domenica 8 febbraio 2009

Fede Cristiana o Reincarnazione?

DIALOGHI CON PAOLO RICCA

Che cosa pensa la chiesa valdese della reincarnazione?


Sono un credente che frequenta la chiesa valdese e per me la domanda è seria e per niente provocatoria. Ultimamente ho letto parecchio sulla reincarnazione e sull’ipnosi di regressione alle vite passate, e ho constatato che il tutto non è così assurdo come potrebbe sembrare a prima vista, ma plausibile e naturale (non c’entra niente con sedute spiritiche e altre cavolate esoteriche). Anzitutto, ci sono dei passi del Nuovo Testamento che possono essere letti in chiave di reincarnazione: a esempio Luca 1, 17; Matteo 11, 14; 17, 11-13; Giovanni 3, 5-8. In secondo luogo i primi cristiani credevano nella rinascita delle anime fino all’anno 553, quando il concilio di Costantinopoli condannò Origene, uno dei padri della Chiesa, perché predicava la preesistenza delle anime, dotate di libero arbitrio: quelle che non sceglievano di avvicinarsi a Dio, venivano punite nel senso che venivano legate a un corpo e alla legge della rinascita fino a che esse sarebbero tornate pure. In terzo luogo, le religioni orientali considerano il passaggio dell’anima da un corpo morto a una nuova nascita come la cosa più normale del mondo (specialmente l’Induismo). Per noi è difficile perché abbiamo il cervello condizionato dal 553. In quarto luogo ci sono medici, psicologi, terapeuti e altre persone serissime che sono in possesso di centinaia di testimonianze relative a esperienze nelle quali vi sono tracce della vita precedente o anche di più vite di una stessa persona. Infine, la dottrina della reincarnazione o trasmigrazione delle anime è stata sostenuta da antichi pensatori come Pitagora, Platone e Plotino, oltre che da vari testi religiosi orientali antichi. C’è anche un passo del Corano (Sura 2, versetto 28) che può essere interpretato come un accenno alla reincarnazione.
La dottrina della reincarnazione dà una speranza a tutte le migliaia di bambini morti alla nascita, oppure nati ciechi, sordi, menomati, nonché ai giovani soldati caduti, alle mamme morte di parto, e così via: non è forse giusto che tutte queste vite spezzate abbiano un’altra possibilità, una seconda chance? Non è forse vero che con la reincarnazione la loro morte sarebbe molto meno traumatica, ingiusta e terribile?
A mio avviso può essere naturale e voluto da Dio il lento evolversi delle anime attraverso differenti corpi, finché essa sia degna di stare vicino a lui e non incarnarsi più. Un’evoluzione simile a quella materiale (quasi darwiniana) di tutte le piante, degli animali e degli uomini. Penso che ciò sarebbe in armonia con tutto il creato di Dio misericordioso.
Chiedo l’opinione valdese su questa ipotesi. Grazie.
Adolfo Seibig – Torino


Questa lunga lettera affronta un tema antico e controverso, sul quale il nostro lettore chiede «l’opinione valdese». Potrò fornirgli solo l’opinione di un valdese, cioè del sottoscritto, dato che non mi risulta che il Sinodo – che è l’unico organo che può esprimere il pensiero della Chiesa valdese nel suo insieme su questioni di fede, dottrina e morale – si sia mai pronunciato al riguardo. In assenza di un pronunciamento sinodale, si può supporre quel che la Chiesa valdese potrebbe pensare e dire sulla reincarnazione, mettendo questa dottrina a confronto con la Sacra Scrittura, che per noi è la norma della fede, e quindi anche delle sue formulazioni dottrinali.

Ma prima di tutto occorre cercare di chiarire bene che cos’è questa dottrina. Il suo presupposto fondamentale è (per quel che ne ho capito) che corpo e anima sono due realtà che vivono esistenze autonome: mortale quella del corpo, immortale quella dell’anima. Quando una nuova vita viene concepita, e poi nasce, nasce il corpo, ma non l’anima; quella che il corpo poi riceve è un’anima preesistente e immortale (non però quella dei genitori), che entra in quel corpo e convive con esso fino alla morte, staccandosene poi al momento della morte, e incarnandosi poi in nuovi corpi, che possono essere umani, ma anche animali o vegetali (secondo la qualità della vita vissuta fino ad allora e in base alla «legge del karman», cioè della esatta retribuzione delle azioni buone o malvagie in questa vita o in una futura).
Lo scopo della catena delle successive reincarnazioni è la progressiva purificazione dell’anima attraverso l’espiazione di colpe commesse nella vita precedente e il sempre maggiore amore per il bene: le reincarnazioni durano finché l’anima non è perfettamente purificata e cessano quando la perfezione è raggiunta e l’anima può riunirsi a Dio. Questa dottrina (qui molto sommariamente riassunta; ne esistono diverse varianti) pare al nostro lettore «plausibile e naturale», anche se alla fine la presenta – se ho letto bene – solo come «ipotesi»: un’ipotesi, comunque, che egli trova convincente. Che dire al riguardo? Farò due osservazioni, diciamo così, oggettive, e altre due invece critiche.

1. La prima osservazione oggettiva è questa: è verissimo quanto afferma il nostro lettore circa l’antichità e la diffusione si può dire mondiale di questa dottrina che si ritrova, in forme diverse, in molte culture religiose antiche (in Africa, a esempio, è collegata al culto degli antenati), ma ha la sua patria d’elezione in India. Fu professata da alti esponenti della filosofia greca, come Platone, che dedica le ultima pagine della Repubblica proprio al tema dell’anima immortale, che entra successivamente in diversi corpi, ma può essere contemplata nella sua purezza solo quando è staccata dal corpo. Le anime scelgono il loro destino futuro nei diversi corpi secondo le esperienze fatte nella vita precedente, poi bevono un po’ d’acqua dal fiume Amelete, dimenticando così il proprio passato e rinascendo in un nuovo corpo, per una nuova vita.
Nel Medioevo europeo si sono avute trasposizioni «cristiane» della dottrina della reincarnazione, non solo tra i Catari: se ne hanno tracce presso popolazioni visigote in Prussia e in narrazioni mitiche irlandesi, come quella di un giovane che nel corso di secoli visse come cervo, cinghiale, falco e salmone, prima di rinascere come figlio del re Carell ed essere convertito al cristianesimo da San Patrizio. L’ultima rinascita è resa possibile dal fatto che la madre umana del figlio del re ha mangiato il salmone, corpo della reincarnazione precedente. Questa dottrina ha dunque trovato qualche spazio persino nel Medioevo cristiano.
Non è però vero quello che suggerisce il nostro lettore, e cioè che la dottrina della reincarnazione è stata professata dai cristiani fino al 553. Questo non mi risulta affatto. A mia conoscenza, nessun «padre della Chiesa» la fa propria e neppure la menziona, tranne Origene (185-254 ca.), di cui parlerò tra un istante. E veniamo all’oggi. Oggi la situazione è cambiata o sta cambiando, nel senso che sembra in aumento il numero dei cristiani che, come il nostro lettore, non considerano incompatibile l’idea della reincarnazione con la loro fede.

2. La seconda osservazione oggettiva è questa: la dottrina della reincarnazione ha dalla sua un notevole vantaggio: offre una risposta a molte domande che, altrimenti, restano inspiegabili. In particolare: [a] spiega perché tante sofferenze si abbattono su una persona nel corso della sua vita senza ragioni plausibili (le ragioni vanno cercate in una vita precedente); [b] fornisce una consolazione alle tante vite spezzate o neppure sbocciate, dischiudendo per loro una prospettiva di risarcimento (in una vita futura, in questo mondo); [c] stabilisce un principio rigoroso di giustizia distributiva: ogni azione sarà premiata (se buona) o punita (se cattiva). Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato, come dice anche l’apostolo Paolo (Galati 6,7-8): se non in questa vita, raccoglierà, in bene o in male, in quella prossima.

Questi sono solo alcuni cenni. Ci sono molte pubblicazioni serie su questa dottrina, che riportano esperienze di persone che, in vari momenti della loro vita (compresi alcuni vissuti sul confine tra la vita e la morte), hanno acquistato la certezza di aver vissuto già altre vite. Chi vuole documentarsi sull’argomento, può farlo senza difficoltà.
Veniamo ora alle osservazioni critiche.

A. La prima riguarda Origene e la sua condanna. Effettivamente, un editto dell’imperatore Giustiniano (527-565 d.C.) del 543, poi letto pubblicamente al Concilio di Costantinopoli del 553, condanna la dottrina della preesistenza delle anime le quali, «avendo preso disgusto della visione divina», sono state «per punizione mandate giù nei corpi». Qui, a rigore, è condannata la dottrina della preesistenza delle anime, non quello della loro trasmigrazione in diversi corpi successivi. Origene (185-254 ca.) sosteneva la prima, ma non è certo che professasse la seconda. Ma anche se l’avesse professata, la sua condanna non ha certo avuto gli effetti dirompenti che il nostro lettore immagina, per il semplice fatto che allora la dottrina della reincarnazione non era diffusa nella popolazione (più o meno cristiana), al massimo lo era in pochi circoli di intellettuali influenzati dal neoplatonismo.
Ma qual è la ragione della condanna ? È che l’idea di anime preesistenti che per punizione sarebbero state precipitate in corpi umani non trova alcun riscontro nella Sacra Scrittura e quindi è priva di autorità per la fede cristiana.
Si tratta di una dottrina filosofico-religiosa degna di ogni considerazione, ma che, essendo priva di fondamento biblico, non si capisce perché la fede dovrebbe farla propria. La visione biblica dell’uomo è diversa. In primo luogo l’essere umano è visto come un’unità di anima e corpo, pur nella loro ovvia differenza. Un’anima che abiti successivamente in più corpi è un’ipotesi biblicamente impensabile: Giovanni Battista non è la reincarnazione di Elia, ma è «l’Elia che doveva venire» (Matteo 11, 14), secondo la profezia di Malachia 4, 5, cioè colui che, nei tempi finali, deve svolgere una funzione analoga a quella svolta a suo tempo dal profeta Elia.
In secondo luogo la fede cristiana afferma la risurrezione dei corpi e quindi l’unicità di ogni creatura umana. È il corpo che in questa vita individua inconfondibilmente ogni persona e che è destinato, come «corpo spirituale» (I Corinzi 15, 44), non alla distruzione, ma alla vita eterna: non è quindi un semplice involucro provvisorio senza futuro.

B. La seconda osservazione critica riguarda l’idea di fondo che governa la dottrina della reincarnazione, e cioè quella dell’anima che, attraverso una lunga catena di incarnazioni successive, progressivamente si purifica fino a raggiungere la perfezione. La fede cristiana afferma invece che Cristo, con il dono della sua vita, «purifica le nostre coscienze dalle opere morte» (Ebrei 9, 14). Mentre la dottrina della reincarnazione propone una via (nobile) di autopurificazione delle anime, l’Evangelo è che Cristo «ci purifica da ogni peccato» (I Giovanni 1, 7).

Che dire in conclusione? Dirò che la dottrina della reincarnazione contiene pensieri buoni, come quello che le vite spezzate dovranno in qualche modo essere risarcite, quello secondo cui ciascuno di noi raccoglie quello che avrà seminato, e quello dell’unità stretta tra vita spirituale e vita morale. Questi pensieri sono anche cristiani. Ha però il torto, secondo me, di separare quello che Dio ha unito, ipotizzando un momento in cui il corpo è senz’anima e l’anima senza il corpo, e di lasciare completamente sullo sfondo (anzi, di ignorare del tutto) la grande purificazione delle anime e dei corpi, avvenuta per tutti e una volta per sempre sulla croce del Golgotha, negli anni Trenta della nostra era.



Tratto dalla rubrica: Dialoghi con Paolo Ricca 
del settimanale Riforma - Anno XVII - n. 5, del 6 febbraio 2009.


sabato 7 febbraio 2009

Culto a BIELLA - Domenica 8 febbraio 2009


CHIESA EVANGELICA VALDESE di BIELLA


Via Fecia 9/c - BIELLA
DOMENICA 8 FEBBRAIO 2009
DOMENICA DI SEPTUAGESIMA (70 GIORNI PRIMA DI PASQUA)
Culto di Adorazione e Lode 
ore 10.00.


Predicazione di: Maurizio Abbà


Nella vita normale, non siamo consapevoli del fatto che l'uomo riceve infinitamente più di quanto egli dia, e che la gratitudine anzitutto arricchisce la vita. Sopravvalutiamo il nostro agire e la nostra efficacia, nella loro importanza, rispetto a quello che, grazie agli altri, siamo diventati.

                                              Dietrich Bonhoeffer




tratto da: Un Giorno Una Parola
Letture bibliche quotidiane per il 2009,
edizione italiana, Editrice Claudiana,
p. 73.

Culto a CHIVASSO - Domenica 8 febbraio 2009


CHIESA EVANGELICA VALDESE di CHIVASSO


Via Ivrea, 3 - CHIVASSO
DOMENICA 8 FEBBRAIO 2009
DOMENICA DI SEPTUAGESIMA (70 GIORNI PRIMA DI PASQUA)
Culto di Adorazione e Lode
 ore 10,30.


Predicazione di: MARIO RADAELLI


Quale grande Signore! Metterci al suo servizio: quale grande condizione!
Quando ci dedichiamo con cura al suo servizio, 
egli ripaga la povera opera delle nostre deboli mani con la ricchezza della sua benedizione.
Se camminiamo, la sua pace ci accompagna passo per passo.

                                Carl Bernhard Garve


tratto da: Un Giorno Una Parola 
Letture bibliche quotidiane per il 2009,
edizione italiana, Editrice Claudiana,
 p. 74.

venerdì 6 febbraio 2009

Tavo Burat - Poesie

DIVULGAZIONE BIBLICA DI ALTA QUALITA'


Prima uscita in aggiunta al settimanale Famiglia Cristiana, 
n. 5 _1 febbraio 2009.
La Nuova Bibbia per la Famiglia
volume 1. Genesi – Esodo.


L’Introduzione di GIANFRANCO RAVASI esordisce, significativamente, con queste parole di primaria importanza del teologo tedesco DIETRICH BONHOEFFER (protestante, si poteva aggiungere per la precisione):

«Facciamo silenzio prima di ascoltare la Parola di Dio perché i nostri pensieri siano già rivolti a quella Parola. Facciamo silenzio dopo l’ascolto della Parola di Dio perché essa ci parla ancora, vive e dimora in noi. Facciamo silenzio la mattina presto perché Dio deve avere la prima parola. Facciamo silenzio prima di coricarci perché l’ultima parola appartiene a Dio. Facciamo silenzio solo per amore della Parola di Dio».

La Nuova Bibbia per la Famiglia costituisce una nuova edizione (completamente rifatta) della già meritoria prima edizione de: la Bibbia per la Famiglia.
 
Le seguenti parole di Gianfranco Ravasi evidenziano la sua grande competenza e l'entusiasmo contagioso per quella piccola grande biblioteca che è la Bibbia:

«La Bibbia diventa lampada per i passi nel cammino della vita (Salmo 119,105), acqua che disseta la gola riarsa dell’anima (Salmo 42,2-3), pioggia che feconda i deserti della storia (Isaia 55,10-11), martello che spacca le incrostazioni della superficialità e del nostro peccato (Geremia 23,29), spada che penetra nel midollo delle ossa per farle fremere (Ebrei, 4,12), miele che raddolcisce le nostre intime amarezze (Salmo 19,11). Ma questa Parola, che è divenuta Scrittura, è anche per chi non crede una sorta di stella polare per comprendere la nostra cultura occidentale, se è vero come affermava il grande artista Marc Chagall che i pittori hanno attinto per secoli il loro pennello in quell’alfabeto colorato di immagini, storie e simboli che è la Bibbia.
Essa è, però, una stella anche per la stessa etica sia dei credenti sia degli indifferenti, è un monito che inquieta le coscienze addormentate come non pensare a quelle “dieci parole”, il Decalogo, che dall’alto della morale ogni giorno ammoniscono a distinguere il bene dal male e a decidere di conseguenza? Oppure come non rimandare a quell’emozionante Discorso della montagna che Gesù propone ai suoi discepoli ma che riesce a turbare anche chi non lo segue? Ecco, dunque a partire da questo primo volume una nuova e importante edizione della Bibbia nelle sue grandi tappe di Primo (o Antico) e di Nuovo Testamento. È un’unica storia di salvezza che si dipana per fasi successive, secondo una traiettoria che ha certo per protagonista Dio, ma che coinvolge strettamente l’umanità»


La Nuova Bibbia per la Famiglia
si avvale della nuovissima versione ufficiale curata dalla Conferenza Episcopale Italiana

Direzione editoriale
GIANFRANCO RAVASI
Presidente Pontificio Consiglio per la Cultura

Coordinamento biblico
GIACOMO PEREGO
FILIPPO SERAFINI

Hanno collaborato:

Pentateuco: MARCO ZAPPELLA
Libri storici (Gs-2Re): MICHELANGELO TÁBET
Libri storici (1 Cr -2Mac): ROSALBA PAOLO MANES
Libri profetici (MARZIA BLARASIN)
Libri sapienziali (FEDERICA VECCHIATO)
Vangeli e Atti CARLO BROCCARDO - ALDO MARTI
Lettere di Paolo: GIUSEPPE PULCINELLI
Lettere apostoliche, Ebrei, Apocalisse: ELENA BOSETTI

La famiglia interroga la Bibbia
MARIATERESA ZATTONI e GILBERTO GILLINI
Coordinamento redazionale

GIUSEPPE SORO
VINCENZO VITALE
ARISTIDE MALNATI
ALBERTO FURLANETTO
BRUNO SIMONE
GUIDO COLOMBO

il testo biblico è quello della Conferenza Episcolale Italiana
I volumi dedicati all’Antico Testamento sono i voll. 1-8.
I volumi 9-12 sono dedicati al Nuovo Testamento.
I volumi 13-17 compongono la sezione SUSSIDI. E sono:
vol. 13: Giacomo Perego, Atlante biblico
vol. 14: Filippo Serafini, La Bibbia raccontata ai bambini
vol. 15: Gianfranco Ravasi, I volti della Bibbia
vol. 16: AA.VV., Le grandi donne della Bibbia (con illustrazioni di Salvatore Fiume)
vol. 17: AA.VV., Piccolo dizionario biblico

L’apparato iconografico (e anche fotografico) è gradevolmente imponente. Al livello artistico costituisce anch’esso un ausilio per la comprensione del testo biblico.

Ogni volume è corredato da una carta in formato cartellone che potrà aiutare nella didattica a comprendere luoghi, ambienti e itinerari dei patriarchi, del popolo e delle tribù di Israele.
Nel primo volume: L’Arca di Noè.

                                                          
                                                                          Maurizio Abbà


UNA BUSSOLA PER LA BIBBIA




Gianfranco Ravasi, Nuova Guida alla Bibbia
selezione dei testi a cura di Filippo Serafini, 
San Paolo edizioni, Cinisello Balsamo (Milano), 2008, pp. 706, 
commenti e approfondimenti tratti dai dieci volumi della prima edizione de: 
La Bibbia per la Famiglia.

È in uscita con il settimanale: Famiglia Cristiana, “La Nuova Bibbia per la famiglia”.
La prima edizione era del 1993. Azzeccata iniziativa editoriale: “La Bibbia per la Famiglia”, in dieci volumi, (anche in due DVD), poi, nel 2006, in dieci volumetti, dal titolo: Il Racconto della Bibbia, furono raccolti i commenti, quasi una parafrasi del testo biblico.

La Nuova Guida alla Bibbia è uno strumento qualificato, utile per studi biblici comunitari e per la consultazione personale. Presenta commenti ed approfondimenti puntuali per l’alta divulgazione.
Nella sezione ‘Sussidi’ troviamo: tavola cronologica comparata della Bibbia e delle antiche civiltà; calendario e feste ebraiche; misure, pesi e monete; il canone biblico secondo le principali tradizioni (Bibbia Ebraica; Versione dei Settanta; Volgata Latina; Bibbia Protestante)

Utili i box per evidenziare termini e situazioni,
si veda, ad esempio, quello relativo, a: 
“Asidei, Farisei, Sadducei ed Esseni” di Paolo Sacchi (p. 240).

Come già detto la tematica biblica è trattata con grande sforzo per la divulgazione, l’apparato iconografico è notevole, se fosse stato possibile, si sarebbe potuto inserire qualche nota aggiuntiva per illustrarne l’importanza specifica nella storia della teologia, oltreché nella storia dell’arte.
Le note bibliche a commento sono estremamente sintetiche (inevitabilmente anche per ragioni di spazio), ma solitamente puntuali ed appropriate.
Le posizioni dottrinali confessionali cattolico-romane emergono chiaramente e così le speranze ad esse connesse, ad esempio: il teologo Severino Dianich in riferimento a:
 “Il primato di Pietro e la tradizione cattolica”, (p. 475) afferma:
«(…) protestanti ed ortodossi dovrebbero domandarsi se il rifiuto del papato non vanifichi di fatto le parole di Gesù sul ruolo di Pietro, negando quella tradizione che vi ha letto l’intenzione di donare alla chiesa di sempre un segno e un luogo nel quale, per grazia di Dio, essa avrebbe trovato un punto di riferimento alla sua unità».
Che dire come cristiani-protestanti al riguardo?
La teologia biblica ha la possibilità di aiutare le Chiese a parlare un linguaggio comune su molte tematiche. La riscoperta della Bibbia da parte del cattolicesimo romano porterà dei frutti (e ne sta già portando copiosamente)
ma le posizioni confessionali sono ancora profondamente distanti tra loro. Tra queste vi sono quella delle forme della mediazione tra Dio e le sue creature: si pensi, appunto, a il ministero petrino del cattolicesimo romano: la cui accettazione da parte delle altre Chiese è ritenuta premessa e coronamento dell'ecumenismo. Sarebbero consentiti, al massimo, dei semplici, eventuali, ‘aggiornamenti’ nell’esercizio della funzione, ma in definitiva il papato andrebbe accettato così com’è: segno del primato che la Chiesa di Roma rivendica per sé. Il ministero petrino sarebbe forse considerato accettabile dall’Ortodossia se fosse considerato solo un primato d’onore. 
Il Protestantesimo continua e continuerà giustamente a indicare esclusivamente in Gesù Cristo la Guida e il Maestro che non delega a nessuno il suo ruolo. Non vi è dunque la necessità di avere altre intermediazioni. 
Le posizioni restano pertanto, almeno a viste umane, ancora molto, molto distanti.
La Bibbia ha però ancora molto da dire a tutti, cristiani compresi.


                                                                                Maurizio Abbà

giovedì 5 febbraio 2009

mercoledì 4 febbraio 2009

Recitare in patouà


Il quaderno numero 1

scaricalo qui

martedì 3 febbraio 2009

IL PENSIERO DI DIETRICH BONHOEFFER: INCONTRO ECUMENICO A VERCELLI

                                                               copertina del volume: 
a cura di Ugo Perone e Marco Saveriano, 
Dietrich Bonhoeffer Eredità cristiana e modernità
(Piccola biblioteca teologica 74), Claudiana editrice, Torino, 2006

martedì 3 febbraio 2009 ore 21.00
Incontro Ecumenico a VERCELLI
sul pensiero e l'opera del teologo protestante
Dietrich Bonhoeffer (1906-1945)


sede dell'incontro:
Parrocchia Sant'Agnese in San Francesco
indirizzo: via A. Borgogna, 8 - Vercelli 

intervengono: 
- ALGA BARBACINI diacona valdese, 
delle Chiese Evangeliche Metodiste di Vercelli e Vintebbio
-  MARIO ALLOLIO sacerdote, parrocchia di Sant'Agnese - Vercelli
- MARCO SAVERIANO dottore di ricerca in Filosofia - Vercelli
- MAURIZIO ABBA'  pastore delle Chiese Evangeliche Valdesi di Biella e Chivasso

lunedì 2 febbraio 2009

domenica 1 febbraio 2009

FEBBRAIO 2009 - VERSETTO DEL MESE


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Dov'è la vostra fede?

Luca 8,25

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sabato 31 gennaio 2009

Culto a BIELLA - Domenica 1 febbraio 2009

CHIESA EVANGELICA VALDESE di BIELLA
Via Fecia 9/c - BIELLA
DOMENICA 1 FEBBRAIO 2009
4a DOPO L'EPIFANIA
Culto di Adorazione e Lode 
ore 10,00


Testo della Predicazione: 
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,1-9
(passi paralleli: Marco 9,1-10; Luca 9,28-36)

1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte. 
2 E fu trasfigurato davanti a loro; la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce.
3 E apparvero loro Mosè ed Elia che stavano conversando con lui.
4 E Pietro prese a dire a Gesù: «Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende; una per te, una per Mosè e una per Elia».
5 Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra, ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: «Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo». 
6 I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore.
7 Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: «Alzatevi, non temete».
8 Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo.
9 Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest’ordine: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo sia risuscitato dai morti».


Predicazione di: Arcangelo Giuseppe Caccamo

Culto a CHIVASSO - Domenica 1 febbraio 2009

CHIESA EVANGELICA VALDESE di CHIVASSO
Via Ivrea, 3 - CHIVASSO
DOMENICA 1 FEBBRAIO 2009
4a DOPO L'EPIFANIA
Culto di Adorazione e Lode
ore 10,30


Testo della Predicazione: 
Evangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 17,1-9

predicazione di: Maurizio Abbà

venerdì 30 gennaio 2009

Una Poesia di Ludovica Pepe Diaz

AL MATRIMONIO

Ancor se silenzioso
nell'abbraccio tremante
svelasti l'emozione.
Il tuo esser vicino
in un giorno radioso
senza trite parole...
Ci dicesti soltanto:
ricordatela sempre
nella notte più buia
questa gioia di oggi,
che non muoia
in tramonti di noia.
Ti ascoltammo
e nei giorni più bui
è tornato il ricordo
del tuo abbraccio tremante:
così con nuovo ardore
riprendemmo la via.


                   Ludovica Pepe Diaz