martedì 4 gennaio 2011
IL REGALO PIU' GRANDE
lunedì 3 gennaio 2011
AGENDA EMI 2011
Agenda Biblica e Missionaria 2011sabato 1 gennaio 2011
Capodanno (1° gennaio)
Fondamento biblico
In Luca (2,21) è detto in una breve annotazione: «Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre».
(...)
Lutero polemizzò vivacemente contro la celebrazione del Capodanno («impartire l’anno nuovo sul pulpito») ed esigette, invece, di predicare sulla circoncisione e il nome di Gesù. Per lui il nuovo anno incominciava a Natale: «…se ne rallegrano le schiere angeliche / che ora ci annunciano questo anno nuovo» è detto in uno dei suoi più noti canti natalizi (EG 24).
tratto da: Karl-Heinrich Bieritz, Il Tempo e la Festa, (“Dabar” Saggi teologici 25), traduzione di Lydia Marinconz, Marietti 1820,
pp. 196 e 198.
www.mariettieditore.it
PENSIERI VERI PAROLE ILLUMINANTI
![[2863.jpg]](https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEjSA4uYNRQK5OX418WqD5NrLEULwZrXAX9ObZC2SR2InbSXJMMWDHwAQVI5ddcVSeImhzbZ7CVV1qtRK89N9UwwpYhBFDpQXxl7v9YcoimAAiPdiWp7cOz_WrOZ4BQN9BD_MC4Il3XpDak/s1600/2863.jpg)
Meditazione di Dietrich Bonhoeffer:
1° gennaio
D’ora in poi?
«La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni». Questo detto che si ritrova nei paesi più diversi, non proviene dall’insolente saggezza mondana di un impenitente, bensì rivela una profonda intelligenza cristiana. Chi con la fine dell’anno non sa fare niente di meglio che compilare un registro con quello che di cattivo ha fatto in passato e decidere, d’ora in poi ma quanti ‘da ora in poi’ sono già passati! - di iniziare il nuovo anno con propositi migliori, è ancora nel paganesimo fino al collo. Costui pensa che i buoni propositi facciano da soli il nuovo inizio, ovvero che egli possa iniziare di nuovo quando vuole. E questa è una pessima illusione; è soltanto Dio che può iniziare nuovamente con l’uomo, se gli piace, ma non l’uomo con Dio. A un nuovo inizio l’uomo non può assolutamente arrivare, bensì può soltanto pregare per esso. Dove l’uomo è chiuso in sé e vive per sé soltanto, lì vi è sempre e soltanto il vecchio, il passato. Soltanto dov’è Dio, è il nuovo; e l’inizio, Dio, non lo si può comandare, lo si può soltanto pregare. Ma l’uomo può pregare soltanto se capisce che non può fare ciò che sta ai suoi limiti, che un altro deve iniziare.
DBW 13,344s.
- Dietrich Bonhoeffer, Voglio vivere questi giorni con voi, a cura di Manfred Weber,
traduzione di Andrea Aguti e Guido Ferrari, Editrice Queriniana,
p. 11.
www.queriniana.it
PER OGNI GIORNO PICCOLE GRANDI PAROLE

LA PAROLA DI DIO RESTA CON NOI IN OGNI TEMPO
venerdì 31 dicembre 2010
VIVERE IL NOSTRO TEMPO
| "Il mio tempo sta nelle tue mani" (Salmo 31, 16) | |
| Alcuni passaggi della predicazione del teologo Karl Barth tenuta il 31 dicembre 1960 | |
Il tempo scorre sempre eguale ma noi abbiamo inventato il calendario per scandirlo, a fine anno finisce un tempo e poi ne inizia un altro. Il salmo (31, versetto 16) dice che il credente mette il suo tempo, ieri e domani nella mani di Dio. Il tempo per lui non è però solo il giorno di domani, è il suo destino. Offriamo qui i pensieri che su questo versetto ha espresso il teologo protestante Karl Barth in una sua predica il 31 dicembre 1960. Il mio tempo. Che significa? Il mio tempo non è altro se non la mia esistenza terrena: il mio passato, quindi, fin dalla nascita e il mio futuro fino alla morte. Inoltre, cosa più meravigliosa: il mio presente, il continuo passaggio dal passato al futuro, l'istante attuale che affiora di continuo per sparire di nuovo (...). ![]() «Il mio tempo» significa però, anche, qualche cosa d'altro. La parola che Lutero ha tradotto con «mio tempo» propriamente significa: la mia sorte. Il mio tempo è dunque la storia della mia vita: tutto ciò che accade durante la mia esistenza; tutto ciò che ho fatto oppure omesso e che in futuro farò oppure ometterò, persino quello che in quest'ora faccio o tralascio. Il mio tempo è la storia di tutta la mia vita con ciò che ho sofferto e operato e forse soffrirò e farò ancora; tutta la mia vita con quanto sono stato, sono e sarò. Questa mia vita è nelle tue mani! (...) Merita considerare bene in questa sede pure la parolina sta. Il mio tempo non giace, quindi, in qualche posto come una borsetta che qualcuno ha perduto nel tram o altrove. Non rotola nemmeno come una palla sfuggita da chissà quale mano. Nemmeno trema come fogliame nel bosco. Non dondola e vacilla come un ubriaco. Il tempo «sta». Viene trattenuto. Viene portato. È assicurato. Non «sta» per il fatto che io sia un giovane ben saldo sulle gambe: nessuno di noi lo è. Il tempo «sta» perché è nelle tue mani. E ciò che è nelle tue mani ha il carattere della stabilità. In te sta dunque: il mio ieri, il mio oggi e il mio domani con i suoi segreti e le sue manifestazioni palesi. Là c'è il mio tempo, la storia della mia vita; io stesso, già prima - molto prima - che nascessi ero nelle tue decisioni, dall'eternità. E là rimarrò: non soltanto fino alla mia morte, ma oltre essa, per sempre. Nulla, proprio nulla di ciò che è avvenuto, avviene e avverrà, andrà perso, dimenticato, cancellato. Io sono, io vivrò, anche se dovessi subito morire, perché la mia vita sta nelle tue mani. E solo ora viene la cosa principale: «II mio tempo sta nelle tue mani». (...) Non nelle mani di un oscuro, tetro destino dinanzi al quale si sente ribrezzo e si ha paura; con il quale si potrebbe discutere, lottare; con il quale ci si potrebbe battere, internamente e esternamente. Con il destino io potrei venire a discussione. Con te, mio Dio, non lo posso fare; non mi resta che accordarmi. Il mio tempo non si trova, nemmeno, nelle mani di qualche grande o piccolo uomo, al quale, prima o poi, mi appoggio, dal quale, lentamente, a poco a poco, potrei liberarmi. E la cosa più importante: il mio tempo non sta nelle mie mani. È una vera fortuna che io non debba ricorrere a me stesso, come persona di riguardo (...). Mi domanderete: ma Dio ha mani? (...) Che significa: mani di Dio? Permettetemi che mi esprima anzitutto così: le mani di Dio sono le sue opere, le sue azioni, le sue parole, le quali - lo sappiamo o non vogliamo saperlo - ci circondano da ogni lato, ci portano, ci sostengono. Tutto questo però potrebbe ancora essere detto e inteso soltanto metaforicamente, simbolicamente. C'è un punto, però, nel quale cessa l’immagine e il simbolismo e la faccenda delle mani di Dio diventa molto seria: là dove tutte le azioni, le opere e le parole di Dio hanno il loro inizio, il loro centro e il loro scopo: «le tue mani», le mani, cioè del nostro Salvatore Gesù Cristo. Sono quelle mani che egli ha ben aperte quando ha gridato: «Venite tutti da me, voi che siete stanchi e affaticati ed io vi ristorerò». Sono le mani con le quali egli ha benedetto i bambini; con le quali ha toccato e guarito i malati. Sono le mani con le quali egli ha spezzato il pane e l'ha distribuito ai cinquemila nel deserto e poi, ancora una volta, ai suoi discepoli, prima di morire. Sono infine e soprattutto quelle mani inchiodate in croce per la nostra riconciliazione con Dio. Fratelli e sorelle: queste sono le mani di Dio: le forti mani di un padre; le buone, delicate, tenere mani di una madre; le fedeli, soccorritrici mani di un amico; le mani misericordiose di Dio, nelle quali si trova il nostro tempo, nelle quali ci troviamo tutti noi. ________________________ tr. it. P. Vicentin, Morcelliana, Brescia 1969. il testo è riportato dal sito: www.chiesavaldese.org in data: venerdì 31 dicembre 2010, ore 18.40. | |
giovedì 30 dicembre 2010
CANI E GATTI NOSTRI AMICI ANCHE A CAPODANNO
| 28/12/2010 | |
| Capodanno, i consigli per proteggere cani e gatti | |
| Ogni anno almeno 5 mila animali muoiono nella notte di San Silvestro per colpa dei "botti" | |||||||||||||||
SUGGERIMENTI PER I PROPRIETARI DI CANI
CONSIGLI PER I PROPRIETARI DI GATTI
| |||||||||||||||
mercoledì 29 dicembre 2010
PER UNA SPIRITUALITA' CONCRETA

martedì 28 dicembre 2010
CONTRO IL FREDDO ECUMENICO

CONTRO IL FREDDO ECUMENICOdi Luca Baratto | |
| Intervista al Segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese, Olav Fykse Tveit | |
Il pastore luterano norvegese Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), è stato recentemente in visita a Roma per incontrare il papa, il cardinale Kurt Koch (presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani), nonché le chiese evangeliche italiane membro del Cec. Domenica 5 dicembre Fykse Tveit ha predicato nella chiesa metodista di via XX Settembre e ha partecipato a un pasto comunitario, incontrando i rappresentanti della Tavola valdese, dell’Opera per le chiese metodiste, della Chiesa luterana e della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Dopo l’incontro con le chiese evangeliche il segretario del Cec ha risposto ad alcune domande rivoltegli dal pastore Luca Baratto, dell’Agenzia stampa Nev.
Che cosa può dirci del suo incontro in Vaticano con papa Benedetto XVI? «La mia impressione è stata di un incontro dai toni molto cordiali. In particolare Benedetto XVI ha sottolineato e riconosciuto l’importanza del lavoro del Cec in vista dell’unità della chiesa, incoraggiandoci a ricercare nuovi ambiti di collaborazione per esprimere la comune testimonianza dei cristiani nel mondo. Al papa ho portato tre doni: una teca di legno proveniente dalla Siria per ricordare la comune preoccupazione per i cristiani del Medio Oriente e per le tante sfide che si trovano ad affrontare; dentro la teca ho aggiunto due regali provenienti dalla mia terra, la Norvegia: un libro di poesie e un paio di guanti di lana. Questi guanti vogliono essere un segno per dire che l’inverno, per quanto rigido, può essere una stagione bellissima, se solo ci si equipaggia adeguatamente per difendersi dal freddo. Dico questo a chi afferma che oggi viviamo in una sorta di inverno ecumenico: anche in questa fredda stagione ecumenica possiamo andare avanti e continuare a lavorare per l’unità della chiesa». Lei è venuto a Roma anche per incontrare le chiese protestanti italiane. Qual è il messaggio che è venuto a portare agli evangelici del nostro paese? «Prima di tutto vorrei incoraggiare i protestanti italiani a continuare a sentirsi parte e a contribuire a quella comunione mondiale che è il Consiglio ecumenico, con le sue 349 chiese e i 550 milioni di cristiani che esso rappresenta. Noi non siamo soltanto un ufficio a Ginevra, ma una vera comunione di chiese che sono chiamate a essere insieme per rispondere alla chiamata che il Signore rivolge loro. Ho predicato nella chiesa metodista di Roma sul testo di Avvento di Luca 12, che ci chiede di vegliare, di essere consapevoli di ciò che accade attorno a noi, di essere pronti per la chiamata del Signore. Mi sembra che le chiese evangeliche italiane abbiano sentito e risposto alla chiamata del Signore ad accogliere lo straniero, il migrante, coloro che giungono in Italia per guadagnarsi e ricostruirsi una vita. E questo sono in grado di farlo insieme a tanti movimenti cattolici che hanno la stessa preoccupazione».
«La sfida maggiore consiste nel fatto che ci sono molte aspettative attorno al lavoro del Cec. Questo è un segnale senz’altro positivo di cui mi sono reso conto dai tanti inviti ricevuti da parte di chiese e di partner ecumenici per discutere insieme dei temi che caratterizzano la missione del Cec e che sono al centro della vita delle chiese. A questi inviti ho sempre risposto con molto piacere. In quest’anno di lavoro c’è stato poi uno sforzo per definire un piano finanziario sostenibile per le nostre strutture. Questo però si è accompagnato a una riflessione su ciò che c’è di veramente unico nella missione della nostra organizzazione e a un impegno a rendere le chiese membro sempre più partecipi di quanto accade. Voglio poi segnalare alcuni passi incoraggianti nelle relazioni con il mondo pentecostale e più in generale "evangelicale". Sono stato invitato alla Conferenza mondiale delle chiese pentecostali e anche alla Conferenza missionaria del Movimento di Losanna. In entrambi i casi mi è sembrato di riscontrare un comune interesse verso una chiamata all’unità della missione nel mondo». Nel considerare le iniziative intraprese nel 2010, sembra che il dialogo interreligioso stia diventando sempre più centrale nella riflessione del Cec. È così? «Il dialogo con comunità e persone di altre fedi rientra da sempre nelle priorità del Cec. Lo scorso novembre abbiamo avuto a Ginevra una importante consultazione cristiano-islamica, un evento che non esiterei a definire storico perché promosso insieme a due organizzazioni islamiche. Durante la consultazione abbiamo affrontato insieme alcune questioni che hanno evidenziato preoccupazioni comuni. Per esempio, insieme abbiamo potuto esprimere una ferma condanna dell’attentato alla chiesa di Baghdad, avvenuto proprio alla vigilia del nostro incontro. Abbiamo anche parlato del prossimo referendum in Sudan che dovrebbe decidere la secessione delle regioni del sud – a maggioranza cristiana ed animista – da quelle del nord, a maggioranza musulmana. La nostra comune preoccupazione è evitare che questo evento si trasformi in un conflitto religioso. Così è venuta anche la proposta di istituire una sorta di "unità di crisi" cristiano-islamica in grado di intervenire nei conflitti in cui membri e rappresentanti delle due religioni sembrano scontrarsi. Nel mondo di oggi è praticamente impossibile sopravvalutare l’importanza del dialogo interreligioso. Il Cec ha il dovere di portare un’autorevole parola cristiana in questo dialogo, così centrale per le sorti politiche e spirituali del mondo». Tratto da Riforma del 24 dicembre 2010 e riportato dal sito: www.chiesavaldese.org | |
sabato 25 dicembre 2010
E' NATALE OGNI VOLTA CHE...
QUANDO E’ NATALE ?
E’ Natale ogni volta
che si asciuga una lacrima
negli occhi di un bambino.
E’ Natale ogni volta
che si depongono le armi
ogni volta che si firma un accordo.
E' Natale ogni volta
che si interrompe una guerra
e si schiudono i pugni.
E’ Natale ogni volta
che si obbliga la miseria
ad andarsene via.
E’ Natale sulla terra
ogni giorno.
E’ Natale, fratello,
quando c’è l’amore.
Anonimo
tratto da:
Comitato Italiano per la CEVAA,
In Attesa del Mattino,
raccolta di testi di fede,
a cura di Renato Coïsson.
Stampato ma non pubblicato, Torre Pellice, 1991,
p. 121.
venerdì 24 dicembre 2010
NATALE ORIGINE DELLA TEOLOGIA CRISTIANA
Nessun sacerdote,
Nessun teologo,
stava alla mangiatoia di Betlemme.
Eppure la teologia cristiana
ha la sua origine
nel miracolo dei miracoli:
Dio divenne essere umano.
tratto da: Dietrich Bonhoeffer,
Meditazioni sul Natale,
a cura di Manfred Weber,
Claudiana editrice, Torino, 2004.
www.claudiana.it
mercoledì 22 dicembre 2010
lunedì 20 dicembre 2010
DOMANDARE PER POTER RISPONDERE
Cerca di vivere con positiva intensità.
Nuota tra le contraddizioni umane.
Cammina per i sentieri del mondo.
Fantastica nel cielo dell’esistenza.
Viaggia sulle nubi della speranza.
Forgiati nelle prove con la sofferenza.
Vola alto nei meandri della lealtà.
Assapora il piacere della semina.
Corri verso le vette delle libertà.
Gusta i sapori forti degli ideali.
Comprendi il valore di amore e solidarietà.
Biasima indifferenza, ipocrisia e odio.
Valuta il peso specifico della carità.
Medita su dialogo, tolleranza, fedi.
Attrezzati per il sapere ascoltare.
Agisci per migliorare lo stato di cose presenti.
Combatti le cause delle ingiustizie sociali.
Presta attenzione ai responsi della verità.
Sii critico nel rapportarti alle ideologie.
Rifletti sulle dinamiche della realtà.
Tieni gratitudine per chi ti ha donato l’esistenza.
Abbi sempre voglia di imparare approfondendo.
Apprezza il dubbio più che le certezze assolute.
Rispetta il prossimo, la natura, il creato.
Sii savio, giusto, umile, consapevole.
Ricerca, crea, desidera camminare domandando.
Aldo
Fappani
sabato 18 dicembre 2010
19 dicembre 1943: alle origini della CARTA di CHIVASSO

Giovanna Pons,
La luce buona e la luce vera
Sermoni e interventi,
prefazione di Giorgio Bouchard,
Trauben editrice, Torino, pp. 204.
la Resistenza era
e sei uomini che vi erano
si erano dati appuntamento in casa
Due erano valdostani (Emile Chanoux
quattro erano valdesi (Osvaldo Coisson,
Nelle stanze
un continuo parlare a bassa voce. Ma nulla di più.
e che avrebbe finito per avere un valore simbolico
una vita vissuta in perfetto equilibrio


È ormai da un anno che lei ha assunto la carica di segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese. Quali sono stati i punti più importanti del suo impegno?
