga meno di quella del pastore. È proprio così? Ma il punto che mi lascia veramente confusa concerne quei brani nell’Antico Testamento dove l’essere umano (spesso il Salmista) benedice il Signore. Avrei pensato che la benedizione debba arrivare dal cielo a noi sulla terra. Infine: che cosa vuol dire la frase: «Io benedico il Signore»?
Victoria Munsey – Torino



Questa lettera contiene molte domande (alcune anche inespresse), che però, a ben guardare, si riducono a tre: (1) Che cos’è la benedizione dell’uomo da parte di Dio? (2) Chi la può pronunciare e forse conferire, e chi la può ricevere? (3) Che cosa significa la frase: «Io benedico il Signore»? Cercherò di rispondere a ciascuna, ma prima desidero felicitarmi con la nostra lettrice per il tema che, con la sua lettera, propone alla nostra riflessione in questo inizio d’anno: la «benedizione» è un tema bellissimo, il più bello che ci sia, non solo nella Bibbia, ma nell’esperienza umana, è una luce che illumina il mondo, una stella nella notte, una grazia preparata per noi. Eppure, in fondo, se ne parla poco, forse per un senso di pudore, ma più probabilmente perché dimentichiamo con facilità proprio questo lato fondamentale della vita e della fede. Ma veniamo alle domande.

1. Che cos’è la benedizione dell’uomo da parte di Dio? È un aspetto centrale della rivelazione di Dio. Per convincersene basta aprire la Chiave Biblica (*): ci sono almeno 260 passi che parlano di benedizione, sia da parte di Dio, sia da parte dell’uomo, dalla prima all’ultima pagina, nei più disparati contesti storici e culturali, individuali e collettivi. È vero che benedizione (e maledizione!) si trovano anche in altre culture e religioni antiche, dove, come nella Bibbia, sono di solito espresse attraverso una parola o una formula, spesso accompagnata da un gesto, come, a esempio, l’imposizione delle mani. Ma nella Bibbia la benedizione sovrabbonda. Perciò non stupisce che la nostra lettrice, che conosce la Bibbia, pensi di «sapere che cosa sia una benedizione». Sa quindi che benedizione non è solo la nascita di un figlio lungamente desiderato e atteso, ma lo è la nascita di ogni bambino, anche se inatteso e persino indesiderato. Non è un caso che nella Bibbia la prima benedizione di Dio sia direttamente collegata alla moltiplicazione della vita – prima di quella animale (Genesi 1, 22), poi di quella umana (Genesi 1, 28): per tutti gli esseri viventi la benedizione di Dio è la promessa e il dono di una posterità. E la nostra lettrice sicuramente sa che benedizione non è solo la guarigione da una lunga e grave malattia, ma lo è ogni guarigione, anche da piccoli malanni, ogni vittoria della vita, ogni palpito di vita. Ma non solo la vita è benedizione, lo è anche la vita nuova, e ancora di più la vita eterna (Salmo 133, 3). Prosperità, felicità, benessere, protezione, aiuto, salvezza, forza e pace sono benedizioni. Tutto ciò che di bello, buono, vero, giusto, amabile, santo, c’è nella vita di una persona e nella storia del mondo; tutto ciò che favorisce, arricchisce e abbellisce la vita; tutte le relazioni di amicizia, amore, fraternità, condivisione, solidarietà; tutto ciò che suscita qualche gioia – tutto questo è segno e frutto della benedizione divina. Somma benedizione è il perdono dei nostri peccati, la conoscenza di Dio, la storia di Gesù dalla nascita all’ascensione e la sua attuale signoria in cielo e sulla terra. Nella lettera del 28 luglio 1944 Bonhoeffer parla, con l’abituale profondità, della benedizione, descrivendola come del ponte che collega Dio alla felicità umana [l’immagine è mia, il pensiero è suo]. Egli però ricorda anche che essere benedetti non significa essere esentati dalla prova e dalla sofferenza. Giobbe è benedetto, ma attraversa tutto il lungo tunnel della sofferenza. Gesù è benedetto, ma finisce sulla croce. Nella Bibbia dunque non c’è contrapposizione assoluta tra benedizione e croce, né nell’Antico né nel Nuovo Testamento . La differenza tra loro «sta solo nel fatto che nell’Antico Testamento la benedizione racchiude in sé anche la croce, nel Nuovo la croce racchiude in sé anche la benedizione».

Dio, dunque, è la fonte di ogni benedizione. È lui, anzi, la benedizione per eccellenza. E per capire bene che cos’è la benedizione, si osservi semplicemente che benedire significa alla lettera «dire bene». Dio infatti «dice bene» di noi quando dice che siamo giusti benché peccatori, perdonati benché colpevoli, figli benché prodighi. Dio benedice, cioè dice bene, perché pensa bene:«Io so i pensieri che medito per voi, dice l’Eterno, pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza» (Geremia 29, 11). Dio dice quello che pensa e fa quello che dice. Egli benedice, cioè dice bene, perché pensa bene e fa bene. La benedizione è l’azione costante, l’occupazione quotidiana di Dio, è il cantus firmus dell’universo, e, in fondo, la nostra unica speranza.

2. Chi può pronunciare e forse conferire la benedizione? E chi può riceverla? Anche qui la Bibbia ci è maestra: la benedizione di Dio circola liberamente all’interno del suo popolo e diventa in qualche modo patrimonio comune. Dal tempo dei patriarchi in avanti le generazioni si susseguono di benedizione in benedizione. Anche Gesù ha benedetto: i pani da moltiplicare per sfamare la folla (Marco 6, 41), i bambini che ad altri davano fastidio (Marco 10, 41) e i discepoli, prima dell’Ascensione: è significativo che l’ultimo gesto di Gesù sulla terra, che riassume simbolicamente tutta la sua opera, sia stato un gesto di benedizione: «… mentre li benediceva, si dipartì da loro» (Luca 24, 51). Ma la parola biblica più eloquente in risposta alla seconda domanda della nostra lettrice è questa: «In lui [cioè nel Re Messia preannunciato dal Salmista] gli uomini si benediranno a vicenda» (Salmo 72, 17). La benedizione di Dio non è più monopolio di qualcuno (a esempio di un clero o di un’autorità di qualunque tipo), ma diventa una parola di grazia e favore divino che gli uomini e le donne, nel nome di Dio, si scambiano a vicenda. Chi dunque può pronunciare la benedizione? Chiunque, purché sappia quello che fa e creda nel Dio che benedice, il Dio d’Israele e di Gesù. Chi può conferire la benedizione? Nessuno, perché la benedizione appartiene a Dio solo, è lui l’unico titolare di ogni benedizione, a cominciare da quella urbi et orbi. Noi possiamo solo invocare la benedizione di Dio, non la possiamo dare, se non nel nome suo, che è l’unico che può e vuole effettivamente darla. E questa benedizione travalica i confini della chiesa, perché Gesù dice ai discepoli: «Benedite quelli che vi maledicono» (Luca 6, 28), e l’apostolo Paolo dice di sé: «Ingiuriati, benediciamo» (I Corinzi 4, 12). Cioè: la benedizione è più forte della maledizione, lo spirito e la parola di Gesù trasformano in benedizione la maledizione.

In questo modo abbiamo già risposto implicitamente all’ultima parte della domanda: «Chi può ricevere la benedizione?». Come chiunque, nel nome di Dio, può dare la benedizione, così chiunque può riceverla, se ha fede nel Dio che benedice. E sarebbe bello che facessimo maggior uso della libertà cristiana di benedire e non lasciassimo la benedizione circoscritta all’ambito cultuale e liturgico, ma la innestassimo più frequentemente nella trama della vita quotidiana. Così sarebbe bello se, in particolari momenti, i padri e le madri benedicessero i loro figli, e se i figli, sempre in particolari momenti, benedicessero i loro genitori. Dico che sarebbe bello sia sul piano affettivo dei sentimenti umani, sia sul piano spirituale dei rapporti di fede.

3. Che cosa significa la frase: «Io benedico il Signore»? La risposta a questa domanda è facile. Benedire il Signore significa «dire bene» di lui, sia a lui sia al nostro prossimo. E «dire bene» di lui vuol dire manifestare, con le parole e con la vita, i due sentimenti costitutivi del nostro rapporto con lui: la gratitudine e la lode. Così si conclude il lungo percorso della benedizione divina che scende, sì, dal cielo sulla terra, come dice la nostra lettrice – scende come vita, salvezza e felicità –, ma poi sale dalla terra al cielo, come gratitudine e come lode. Certo, lo sappiamo, non tutto, nella vita umana, è benedizione, c’è anche la sventura e la prova; non tutto è grazia, c’è anche la disgrazia; non tutto è dono, c’è anche la rapina; non tutto è felicità, c’è anche la tribolazione. Perciò, nella Bibbia come nella vita, non c’è solo gratitudine e lode, ma anche gemito e protesta. Come diceva Bonhoeffer, benedizione e croce non si escludono. Ma appunto: la croce non esclude la benedizione, che può, benché contraddetta ma non vinta, tornare a Dio come gratitudine e lode. Così possiamo dire, malgrado tutto e sempre tenendo presente la storia di Gesù: Dio benedice, Dio sia benedetto. Dio è benedizione, e ci benedice affinché anche noi, modestamente, diventiamo, su questa terra, una piccola benedizione per chi ci sta accanto.

____________________

* La nostra casa editrice Claudiana ha pubblicato, nell'ottobre 2009, la Chiave Biblica compilata in base alla versione Nuova Riveduta della Bibbia. È uno strumento utilissimo, per non dire indispensabile, per conoscere a fondo la Sacra Scrittura. Ogni lettore della Bibbia dovrebbe possederla. Come chi ha una casa, deve avere le chiavi di casa, così chi ha una Bibbia, deve avere una Chiave Biblica. Costa un po’, 48 euro, ma non è molto per un’opera del genere, che richiede moltissimo lavoro e che dura tutta la vita.

Tratto dalla rubrica Dialoghi con Paolo Ricca del settimanale Riforma del 15 gennaio 2010

riportato sul sito: www.chiesavaldese.org

venerdì 3 dicembre 2010

GUIDA ALLA BIBBIA


Giuliano Vigini,
Guida alla Bibbia
Tutto quello che c'è da sapere
a portata di mano
(Bibbia Paoline Guide e Sussidi)
Paoline Editoriale Libri,
Figlie di San Paolo, Milano, 2009, pp. 536.


Questa Guida è strutturata in tre parti:

Parte prima:
introduzioni

• Introduzione generale alla Bibbia

• Introduzione all’Antico Testamento e ai singoli libri

• Introduzione al Nuovo Testamento e ai singoli libri

Parte seconda:
sussidi
• Cronologia dell’Antico e Nuovo Testamento

• cronologia delle principali edizioni della Bibbia

• Glossario dei termini tecnici delle discipline bibliche

• Proposte di orientamento bibliografico

Parte terza:
indici

• Indici dei nomi di persona e dei luoghi (Antico e Nuovo Testamento)

• Indici dei popoli (Antico Testamento)

• Indici dei temi principali (Antico e Nuovo Testamento)

• Mappe e ricostruzioni a colori

(tratto dal sito: www.paoline.it)

giovedì 2 dicembre 2010

SAGGEZZA BIBLICA

tratto dal
libro biblico dei:

PROVERBI 9,9

Istruisci il saggio, e diventerà più saggio che mai;
insegna al giusto e accrescerà il suo sapere.

mercoledì 1 dicembre 2010

BEATI COLORO CHE...

BEATI COLORO CHE...

Beati coloro che non ci dicono:
sbrigati!
Spesso il tempo è più importante di un aiuto.

Beati coloro che ci accompagnano
attraverso l'ignoto e l'inatteso.
Calmeranno le nostre esitazioni,
e si meraviglieranno con noi.

Beati coloro che richiederanno il nostro aiuto.
Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno,
è che abbiano bisogno di noi.

Beati coloro che ci porteranno l'aiuto
di cui avremo grande necessità,
quando non siamo più in grado di chiederlo.

Cristiani di Australia.


tratto da:
Comitato Italiano per la CEVAA
Comunità di Chiese in missione
Spalanca la finestra, raccolta di testi di fede,
a cura di Renato Coïsson,
stampato ma non pubblicato, Trieste, 2000, p. 159.

martedì 30 novembre 2010

LE BEATITUDINI: LO SGUARDO DI GESU'



Fratel MichaelDavide,
Patire le beatitudini
Edizioni La Meridiana,
(paginealtre)
Molfetta (BA), 2010, pp. 296;
www.lameridiana.it


Le beatitudini sono una scuola di felicità.
Ciò che nella tradizione antica è
appannaggio esclusivo degli dei, attraverso
la sguardo di Gesù viene condiviso con tutti gli uomini
che sanno vivere in modo nuovo.
Il problema è che, sospinti da stimoli e sollecitazioni,
ciascuno cerca di cambiare il proprio stile di vita
e le situazioni in cui vive in qualcosa di diverso. Invece,
le beatitudini invitano ad accogliere quello che siamo
con gratitudine e con profonda soddisfazione: aderire
a ciò che siamo per rimanere integri e intatti in ciò
che si è. Si tratta di rifiutare l'illusione che la vita possa
assumere il suo senso pieno e il suo valore autentico solo
per l'intervento di qualcosa di estraneo a se stessi.
Le Beatitudini non sono la porta di ingresso per
l'alienazione che proietta i propri bisogni in un futuro
utopico in cui si sublimano le proprie frustrazioni, bensì
è l'accoglienza coraggiosa di quel poco su cui il molto
potrà crescere naturalmente e gradatamente.

(tratto dalla seconda di copertina).

Fratel MichaelDavide, è monaco benedettino,

è nato a Fasano (BR) nel 1964,

ha conseguito il dottorato in Teologia Spirituale

presso l'Università Gregoriana di Roma

tra le sue pubblicazioni in particolare sull'argomento della serata:

- Patire le Beatitudini, edizioni La Meridiana, Molfetta (BA), 2010.

Con le Edizioni La Meridiana ha già pubblicato:

- Etty Hillesum. Dio matura. Un viaggio in quaranta tappe

- Le donne di San Benedetto

- Rut, donna altra

per le Edizioni Dehoniane Bologna i volumi:

Messa quotidiana. Riflessioni di fratel MichaelDavide;

- si veda anche il sito internet di recentissima costruzione di cui è tra i curatori:

www.lavisitation.it


lunedì 29 novembre 2010

BEATITUDINI

BEATI GLI ALBERI DI VITA

Beati
coloro che sono alberi di vita,
oceani di tenerezza,
fiumi di fertilità,
vulcani di conforto, campi di nutrimento,
pietre da costruzione,
tempeste di immaginazione,
spazi di libertà,
fiori per sorridere,
valli di comunicazione,
montagne di silenzio,
deserti per poter gridare,
stelle per ispirare i poeti.

Anonimo

tratto da: Comitato Italiano per la CEVAA,

In Attesa del Mattino,

raccolta di testi di fede,
a cura di Renato Coïsson.
Stampato ma non pubblicato,
Torre Pellice, 1991, p. 158.

sabato 27 novembre 2010

SERMONI PER ESSERE PRIMA DI TUTTO FEDELI ALLA PAROLA DI DIO

Giovanna Pons,
La luce buona e la luce vera
Sermoni e interventi,
prefazione di Giorgio Bouchard,
Trauben editrice, Torino, pp. 204.

Questa raccolta di sermoni e interventi di Giovanna Pons copre un arco di circa 25 anni.
Sono il risultato della sua costante ricerca di come poter testimoniare la fede in Gesù Cristo nella vita quotidiana, quella vita che ti pone in relazione con l’ambiente in cui sei chiamata a vivere e operare.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale le donne avevano ormai preso coscienza di poter essere presenti concretamente in tutti gli ambiti sociali e culturali, anche in quelli che fino a quel momento erano a loro preclusi perché considerati di esclusiva competenza maschile, come quello ecclesiastico.
Anche la Chiesa Valdese ne fu toccata, ma l’attesa del riconoscimento di un ruolo pastorale per la donna fu lungo: uno degli interventi affronta appunto questo tema, ma anche il sermone tenuto per l’apertura del Sinodo valdese 1994 vuole testimoniare che la vocazione della donna è opera dello Spirito Santo e non può essere impedita dall’istituzione ecclesiastica.
La lunga attesa di Giovanna Pons fu colmata dalla professione di insegnante di materie scientifiche nella scuola media superiore: infatti il sermone tenuto per l’apertura dell’anno accademico della Facoltà Valdese di Teologia nell’anno 2000 tratta de “il limite della Scienza”.
Questi scritti ci trasmettono anche un forte coinvolgimento nella situazione sociale degli emarginati, in particolare per i migranti, tra i quali l’autrice ha operato al servizio della Chiesa Luterana in Germania e poi come Pastora della Chiesa Evangelica di lingua italiana in Svizzera. Sermoni e interventi attravero i quali si percepisce la tensione dell’autrice di voler lasciare parlare lo Spirito sia pure attraverso il firltro delle proprio esperienze di vita.

(tratto dalla quarta di copertina)

venerdì 26 novembre 2010

UNA PREGHIERA DA METTERE IN PRATICA

RIEMPILO DI AMORE

Sempre, quando c’è un vuoto nella tua vita,

riempilo di amore.

Adolescente, giovane, vecchio,

sempre, quando c’è un vuoto nella tua vita,

riempilo di amore.

Non pensare: ne soffrirò;

non pensare: mi sbaglierò;

vai spontaneamente, allegramente,

alla ricerca dell’amore.

Ama, come puoi,

ama tutto quello che puoi,

ama sempre.

Non preoccuparti dello scopo del tuo amore;

contiene in se stesso il suo scopo.

Non giudicarlo incompleto,

perché non troverai risposta alla tenerezza;

l’amore porta nel dono di se, la sua pienezza.

Sempre, quando c’è un vuoto nella tua vita,

riempilo di amore.

Amado Nervo



tratto da: Comitato Italiano per la CEVAA,

In Attesa del Mattino,

raccolta di testi di fede,
a cura di Renato Coïsson.
Stampato ma non pubblicato,
Torre Pellice, 1991, p. 97.

venerdì 29 ottobre 2010